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COMBATTO CON I FANTI, NON CONTRO I SANTI! E BRESCIA FU SALVA

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Europa Veneta

1438: dopo la ritirata di Gattamelata verso il lago di Garda, il condottiero visconteo Nicolò Piccinino con ventimila soldati mette l’assedio a Brescia, difesa dal comandante Francesco Barbano, il Rettore Cristoforo Donà ed il Governatore delle armi Taddeo d’Este; dopo 8 giorni mette in azione 80 bombarde che lanciano anche macigni di pietra del peso di trecento libbre; si aprono larghe brecce nelle mura che gli sterratori i si affannano a colmare con fascine e pietrame; Piccinino ordina la costruzione di macchine da guerra, svuota dell’acqua il fossato di Canton Mombello e fa scavare trincee per avvicinare i soldati alle mura. Il 13 dicembre nell’assalto finale, secondo la tradizione, appaiono sulle mura i Santi Patroni della città con armi dorate: brandiscono uno scudo celeste ed una spada di fuoco poi, deposte le armi, a mani nude ribattono le palle roventi fulminate dei cannoni nemici. Si racconta che all’apparire dei Santi, Piccinino fa sospendere l’attacco, dopo …

L'EPOPEA DI SIGNA, PER LA LIBERTA' DALMATA E PER SAN MARCO

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LA FORTEZZA DI SIGNA, 1715, di Danilovich - Nardo

Può un fumetto diventare un racconto epico, che riesce a commuovere,  a distanza di tre secoli, chi ha a cuore l'eredità veneta? Direi proprio di, si dopo aver preso in mano l'ultimo lavoro di Danilo Morello, posso affermarlo. Ma bisogna anche precisare il fatto che metà del volume è un avvincente libro di storia, che illustra il momento storico drammatico per Venezia, e l'assedio della fortezza di Signa (Sinj nell'attuale Croazia) è collegato alla seconda guerra di Morea, dove i Veneti, lasciati soli, dovettero alla fine soccombere alla enorme potenza ottomana.


Ma certamente non mancò il coraggio e per quanto riguarda gli abitanti di Signa, la vittoria finale. Fatti che meriterebbero l'attenzione del mondo oltre che dei Veneti, e la regia di un novello Mel Gibson, che con il suo Bravehearh ha avuto tanto successo.  Pensate solo che un pugno di assediati, capitanati dal Provveditor Baldi, dal Maresciallo Marescalch…

MARCO E IL LEONE NEL DESERTO.

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Un mio amico, a proposito di una raffigurazione molto antica di san Marco con un leone accanto, (prima che a Venezia iniziassero  a rappresentarlo sotto le forme che conosciamo attualmente) ipotizzava il riferimento a un simbolo antichissimo dei paleo veneti. Faceva notare che un leone era raffigurato in una stele paleoveneta, nel museo di Este. E che il leone era i simbolo dei Veneti antichi. Devo dire che non ho memoria di questa cosa, nelle mie ricerche non ho mai trovato un accenno ai Veneti antichi raffigurati sotto il simbolo del leone. E se anche qualche relazione c'era stata, col passare dei millenni, i Veneti lagunari non ne avevano certamente più memoria.
Diversamente invece è stato per il copricapo del Doge,  che deriva dal cappello floscio a punta, indossato dai notabili venetici lagunari, raffigurati nel mosaico più antico conservato all'ingresso della basilica, idi cui ho parlato nella nota precedente. Evidentemente tali copricapi erano collegati alla tradizione…

GLI INGIUSTI SIANO PUNITI E IL SEME DEGLI EMPI PERIRA'

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origine e significato del motto del Leone di Traù.
Quia Dominus amat iudicium et non derelinquet Sanctos suos in aeternum conservabuntur INIUSTI PUNIENTUR ET SEMEN IMPIORUM PERIBIT
Salmo 36:28
Edoardo Rubini sul Lion de Traù

La frase è un versetto dei Salmi e contiene una terribile profezia, che la Serenissima aveva voluto esibire pubblicamente e farne persino il metro della propria attività giudiziaria.
Guardiamo l’originaria formulazione biblica:
"...quia Dominus amat iudicium et non derelinquet sanctos suos in aeternum conservabuntur iniusti punientur et semen impiorum peribit. "
“Perché il Signore ama la giustizia e non abbandona i suoi servi, che sempre da lui saranno salvati”gli ingiusti siano puniti, il seme degli Empi perirà. " Nessun dubbio sul fatto che la Giustizia sia vista nel suo carattere divino e che oggetto della punizione saranno sia chi opera contro la giustizia, sia chi non è pius, cioè chi nega la Fede, due categorie umane che nella visione antica coinc…

AFFINCHE' DIFENDA PER SEMPRE I VENETI DAI LORO NEMICI

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Giampaolo Malpaga


L'unico mosaico originale del XIII sec ancora visibile nella facciata della basilica di San Marco (lato sin. portale di Sant'Alipio).Gli altri mosaici della facciata sono stati rifatti o restaurati nel XVII e XVIII secolo. Questo antico mosaico che vuole celebrare la traslazione della reliquia di San Marco dal Palazzo Ducale alla Basilica di San Marco , rappresenta il solenne giuramento del Doge Lorenzo Tiepolo in occasione del suo insediamento nell'anno 1268! Il Tiepolo sulla destra, con corno ducale, tiene in mano il rotolo del giuramento appena pronunciato, tenuto legato da un filo! Si intravede l'orgoglio dei veneziani per la loro Repubblica. Sulla sinistra con una corona in testa la Dogaressa Marchesina da Brienne, assieme al figlio.



