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Visualizzazione dei post da Febbraio, 2017

LA MADONNA CHE PARLO' IN VENETO E IL NOSTRO "CAO DE ANO", CAPODANNO

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Bon dì e Bon Ano": quando la Madonna parlò in lingua veneta...

Per chi non lo sapesse, durante il lungo periodo di prosperità della Repubblica Serenissima, il capodanno si celebrava il 1° di marzo, una consuetudine rimasta in vita fino all'invasione francese della terra veneta nel 1797 e tornata a rivivere oggi, in Veneto, grazie alla passione e all'impegno di molte associazioni culturali.
Una delle più significative testimonianze del Capodanno Veneto ci arriva non da qualche storico o amante della cultura veneta, ma da documenti ecclesiastici, narranti la vicenda accaduta al trevigiano Giovanni Cigana.
La Madonna appare a Giovanni Cigana e lo saluta in lingua veneta - 9 marzo 1510
Giovanni era un contadino della Marca Trevigiana, più precisamente di Motta di Livenza e la vicenda di cui parliamo accadde il 9 marzo 1510. Uomo stimato e ben conosciuto nella zona, Giovanni all'epoca aveva 79 anni, "forte e robusto, padre di sei figli, cristiano tutto d'un pezzo&quo…

FLANGINI E PISANI, DUE EROI VENEZIANI, SCONOSCIUTI OSPITI DI FELTRE

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La mia solitaria campagna per il posizionamento di due targhette identificative alle statue posizionate sotto il Palazzo dei Rettori di Feltre, oggi teatro della Sena, prosegue. Ecco quanto scrissi al Comune l'otto luglio, nel 2013.Allo spettabile Comune di Feltre
Assessorato alla Cultura e Giunta comunale

Proposta per il posizionamento di due targhette identificative.

Vi scrivo a proposito delle due statue barocche "innominate", che fanno notevole figura sotto il loggiato del palazzo dei Rettori oggi del teatro la Sena. Non so se attualmente siate riusciti a scoprire chi sono, ma vi offro quanto ho scoperto io in merito, certo ormai della loro identità. La presenza
di questi due statue è una eccezione unica, credo, nel panorama del dominio di Venezia, poiché, come saprete, non era ben visto, anzi era scoraggiato in ogni modo il culto della personalità. tanto che il Senato fece ricoprire nel 1691 tutti gli stemmi dei Rettori che erano stati posti a Feltre e a Belluno,
come…

LA CONQUISTA SABAUDA, CONSEGUENZE E CONCLUSIONI

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La conquista sabauda
E’ inoppugnabile che l’unione degli Stati preunitari fu una conquista militare; il pomposo titolo, attributo piu’ tardi, alle “guerre d’indipendenza” e’ falso e deviante: in realtà i Savoia tolsero l’indipendenza ai Popoli conquistati e li posero sotto il loro pesante dominio centralista ed assolutista.

Da segnalare che i filosofi cattolici Vincenzo Gioberti (piemontese) ed Antonio Rosmini (trentino), pur favorevoli all’unita’ italiana, auspicavano una confederazione degli Stati sotto la presidenza del Papa o della stessa dinastia sabauda.

Vi furono poi molti illustri personaggi dell’epoca totalmente contrari alla costituzione di uno Stato centralista: ad esempio il veneto Nicolò Tommaseo ed il lombardo Carlo Cattaneo, federalisti radicali e contrari alla monarchia.

Come sottacere poi degli accordi tra massoni e governo piemontese con la malavita organizzata locale (Mafia in sicilia, Ndrangheta in Calabria e Camorra in Campania) che permisero al buon Garibaldi di conq…

L'ALTRA FACCIA DEL "RISORGIMENTO", QUELLA VERA. MASSONI E PROPAGANDA.

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Le origini del “risorgimento”

Di Fabio Calzavara

La successiva conquista militare savoiarda degli Stati indipendenti preunitari promosse quel filone letterario e politico che si sviluppò nei primi decenni del XIX secolo, il cosiddetto “risorgimento italiano”.

