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Visualizzazione dei post da 2017

'Sa sucede in Catałògna? Dòpo del voto

Dalla Catalogna continuano ad arrivare scenari inquietanti ma interessanti per la politica veneta.

Dirito formałe contro el dirito de sostança - Mentre, dopo il voto dell'1 ottobre, il Presidente catalano ripete le richieste di dialogo, le autorità spagnole continuano sulla strada della chiusura, insistendo nel rispetto (formale) del Diritto che nega il (sostanziale) diritto di esprimere democraticamente le proprie richieste.
Tribunałi al pòsto de ła połìtica - Le autorità spagnole hanno infatti disposto l'arresto di due leaders indipendentisti catalani e sottoposto alla libertà vigilata il comandante dei Mossos d'Esquadra, la polizia catalana che si era rifiutata di prendere le armi contro la popolazione nello stesso giorno in cui invece la polizia spagnola aveva letteralmente sparato negli occhi ai cittadini disarmati che volevano votare.
Acuxai... de cosa? I leader indipendentisti sono accusati di «sedizione», reato che per il codice penale spagnolo richiede la presenza d…

VENEZIA E L'INVASIONE CONTROLLATA ALBANESE NEL 1479

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Venezia e "l'invasione controllata" albanese del 1479.
Di Ecce Leo

Devo dire che sono un po' impegnato ma... ogni tanto qualche amico mi smuove dal mio "torpore", dovrei dire da altri impegni, e mi da il "là" per nuove ricerche.

Verso le fine del 1478 M.V. (25 gennaio) si concludeva, con la firma del trattato di pace di Costantinopoli, la prima guerra veneziana /turca del 1463/1479. Con questa guerra venezia perdeva i possedimenti dell'Eubea, della Morea e di una parte dell'Albania veneta, compensate dall'acquisto del regno di Cipro.

Ma  vediamo insieme i fatti: durava da oltre un anno l'assedio della fortezza veneziana di Croja (ora Kruja sempre in albania) quando stretta più dalla fame che dalle armi la fortezza si arrese al turco, il quale come sempre non mantenne i patti della capitolazione, mettendo in catene i ricchi e massacrando gli altri.
Dopo di che il Turco si diresse verso la fortezza di Scutari, al cui comando si trovava il…

LA PRIGIONE INVISIBILE ITALIANA

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In un memorabile articolo Gilberto Oneto descrive la situazione in cui si trovano a vivere veneti e lombardi, paragonati a quegli uccelli che, ormai condizionati, non provamo neanche più ad uscire dalla gabbia a portellino aperto. E del resto, quando ci si provassero, la musica cambia, come ora sta succedendo in Catalogna, con i primi arresti e il plauso neanche tanto sottaciuto, della élite burocratica finanziaria europea. Consiglio la lettura. Oneto non c'è più ma le sue idee vivono ancora. Gli Indipendentisti - ovvero le Idee punite come fossero dinamite. La prigione “invisibile” italiana. E quella, ormai visibile, spagnola.  Ci sono due modi per tenere la gente in prigione ed evitare che se la squagli: costruire mura solidissime e munirle di inferriate triple, oppure convincerla che sta benissimo dov’è e che fuori starebbe peggio. Le sbarre di metallo hanno il difetto (in tempi di buonismo e di politically correct) di essere evidenti e identificabili, di poter essere stigmati…

DIECI SECOLI DI CIVILTA' PRIMA DI ROMA CON IL GAZZETTINO

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Finalmente la moglie è potuta uscire dal bosco incantato dove viviamo, per procurare al consorte l'agognato libro edito dal Gazzettino, che parla, come dice il titolo, di quello che eravamo molto prima dei Romani. Serve a capire anche, ovvio, quello che siamo oggi, ed è come sfogliare l'album di famiglia; queste sono le prime foto, poi arriveranno altri due millenni ricchi di storia di un popolo che, malgrado tutto, a volte malgrado se stesso, continua ad esser veneto.
Avevo sentito già ieri critiche che, a sfogliare il volume, mi paiono perlomeno ingenerose.  A me pare molto ben fatto, piacevole nella grafica e nella letture e penso che "pescherò" anche da qua per qualche ulteriore articolo di storia.
L'Autrice è Manuela Giabardo, sul frontespizio porta scritto anche "Storia delle civiltà venete" perchè certamente in un cuntinuum sorprendente di tre millenni, esse furono più di una, ma fiori di un'unica pianta, la nostra.
Dalla prefazione si passa…

IL 22 OTTOBRE DI OGGI E DEL 1866, PARCHE' VAGO A VOTAR

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L'Italia è uno dei pochi paesi d'Europa nato senza alcun suffragio o riscontro popolare vero. Già all'epoca dagli osservatori internazionali, anche il nostro, come quelli precedenti nel resto dello stivale, era considerato un referendum burletta. L'intervista di Beggiato a "Il Giornale", che ha ricostruito in un libro le spinte separatiste dei veneti rende bene il disagio della nostra Nazione per una annessione che fu in realtà occupazione militare. http://www.ilgiornale.it/news/cultura/esiste-unidentit-precisa-che-battaglie-e-trattati-non-hanno-1154091.html

I Veneti ancora oggi non amano l'Italia, e la minoranza che la ama in genere se lo fa, difende la propria posizione di rendita: pensate a un mai rimpianto Galan, che si commuoveva, a suo dire, pensando al nonno fante sul Piave (anzi, sulla Piave, come si diceva allora). A volte il patriottismo è proprio l'ultimo rifugio dei bricconi.

