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IL NOBILE CAPITALISTA VENEZIANO E L'ARRICCHITO GLOBALISTA

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Ci pensavo ora, alla differenza enorme, tra i due soggetti: il primo era il pilastro solido della Nazione veneta (in particolare) e differiva completamente da un arricchito terzo mondialista alla Benetton, che veneto è solo d'anagrafe (e certamente per capacità imprenditoriale) ma per il resto è italiano, o meglio, un capitalista che vede i confini solo come ostacoli al suo arricchimento personale. Un globalista senza bandiera, insomma. A Venezia, il capitalista agiva in un contesto profondamente cristiano, la sua ricchezza era anche un mezzo per aiutare i più poveri, associandosi a cualche confraternita o "scuola" poteva aiutare gli ultimi, come la società si aspettva da lui. Ogni anno, al "Corpus Domini" dietro al Doge, ogni nobile son la sontuosa toga rossa, portava a braccetto un "pitocco", un invalido, a significare che davanti a Dio (e a San Marco) entrambi avevano la stessa dignità umana. Cosa mirabile, immortalata in un stampa del Grevenbro...