Difatti, gia’ all'indomani dell'unità statuale, la classe dirigente neo-italica fece rappresentare ciò che accadde come il risultato di una adesione “spontanea” del Popolo ed obbligo’ tale insegnamento nelle scuole del Regno; in tal modo varie generazioni di Cittadini hanno imparato il “risorgimento” come avrebbe dovuto essere invece di come è stato.

Possiamo infatti dire che il “risorgimento italiano” come lo conosciamo oggi sia nato in ... tipografia: editti, proclami, giornali, riviste, manifesti e volantini non facevano che appellarsi ad una presunta volonta’ di popolo, in realta’ mai avvenuta.
Anche in questo caso la Storia venne scritta dai vincitori, nonostante fatti ed avvenimenti documentati, riportati di seguito…

L'ITALIA FEDERALE CHE PIACEVA AL BORBONE

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Pio IX dichiarò: “Io non solo approvo la Lega, ma la riconosco necessaria; per questo ho invitato pertanto i sovrani di Napoli, di Toscana e di Sardegna a concluderla; disgraziatamente il Governo di Torino si mostra restio”[9]. I delegati piemontesi non arrivarono mai a Roma, il loro re aveva gettato la maschera, il progetto monarchico-federale doveva essere sepolto perchè egli aveva ambizioni diverse, voleva diventare l’unico Re d’Italia fedele emulo di quello che aveva affermato il suo antenato Emanuele Filiberto:“L’Italia? È un carciofo di cui i Savoia mangeranno una foglia alla volta”. Di opinione esattamente opposta il re Ferdinando II, il quale, come riporta lo storico De Cesare, non certo sospetto di simpatie per i Borbone, dichiarò nel letto di morte: “Mi è stata offerta la corona d’Italia, ma non ho voluto accettarla; se io l’avessi accettata, ora soffrirei il rimorso di aver leso i diritti dei sovrani e specialmente i diritti del Sommo Pontefice”

La storiografia ufficiale h…

LA"BUONA SCUOLA" CI INSEGNA LA STORIA, QUELLA CHE PARE A LORO.

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Ricevo dall'amico Lucio Furlan e giro a voi:
(tratto da "l'età contemporanea" di A.Camera, decima ristampa 1994)
Titolo paragrafo (pag.61):
"RISISTEMAZIONE dell'ITALIA" (non invasione?)
La spedizione di Napoleone in Italia non solo costrinse l'Austria ad accettare la pace, ma determinò anche un completo sconvolgimento nell'assetto della penisola, i cui territori - fatta eccezione per il Veneto, ceduto all'austria - tra la fine del 1796 e l'inizio del 1799 vennero o annessi alla Francia, come il Piemonte e la toscana, o organizzati in repubbliche, satelliti della Francia. Nacquero così la repubblica cisalpina (comprendente la Lombardia e l'Emilia), la repubblica ligure, la repubblica romana, la repubblica partenopea (comprendente i territori continentali del regno di Napoli, al cui sovrano, Ferdinando IV di Borbone, rimase solo la Sicilia).

Qui sotto le conclusioni 😒
Riservandoci di tornare più tardi sull'argomento, diciamo fin d'…

IL GRAN RIFIUTO DELL'ULTIMO DOGE

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Poco forse, si è scritto sulle ultime giornate della Repubblica di Venezia, e sul protagonista principale (data la carica che ricopriva) il Doge Lodovico Manin, ancora meno; se non parole in genere poco generose, per evidenziare la sua "debolezza" se non addirittura la sua viltà.

Ebbene, se si legge il diario di quei giorni convulsi, non appare proprio così: prendiamo ad esempio il tentativo di coinvolgerlo, da parte della Municipalità che stava prendendo il potere, nel nuovo governo fantoccio, offrendogli la carica di "Presidente". Ecco quanto scrive l'ultimo Doge, riportando quanto accade nel giorno 10 maggio 1797. Una manciata di ore dalla fine della libertà dei Veneti e dei Veneziani stessi.

