I VENETI ANTICHI CHE STUDIAVANO IL GRECO E OMERO

Devo a Piero Favero una piccola chicca, che dimostra quanto i paleo Veneti (i nostri antenati diretti) fossero connessi al mondo dei traffici del Mediterraneo e come fossero orgogliosi delle loro origini che già allora si perdevano nella notte dei tempi.
Si tratta di una stele di un "cavaliere" (un aristocratico) padovano, Porta scritto ai marcini ENEOGENEI -ENEITOI -EPPETARIS- ALBARENEOI che gli esperti traducono in questa maniera: ALBARENO VENETO CAVALIERE (EPPETARIS) FIGLIO DI ENO.
La stele è del 400-300 d.C. , lo scudo è ancora quello tipico dei veneti, rotondo poi diventerà di forma rettangolare, come usavano i Celti.  Ma il mio interesse è nella parola usata per definirsi "Veneto": è quella greca e la troviamo nell'Iliade, nel canto ove Omero descrive gli alleati dei Troiani. Quindi non si definisce VENETKENS come nella stele vicentina ma, con un certo indubbio orgoglio, ENEITOI. Questo dimostra un amore per la cultura proveniente dalla Grecia, ma anche l'orgoglio delle origini della stirpe veneta, proveniente  dalla Plafagonia, la dolce terra sul mar Nero dove "si allevavano le mule selvagge"
Questo sembra in apparente contraddizione con la teoria che fa i Veneti come provenienti dal Baltico, ma in realtà, portando l'ambra essi si sono espansi nel centro Europa, in Franca, in Britannia, in Italia eprobabilmente, attraverso lo stretto dei Dardanelli, fino alla Plafagonia, oggi regione della Turchia.

Il libro di Favero è "L'alba dei Veneti" di cui abbiamo parlato più volte edito da Cierre. Costa Euro 16.

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