Ora però proprio nello stesso giorno del referendum burla del 1…

Bragagna, barca o rete da pesca?

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Bragagna, barca o rete da pesca?

Rarissimaimmaginedibragagna (tratta da una cartolina di Pietro Berti di inizi '900). 
Questa imbarcazione di origine chioggiotta, impiegata per pescare esclusivamente nel tratto tra Chioggia e Venezia fino alla fine del 1800, ci riporta nel periodo in cui la vita sul mare ha avuto momenti epici ma di grandi difficoltà. Poi, con la prima Guerra Mondiale, è scomparsa completamente senza lasciare tracce di relitti o documentazioni fotografiche.


Nonostante ai suoi tempi fosse considerata la regina della pesca in laguna, è stata dimenticata da gran parte dei pescatori però in compenso è rimasto in uso attuale solo il nome della rete, cioè bragagna.
Di questa antica imbarcazione si hanno poche notizie sulle sue origini, sui materiali con cui era costruita o su chi erano i mastri d'ascia più bravi, però è certo che usciva da squeri o cantieri choggiotti. L'imbarcazione era caratterizzata dalle grosse dimensioni, con uno scafo a fondo piatto, molto lun…

IL DEBITO PUBBLICO E IL PAREGGIO DI BILANCIO DELLA SERENISSIMA

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Mi è stato chiesto se lo stato veneto attuava una politica di debito nel bilancio. Ebbene, la risposta è no, l'amministrazione era ben attenta a non creare debito, tanto che anche le spese di mantenimento di un detenuto (anche il condannato al remo) venivano conteggiate ed addebidate al soggetto.Dalle spese mediche, al vestiario e al vitto, tutto era annotato.
I poveri ricoverati negli ospizi per quanto possibibile venivano avviati al lavoro, come pure gli orfani,tanto per fare un esempio.
Anche per l'amministrazione della giustizia, come accennavo sopra, oltre alla condanna si assommavano le spese del giudizio che se non venivano coperte venivano tramutate in altra pena da scontare.
Questo non significa che non funzionasse un welfare che garantiva aiuto ai bisognosi e alle classi più povere: ma veniva fatta una gran pressione morale in modo che le classi più abbienti, come anche le categorie delle arti e mestieri destinassero parte delle loro ricchezze nel soccorso ai bisogn…

PRIMA DEL MOSE: LE DIFESE DELLA SERENISSIMA NEL 1600

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Prima del Mose è del 1600 l'ultimo grande intervento della Serenissima per difendere la laguna





Il taglio di Porto Viro, assieme alla costruzione dei murazzi a Pellestrina per la difesa dalle mareggiate, può essere considerato tra le più grandi opere idrauliche realizzate dalla Repubblica di Venezia, cominciata il 5 maggio 1600 ed ultimata il 16 settembre 1604. Si potrebbe definire "ciclopica" per la tecnologia dei mezzi disponibili di quei tempi. 
In soli quattro anni riuscirono a creare un canale lungo 7 km, fondamentale per riequilibrare il delta del Po, deviando il corso da Cavanella Po (porto di Loreo) nella sacca di Goro.
La potenza della Serenissima non derivava solo dai commerci o dalla sua diplomazia o dalla politica di espansione con l'integrazione delle genti ma anche dall'attenzione che dedicava all'ambiente ed in particolare alle sue acque (dolci e salate). La costituzione, nel 1501, dell'ufficio del Magistrato alle Acque per la gestione idraul…

PORTOBUFFOLE' SALVA IL LEONE E LA CITTA' DALLE GRINFIE FRANCESI

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Del Leone di Portobuffolé con la scritta giacobina sapevo che era stato cambiato il libro in modo da salvarlo dalla furia iconoclasta di Napoleone, ma l'amico Moreno Catto mi precisa meglio ancora:
Al leon de Portobuffolè (da un antico modo locale che significa terra acquitrina a ristagno e non dai buoi che trainavano le barche) lo hanno fatto apposta i cittadini per salvare la Città intera dalle depredazione francesi, difatti fu tolto un dito e rimpicciolito il libro.
Altrimenti se fossero stati i giacobini lo avrebbero distrutto, com'era obbligo dalle regole che si avevano date. La chiave del portone della Città, per non andare in mano ai francesi è stata portata via a Udine ancora li consevata.

Il Leone ha la lingua fuori, con fare beffardo e sembra irridere alla scritta che esibisce: esemplare antico di tipologia diffusa in Dalmazia, è probabile provenisse da quella zona.

IL LUNGO VIAGGIO VERSO LA LAGUNA

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ILLUNGO VIAGGIO VERSO LA LAGUNA di Gianni Cecchinato

Le Menàdas Dopo aver effettuato durante l'estate il taglio delle piante, scortecciate e segate in tronchi da 12 piedi veneti, avveniva l'operazione di avvio ai fiumi per la fluitazione alla laguna. Prima della partenza tutto il legnami veniva numerato e marchiato con i segni dei commercianti di legname, e soprattutto per il fatto che strada facendo venivano contato per pagare i dazi d’entrata nei territori della Serenissima. Inoltre le tappe, fatte con il manarìn, servivano nelle segherie per riconoscere le partite da lavorare per proprietario. A febbraio si iniziava ad avviare i tronchi ai canaloni e ai canali d'avallamento naturali, chiamati ludali, livinali, borrali, giavate, roibe o risineterrene, Queste ultime erano percorsi artificiali fatti di tronchi per portare a valle grandi quantità di taie dalle località prive di collegamenti. La sua costruzione richiedeva abilità e tecniche particolari, oggi perdute. A lavoro ul…