"Il Zorzi (esponente dei Municipalisti) ritornò dal Doge (Manin scrive in terza persona, parlando di sé stesso) avvertendolo per ordine del Ministro (francese) che egli era fissato (destinato) per Presidente della Municipalità, che doveva istituirsi.

Rispose egli ch…

LA GENESI DELLA RIVOLUZIONE FRANCESE

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Di FABIO CALZAVARA
La rivoluzione francese del 1789 fu un avvenimento violento e sanguinario senza precedenti, venne causata, oltre che dalle dissipazioni del Re Luigi XVI, della sua Corte e della burocrazia statale, dall’enorme debito per le ingenti spese di guerra contratto con i grandi banchieri (i Rothschild tra questi) i quali, infatti, la istigarono assieme alle elites “Illuministe” di nobili e borghesi, bramosi di nuovi poteri e rendite.

Lo storico accademico di Francia, Pierre Chaunu, la defini’ une vera “peste nera” europea. Vedi sua intervista su:

http://www.mariadinazareth.it/Martiri/martiri%20in%20vandea2.htm

Il periodo del Terrore francese fu la fucina della nuova classe dirigente giacobina ed i valori neo-liberali furono imposti ovunque sulla punta delle baionette con drastici cambiamenti degli assetti, politici, religiosi, economici e territoriali in tutta Europa.

Alfiere di tale cambiamento, il generale massone Napoleone Bonaparte invase e distrusse proditoriamente con fa…

GIOVANNI POLENI, LO SCIENZIATO VENETO CHE FACEVA FISICA SPERIMENTALE

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Questo è un personaggio che ci onora come Veneti, un amico di Newton e che creò la cattedra di fisica sperimentale (una delle prime in Europa, nel 1736) all'Università di Padova.
Nacque nel 1683 a Venezia e morì a Padova nel 1761.
Fu matematico, fisico ed ingegnere.
Ha effettuato ricerche sul barometro, sul termometro, sulle macchine calcolatrici e sulla gnomonica fondando a Padova, presso l'Università in cui insegnava, il primo laboratorio di fisica in una università italiana.
Fu contemporaneo di molti padri illustri della scienza moderna, come Newton e Liebnitz, con cui intrattenne intensi rapporti epistolari. Fu nominato membro dell'Accademia di Berlino, grazie a quest'ultimo mentre Newton lo propose nel 1710 come  membro della Royal Society.
Famoso per la sua cultura enciclopedica, fu persino consulente del Papa, che voleva rinforzare la la cupola di San Pietro.
Egli consigliò l'adozione di barred i ferro, ma prima di inserirli, ne collaudò la resistenza con u…

PISTOLE DI UFFICIALE VENETO, A SOLI... 7500 EURO NE COMPRATE UNA

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Canne tonde, lisce con punzoni della Serenissima, cal. 17 mm; batterie a pietra focaia punzonate. Casse intere in legno con calci zigrinati e fornimenti in ottone. Bacchette in legno con batti-palla in ottone. Rare. Veneto, inizio del XIX Sec. lunghezza 36 cm
Ed ecco il marchietto, obbligatorio, per le armi prodotte per l'esercito, con la sigla dell'artigiano artista.  Chiesti 7500 euro L'UNA. Mi sa che debbo aspettare un po' per comprarle...

INDIPENDENTISTI VENETI? SONO RAZZISTI, LO DICE LA STAMPA ITALIANA e in Catalogna scoltano

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..E QUALCUNO IN CATALOGNA GLI DA' ASCOLTO
Un bell'intervento di Luca Polo di cui vi metto un passo, il resto del suo post lo potete leggere al link.
Tutto nasce da una presa di distanza della Assemblea Catalana che sembra non gradire la nostra solidarietà, tacciandoci, di razzismo. Evidentemente fuorviata dalla "vulgata" dei mass media italioti nei nostri confronti. Spero anche che "Sanca Veneta" si consideri parte del movimento indipendentista veneto offeso.


