BRESCIA, LA FINE DEL DOMINIO VISCONTEO E DEDIZIONE A VENEZIA

Da LA LOMBARDIA VENETA di Gualtiero Scapini Flangini
Brescia, piazza della Loggia veneziana
La città di Brescia, dopo la sconfitta degli Scaligeri, nell’ottobre del 1337 era passata ai Visconti. La dominazione milanese non fu mai lieve, tanto che il 3 luglio 1403 ben settemila guelfi della Val Camonica e della Val di Scalve guidati da Baroncino II dei nobili di Lozio, espugnavano Brescia, dove comandava Giovanni Ronzoni, facendo strage di ghibellini filo viscontei, e cacciava il vescovo Giacomo Pusterla, partigiano della duchessa Caterina, vedova di Gian Galeazzo Visconti, che reggeva il Ducato di Milano in nome del figlio Filippo Maria. I rivoltosi lasciavano il potere nelle mani di Francesco Novello da Carrara, signore di Padova. Ma prima che finisse l’anno i Visconti riuscivano a riprendere Brescia ad opera di Pandolfo Malatesta. Nel 1406 il Malatesta ottenne dai Visconti la città come risarcimento dei debiti da loro contratti per i suoi servigi come generale dell’esercito visconteo. Non avendo fondi per pagarlo, i Visconti avevano deliberato di dare Brescia in affitto al loro ex generale affinché si rifacesse del credito con le decime imposte ai cittadini. L’esosità dei duchi di Milano era così insopportabile che nel 1426 la città si rivoltò contro Filippo Maria Visconti, si diede alla Repubblica di Venezia e divenne uno dei domini di Terraferma.
                                                                                                                                 
Il 6 ottobre 1426 il Consiglio Generale di Brescia si riunì nel Duomo Vecchio, insieme con trecento insigni cittadini, per giurare fedeltà alla Serenissima. La parte più nobile e ricca della città s'impegnò, davanti ai Rettori, a contribuire con le proprie sostanze e il proprio sangue ad ogni necessità della Repubblica di San Marco, sia di natura politica che militare. 
I convenuti dichiararono altresì di sentirsi parte integrante della Serenissima Repubblica di Venezia e di condividerne le fortune e i destini. Con quella solenne cerimonia di dedizione, celebrata nel sacro tempio, fu stretto una sorta di legame istituzionale destinato a durare quasi quattro secoli e capace di resistere alle alterne vicende della città e della Repubblica. 
Da parte sua, la Dominante fu sempre attenta e sensibilissima a ogni vicenda che interessasse questa provincia, considerata il bastione occidentale dei suoi confini di terraferma. Con l’arrivo dei Veneziani le istituzioni costruite nel periodo visconteo mutarono radicalmente, a cominciare dal rapporto politico tra la capitale e la periferia, da quel momento in poi estremamente bilanciato. 
I Veneziani badavano essenzialmente a mantenere stabile il possesso dei territori, lasciando ampio spazio alle autonomie locali. Furono mantenute le leggi, gli usi, i privilegi esistenti, spesso risalenti ai secoli precedenti. 
Questo permise loro di ergersi ad arbitro imparziale nelle continue ed innumerevoli controversie che nascevano dalle rivalità tra il capoluogo e i centri minori della provincia, accentuando allo stesso tempo la preminenza dello stato nel controllo politico. Per Venezia era prassi consolidata dare al capoluogo il controllo e la guida sui distretti circostanti, sui borghi e i centri del territorio, e lo stesso sistema valse per Brescia.

Nell'immagine soprastante: Atto di dedizione dei cittadini bresciani a Venezia - 6 ottobre 1426 - Brescia, Archivio di Stato - vol. 1523 c.214

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