Interessantissimo il particolare nella parte superiore della lunetta che raffigura i famosi cavalli di San Marco; ciò certifica che a meta' del 1200 la ricostruzione della Basilica di San Marco era stata completa…

LA GUERRA DI CORFU' 1714-18 riassunta da Gualtiero Scapini Flangini

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Enormi risorse in termini economici, ma sopratutto di vite, furono impiegati dalla veneta Repubblica, per contenere le ultime spallate del Turco. Venezia si dissanguò, è vero, ma il turco rinunciò ad ogni progetto di espansione in Europa. Una pagina di storia che nessuno spiega ai giovani veneti ... ma per fortuna essitono personaggi dello stampo di Gualtiero Scapini Flangini e pochi altri. Dan Morel Danilovich, con i suoi libri fumetto, è un altro esempio https://www.facebook.com/La-Fortezza-Signa-
Gualtiero Scapini Flangini

LA GUERRA DI CORFU' 1714-1718 Alla perdita di Nauplia, del Castello di Morea e di Modone seguì la caduta di Malvasia, rocca fortissima, che ben difficilmente i Turchi avrebbero potuto conquistare. La fortezza di Malvasia era costruita in cima ad una ripida roccia dolomitica, collegata alla terra solo da uno stretto ponte levatoio, ed era praticamente impossibile da conquistare, se non a prezzo di perdite elevatissime. Il Capitan Pascià Janun Cogia vi si presen…

LA MEDICINA DELLA SERENISSIMA, SEMPRE UN PASSO AVANTI

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Ma pensate che avevano inventato persino la cassetta del Pronto Soccorso per chi veniva tirato su da un canale, a rischio di annegamento. Straordinari i Veneti, a lasciarci fare... 

Di Antonella Todesco

La più importante attività scientifica che si coltivasse a Venezia era la medicina. Veniva tutelata dagli organi competenti con grande cura. Preoccupazione di tali organi era quella di separare nettamente le attività scientifiche vere e proprie da quelle dei vari ciarlatani che anche nel XVI erano abbastanza tollerati dal Governo. La maggior parte di questi maghi veniva dall' Oriente e il Molmenti parla di un Marco Bragadin, cipriota, che fu persino ospitato in casa Dandolo e che si diceva fosse capace di tramutare l argento in oro. Potevano esercitare la professione solo i medici laureati a Padova o al Collegio di Filosofia e Medicina di Venezia. L anatomia e il sezionamento dei cadaveri erano già praticati dal XIV secolo e nel 1671 fu aperto il Teatro Anatomico in Campo San Giacom…

PERCHE' NON POSSIAMO NON DIRCI "VENEZIANI"

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... E DOBBIAMO COLLEGARCI ALLA STORIA DELLA CAPITALE DEI VENETI.

Ieri ho letto una grande corbelleria (volevo usare un altro termine ma resto nel soft) da parte di un signore, il quale affermava in maniera decisa che il Doge regnava sul nulla, dato che i veneti (e quindi a maggior ragione, tutto il commonwealth veneto, pardon, veneziano) non avevano alcuna voce in capitolo sul modo di reggere lo stato, essendo diretti come "res nullius", cose insignificanti, dagli aristocratici della capitale.
Curiosa teoria, che ignora del tutto il sentimento di appartenenza alla Nazione veneta diffuso tra le masse già solo dopo pochi decenni dall'aggregazione, che registrò persino un personaggio del calibro di Macchiavelli, il quale annotò stupito (inviato come osservatore durante la guerra di Cambrai dai fiorentini) le rivolte armate contro le truppe di Massimiliano II e la scena di un rivoltoso impiccato a Verona. Salendo sul patibolo davanti agli alleati dell'imperatore che gli…

IL LEONE E I GONFALONIERI DI PERASTO

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Sulle monete della Dalmazia e dell’Albania il leone sostiene un ramo d’ulivo.  Sulle monete coniate durante la guerra del Peloponneso il leone sostiene a volte una croce, a volte una palma. Nei drappi e vessilli navali veneziani il leone impugnava una croce semplice chiamata anche “Croce del Calvario”, valga per tutti il vessillo di San Marco custodito dalla fedeltà e difeso dal valore dei Perastini.  . .A Perasto era stato concesso il titolo e l’onere di Fedelissima Gonfaloniera della Veneta Repubblica.  Dodici gonfalonieri, di volta in volta eletti dal Consiglio degli Anziani della Comunità Perastina, erano i responsabili delle bandiere di guerra dell’armata oltremarina di terra e di tutta l’armata navale. Questi vessilli erano custoditi nella sede del capitano di Perasto, che era un nobile locale e, in battaglia, erano strenuamente difesi dai dodici gonfalonieri sulla nave ammiraglia del Capitano Generale da Mar. FILIPPI EDITORE

Per chi volesse approfondire la storia di Perasto, c…