Guardare al Veneto da Roma, attraverso i media italiani e non partecipare ad uno solo delle migliaia di incontri sul territorio di tutti quei movimenti che sono cresciuti nell’alveo del moderno indipendentismo veneto equivale a giudicare la Catalogna e le sue istanze seduti in una stanza a Madrid attraverso i media spagnoli. I movimenti indipendentisti veneti moderni che nascono a cascata dall’originario Veneto Stato, tutti indistintamente fanno riferimento allo slogan comune che determinò la fine dell’e…

SCOPERTA UNA METROPOLI PALEOVENETA NEL VERONESE!

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Scoperta una città paleoveneta Occupava un'area di 70 ettari Una città paleoveneta di notevoli dimensioni che si estendeva su una superficie di circa 70 ettari è stata scoperta durante una campagna di scavi archeologici in località Coazze, nell'area dove il fiume Tione confluisce nel Tartaro, all'estremo sud del territorio comunale. L'esistenza di questo grande centro abitato era ipotizzato da alcuni decenni ma mai fino ad oggi c'erano state le prove tangibili dei resti della città paleoveneta che nel Veronese ha una corrispondente «gemella» ad Oppeano.
Alcuni decenni fa erano state trovate alcune necropoli paleovenete che facevano pensare all'esistenza di un importate centro abitato citato su alcuni testi. Ma non era stato possibile individuarlo con precisione. Gli scavi sono stati condotti da un team di esperti guidati da Alessandro Vanzetti, docente all'università «La Sapienza» di Roma, in collaborazione con l'università di Verona, il gruppo archeolo…

BANDIERE MILITARI VENEZIANE CATTURATE ORA IN SVIZZERA

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"Nel Museo di Appenzell, situato nell’omonimo cantone nel nord-est della Svizzera, sono conservate due bandiere di fanteria dell’esercito veneziano, catturate dagli svizzeri nella battaglia di Agnadello del 14 maggio 1509. Citate nel libro-catalogo Schweitzer Fahnenbuch pubblicato nel 1942, che raccoglie le foto e le descrizioni di tutti i vessilli conservati nei musei svizzer, sono rettangolari con i bordi arrotondati al battente,forma tipica molto usata dalle fanterie all’inizio del XVI° secolo... La prima bandiera,cm.150 di altezza per cm.165 di lunghezza,in tela con il campo completamente bianco contornato da un bordo doppio dipinto di giallo (oro), sul cantone superiore presso l’asta presenta il leone di San Marco d’oro con il libro chiuso. Al centro del vessillo un motto d’oro dove si legge:"Dispersit dedit pauperibus"; le frange del bordo sono dipinte in tre colori: rosso, azzurro e bianco..."
L'altra insegna apparteneva al capitano Pietro Bourbon marche…

SALVE, SONO LA BANDIERA ITALIANA!

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Di Michele Favero.
Salve , sono la bandiera Italiana .
Volevo dire solo qualche parola e spero possiate avere un po di comprensione e ascoltare il mio appello .
Tanti giovani ragazzi sono stati mandati al massacro , per difendere questi colori e questa bandiera, ma dall'alto c'era chi voleva il sangue per fare un Popolo con la forza , con la violenza , con il crogiuolo del sangue come scriveva D'annunzio .
Ora alle generazioni future è difficile spiegare il senso di Patria, difficile spiegare una guerra , difficile capire quali atroci sofferenze abbiano subito tanti nostri concittadini e ancora c'è chi considera il Popolo solo un insieme di persone che servono per esprimere un consenso in una cabina e niente più.
Regna sovrana l' indifferenza, l' egoismo e il pensare a io , poi a io e poi se proprio serve al prossimo .
Questo è il sentimento che ha trasmesso la politica di oggi e che purtroppo segnerà il nostro destino .
Io non ho colpe , sono una creatura Napoleonic…

POCHI VENETI SANNO CHE... I NOSTRI PRIMATI

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Maurizio Toninato

Pochi Veneti sanno che… come civiltà la loro è più antica di quella romana (Combatterono a fianco dei Troiani contro i Greci – descritti nell’Iliade – “Roma” e gli “Etruschi” all’epoca non esistevano) .

