LE PROVOCAZIONI DEL KOMPAGNO GIAN BERRA

Lo definisco così, non se ne abbia a male, ma Gian Berra oggi si è intrufolato nel gruppo LA STORIA VISTA DA UN VENETO  con questo surreale post:
Gian Berra
25 maggio alle ore 6:52
Venezia 1890 . Al di la della propaganda di chi guida la situazione per 1000 anni, un popolo umiliato da tanta impotenza e sconforto, ecco la vera realtà concreta che francesi e austriaci si trovarono davanti. La situazione era ancora peggiore a Feltre e sulle montagne, .. e ci mette questa foto di una Venezia in miseria, nel 1890.
Svisceriamo l'argomentare dell'illustre: quando dice CHI GUIDA LA SITUAZIONE DA 1000 anni, si riferisce  a Venezia, la quale avrebbe oppresso il popolo veneziano e poi veneto (in senso lato) tenendo in miseria per secoli le masse. Cose che neanche gli "zapatisti" dei centri sociali, quelli col Lion col passamontagna, credo affermassero. Tanto che volevano far passare il messaggio di  una Venezia aperta  a tutti i popoli, costruita da chi veniva d fuori, ma non certo una Venezia affamatrice. 
Basterebbe che il signor Gian Berra comprasse qualche libro di storia veneta, per scoprirlo; anche scritto da storiografi tricoloristi, che parlano di "oligarchia" comunque, anche se l'attenzione per i più deboli era continua e costante nei secoli. E non negata dalla maggior parte di loro. 
Venezia, e la foto di fine '800 (1890) lo dimostra, era ormai ridotta alla miseria nera. Ma non era  mai stata così. Lo sanno tutti, tranne lui, a quanto pare..  e per la situazione delle campagne fu lo stesso dramma. Non dico che tutti i contadini pranzassero  col caviale ogni giorno, ma non si moriva di fame e durante le carestie ogni città aveva scorte di grano e  miglio per soccorrere gli indigenti. 
Non solo: ogni comunità era "regolata" (le "regole", Gian Berra, sai cosa erano?) da statuti locali per cui era previsto in genere che il povero nullatenente integrasse con il diritto al pascolo nei terreni della comunità, col diritto a far legna nei boschi comunali, e potesse cacciare e pescare con "privilegi" regolamentati. Per cui, caro Gian Berra zapatista... non si moriva di fame, neanche di pellagra, fino al 1797, tranne eventi eccezionali come carestie ingovernabili e guerre. 
Mi dovresti spiegare come mai furono i petti dei contadini bergamaschi, bresciani, veronesi a opporsi ai fucili francesi e  NON quelli dei signori locali, che invece, guarda il caso... erano giacobini come te.
Per non parlare poi delle popolazioni dalmatine ed istriane, e delle messe che nel bellunese, ogni anno, gli ex sudditi della Serenissima facevano celebrare (penso il giorno di San Marco) in memoria della Serenissima, nei primi dell'800. chi lo scrisse? l'abate Doglioni, di Belluno, ce lo riporta nelle sue cronache del tempo. 
Studia, caro Gian Berra. Intanto ti boccio, ripresentati. 

ps. Dimenticavo di dirvi.. l'amico Gian Berra è anche neo pagano. Quindi San Marco gli sta sulle palle doppiamente :D


Commenti

  1. Il buon Gian Berra è una voce critica che va ascoltata in quanto nei suoi testi non vi è traccia alcuna di odio nei confronti dei veneti, bensì chiede di porre attenzione a non idolatrare il vessillo Marciano. A proposito di Liòn e paganesimo, vorrei ricordare che il suddetto simbolo veniva di già utilizzato mille anni prima dei veneziani cristiani dai padovani pagani. Quindi, non si parla di neo paganesimo ma di continuità spirituale della Venetkens Teuta. Paolo Miante.

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