Pochi Veneti sanno che… il famoso Villaggio della Bretagna che i Romani non riuscivano a conquistare, era un villaggio Veneto (Giulio Cesare – De bello gallico libro II).

Pochi Veneti sanno che… a scrivere la storia di Roma fu un Veneto, Tito Livio.

Pochi Veneti sanno che… la vittoria dei Romani contro Annibale fu per merito dei soldati Veneti.

Pochi Veneti sanno che… i Veneti hanno salvato Roma per ben tre volte – due volte contro i galli e la terza nella loro guerra civile

Pochi Veneti sanno che… che la prima nave con i cannoni ai lati (Galeazza) fu una loro invenzione.

Pochi Veneti sanno che… che il simbolo “@” fu inventato da loro nel XI° secolo per questioni commerciali.

Pochi Veneti sanno che… che a Treviso si trova il testo più antico al mondo di algebra, “l’Abaco”.

Poc…

TAJAR LA TESTA AL TORO, DETTO VENEZIANO

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DI DANIELA QUERCI
MODI DI DIRE - I primi a "tagliare la testa al toro" furono i veneziani nel XII secolo. E lo fecero per un motivo ben preciso. Il detto deriva dalla conclusione di una vicenda che presto divenne una consuetudine. E che, ancora oggi, è una delle tradizioni del #Carnevale di #Venezia.
http://www.festivaldelmedioevo.it/…/tagliare-la-testa-al-t…/

Chiudere la questione, risolvere definitivamente il problema. Per farla breve, “tagliare la testa al toro”.

Il curioso modo di dire identifica una soluzione drastica, alla quale ricorriamo per liberarci del fastidio una volta per tutte. E viene dal Medioevo.

La storia da cui scaturisce il detto si ambienta in quel di Venezia nella seconda metà del XII secolo. Nel 1162 Ulrico di Treven (m. 1181), patriarca di Aquileia, decise per un colpo di mano sulla città di Grado, che il doge veneziano Enrico Dandolo (ca. 1107-1205) governava per la Serenissima.
Ulrico, esponente di una nobile famiglia bavarese, aveva ottenuto l’inve…

LAZZARO MOCENIGO, EROE VENETO

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Lazzaro Mocenigo (Venezia, 9 luglio1624stretto dei Dardanelli, 17 luglio1657) è stato un ammiraglio della Repubblica di Venezia.

Nato a Venezia (San Stae), secondo di 4 figli maschi, dedicò al mestiere delle armi la propria vita, vissuta sul mare a contrastare la potenza turca, e non senza momenti di eroismo: ad esempio nel 1650 a Nixia sopra Paros quando, sebbene ferito da una freccia al braccio sinistro e mutilato d'un dito da una moschettata, continuò a combattere ferocemente.
Lo scoppio della guerra contro i turchi, nel 1645, gli permise di far carriera, e già nel 1654, durante la prima spedizione veneziana dei Dardanelli, comandava una galeazza.

Morto l'ammiraglio e richiamato in patria il suo vice egli si trovò al comando dell'intera flotta (pur ufficialmente sotto il comando del provveditore Francesco Morosini, impegnato nella difesa della fortezza di Candia a Creta) ed il 21 giugno 1655 impegnò a battaglia i turchi, durante la seconda spedizione veneziana dei Dard…

LE REPUBBLICHETTE GIACOBINE, DA CUI NACQUE L'ITALIA UNITA

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Di Vincenzo Pappalardo

VERI STATI SATELLITE MAMMELLE DA SPREMERE DALLA FRANCIA CHE LE INVASE.
Il 21 gennaio 1799, mentre ancora si combatteva per le vie della capitale, in Sant'Elmo viene proclamata la Repubblica Napoletana. Due giorni dopo, Championnet costituisce un governo provvisorio e ne affida la presidenza a Carlo Lauberg (1752-1834), ex frate scolopio e massone, che negli anni 1790 aveva fatto della sua accademia di chimica un centro di diffusione delle idee rivoluzionarie e di cospirazione politica. Il generale nomina pure i membri del governo, che esercitano sia il potere esecutivo sia quello legislativo, anche se tutta l'attività statale si svolge sotto il vigile controllo del comandante dell'armata francese, la cui sanzione è richiesta per rendere esecutivo qualsiasi provvedimento. Segretario generale del governo è inizialmente Marc-Antoine Jullien de la Drôme (1775-1848), commissario di guerra dell'esercito rivoluzionario, mentre ministri delle finanze e de…

L'AUSTRIA, I BERGAMASCHI FEDELI E IL LEONE DEL CONFINE

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Di Ettore BeggiatoPASSO SAN MARCO (1.191 m.) Cantoniera de San Marco- Collega la Val Brembana (BG) alla Valtellina (SO) - Durante i lavori i del Congresso di Vienna (1.11.1814 - 9.6.1815) ci fu un' iniziativaa favore del ripristino del vecchio Stato veneto entro i confini del 1797 da parte dei rappresentanti di Bergamo, di Brescia e di Crema (l’antica LOMBARDIA VENETA) che chiesero, temendo una riedizione sotto l’Austria, di un centralismo di tipo napoleonico imperniato su Milano, di ritornare a fare capo alla Serenissima. Ma questa richiesta fu respinta.

IL LEONE CON LA LINGUA FUORI

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Un amico me ne chiedeva il significato, riferendosi a un Leone di Porto Buffolé, e io pensavo erroneamente a un modello preso in Dalmazia. Ecco invece quanto scrive uno dei massimi esperti:
Appare il leone di San Marco che sembra fare uno sberleffo AVIO.Una curiosità, non un'anomalia. Fino ad ora, almeno in Trentino, non si era mai vista una rappresentazione del leone di San Marco con la lingua fuori. Ma in Veneto e in Friuli, come conferma Alberto Rizzi, veneziano, uno dei massimi studiosi del leone alato, di rappresentazioni simili ce ne sono. «A prima vista può sembrare uno sberleffo, ma cosi non è. Il leone con la lingua estroflessa fa parte dell'iconografia gotica, poi scompare» conferma il professor Rizzi. «Lo abbiamo visto in molte altre rappresentazioni in immagini e in affreschi trovati in zona: era soltanto un modo di rappresentare il leone di San Marco nel'400, poi la lingua estroflessa scompare. Non c'è un'interpretazione da dare, sarebbe falsa: solo il …

LA BRENTA (femminile), ORIGINE DEL NOME

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(Medoacus maior, poi Brinta in latino, Brandau in tedesco, Brint in cimbro)
Il toponimo Brenta trae origine, secondo la versione più accreditata tra gli studiosi, dal ceppo germanico Brint (fontana) o Brunnen (scorrere dell’acqua); il diminutivo Brentella.
Brenta voleva anche significare il bastone ricurvo con cui i contadini veneti o lombardi portavano i cesti, carichi di uva. O era una misura per i liquidi, e ancora oggi si dice in veneto : "go bevù na brenta de bira" per indicare una gran bevuta. Era equivalente a circa 50 litri.
Le popolazioni dei territori attraversati dal fiume lo hanno sempre nominato al femminile: “la Brenta”.
Questo nome indica, nel dialetto trentino e soprattutto in Valsugana, per estensione, le riserve di acqua che i paesi tenevano in caso di incendi.
La storia e i ricordi ancestrali delle terribili alluvioni subite dalle popolazioni del Veneto centrale hanno coniato il termine Brentana per alluvione. Il suo nome cimbro invece Brintaal.
In epoca ro…