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LA VERA LINGUA DEL PROCLAMA DI PERASTO

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Già ce ne siamo occupati, ma abbiamo trovato un sito istriano in lingua italiana che ne parla in maniera dettagliata, spiegando che fu pronunziato in croato. Io non sono esperto, mi han detto tempo fa che in zona parlano un dialetto affine al serbo, ma non importa, importa il fatto che in lingua veneta (veneziana) fu poi tradotto, come anche in italiano, in modo da dare una maggiore risonanza (essendo queste, ancora all'epoca, due lingue internazionali, con buona pace di chi ci spiega oggi che parliamo "un dialetto") a quel fatto straordinario. 

fonte: ISTRIA LA VERITA' IL DISCORSO DI PERASTO La lingua utilizzata da Viscovich Il 23 agosto del 1797, i cittadini di Perasto (oggi in Montenegro, è stato l'ultimo territorio fedele alla Serenissima) si radunarono per seppellire il gonfalone della Serenissima sotto l'altar maggiore della loro chiesa parrocchiale. Davanti ad una folla inginocchiata, il Capitano di Perasto Giuseppe Viscovich tenne un discorso commovent…

Marghera o dove el mar gh'era

LALLICH RISCOPRE GLI SCHIAVONI CHE NON SI ARRENDONO

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IL BACIO DELLA BANDIERA DI SAN MARCO

Del fatto della bandiera di San Marco scrisse anche con un certo rispetto il garibaldino Ippolito Nievo, che riconobbe il valore etico morale del "seppellimento" del vessillo, nonostante fosse convinto che in fondo la Repubblica veneziana in piena fase di decadenza avesse meritato la sua fine, sia sul piano politico che morale.  Colui che impresse con forma e colori in modo indelebile la memoria visiva di quegli eventi, trasfigurandola, fu un pittore di origine dalmata, nato a Spalato, molti anni dopo quegli eventi nel 1867 (morì a Roma nel 1953) che intitolò un celebre dipinto  "Ti con nu nu con Ti" soprannominato poi "il bacio della bandiera di San Marco", attualmente a Roma nella sede dell'Associazione nazionale dalmata. Questo artista aveva frequentato l'Accademia di Venezia diretta allora da Pompeo Marino Molmenti, scoprendo proprio attraverso lo studioso già citato, il fascino e il mito della Dominante pe…

LE MADONNE CHE PIANGONO DAVANTI A NAPOLEONE, IL SILENZIO DELLA CHIESA

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Oggi qualcuno ne sorriderà, magari qualche esponente della chiesa ormai mondialista e orbitante nell'area radical chic non lo ricorda proprio, ma montagne di carte con testimonianze sia di fedeli che di persone scettiche del tempo riportano fatti straordinari legati a statue o dipinti della Madonna che lacrimavano e muovevano gli occhi davanti a testimoni ( persino davanti a Napoleone) nei territori dello stato pontificio che stava per essere  travolto dall'orda napoleonica, di lì a poco. Un  libro di Rino Camilleri  riporta questi eventi.
Il 1796 è un anno tragico per l’Italia: le armate napoleoniche hanno invaso tutto il Nord della penisola e stanno minacciando gli Stati del Papa. Con una serie di fulminee vittorie il ventisettenne Bonaparte ha sbaragliato i Piemontesi e gli Austriaci, occupando tutto l’occupabile. I saccheggi, le ruberie, le repressioni sanguinose si susseguono a ritmo impressionante. In Francia il giacobinismo ha eseguito una vera e propria mattanza di sac…

LA STRAORDINARIA RIFORMA DELLA SCUOLA DELLO STATO VENETO

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L'ho definita straordinaria perché ha dei tratti di modernità che la fanno somigliare alla scuola  dei tempi odierni.  Se pensiamo che prima della riforma A Venezia e in tutti gli stati veneti la scuola era per gran parte affidata a privati, e, se pubblica, era in mano a religiosi.  Eccovene i trati essenziali, più avanti parleremo della riforma dell'Università. Come leggerete, si parla di scuole veneziane ma è probabile che tale riforma pian piano sarebbe stata estesa anche alla Terraferma, autonomie locali permettendo. Ma cose sappiamo, arrivò Napoleone, che invase  una Nazione neutrale, e fece mercimonio della nostra libertà con l'Austria.  Penso ai libri di testo allora gratuiti.. e mi sembra di sognare...




La storia della scuola e dell'università nella Venezia del Settecento è una storia di riforme, come hanno illustrato in anni recenti gli studi di Gullino e Del Negro  "Intellettuale impegnato tra conservazione e moderno", così viene definito Gasparo Gozzi…

ANGELO QUERINI E LE RIFORME MANCATE DELLA REPUBBLICA

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Una delle figure illustri del Settecento veneto fu certamente Angelo Querini, di casato veneziano nobile e antico, che cercava assieme al gruppo dei "novatori" di cambiare le istituzioni del governo in senso moderno e aperto finalmente alle forze della nobiltà e della borghesia dell'Entroterra. Era logico che egli fosse un seguace delle nuove idee che circolavano in Europa ma ben presto il partito dei conservatori lo bloccò e fu persino arrestato. Prendo qualche riga dall'enciclopedia Treccani,per descrivere la sua vicenda. Venezia era irriformabile e la sua fine, alla prima tempesta forte, sarà inevitabile.  .. Inquietudini e velleità di riforma a Venezia nel 1761-62 e Un riformatore mancato: Angelo Querini, i titoli di questi due saggi scritti da Bozzola e Brunelli Bonetti esprimono con grande efficacia i caratteri salienti (desiderio o velleità di riforma, impotenza e fallimento della riforma) della correzione di Angelo Querini nel 1761-1762 (77). Verso il 1761 at…

IL VERONESE SCIPIONE MAFFEI E LA CRISI DI VENEZIA

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Oggi vi propongo la figura di Scipione Maffei un nobile veronese, ma soprattutto un grande intellettuale veneto, una mente aperta al nuovo tanto da capire che la nobiltà veneziana stava portando a una morte inevitabile lo stato veneto, perché incapace di aprirsi alla classe dirigente  della Terraferma. Al contrario di Roma antica, che aveva saputo conglobare i popoli aggregati o conquistati.
Scipione Francesco Maffei nasce il 1º giugno 1675 a Verona, figlio del marchese Giovanni Francesco Maffei e di Silvia Pellegrini.
Formatosi presso i collegi gesuiti di Parma e di Roma, abbracciò da giovane la carriera delle armi, divenendo ufficiale nell'esercito bavarese. Tornato in Italia dopo la battaglia di Donauwörth (1705), cui partecipò, iniziò a scrivere, pubblicando trattati su vari argomenti e rilanciando il teatro italiano della prima metà del Settecento. Contribuì alla riforma dell'Università di Torino per conto del re Vittorio Amedeo II e il suo ideale fondato sul cattolicesim…

IL PRIMO GONFALONE CON SAN MARCO

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A San Marco, nella cappella di Sant’Isidoro, il “Lion” nimbato, sorgente dall’acqua.
Nella magnificenza unica al mondo della basilica marciana (che era la cappella del Principe dei Veneti, il dux Venetiae) compare una delle prime raffigurazioni dei gonfaloni marciani. Inizialmente San Marco era raffigurato in forma umana, su monete e sigilli dogali, mentre porgeva il vessillo al Doge, poi si passò alla forma ferina, dato che San Marco era raffigurato come Leone, con la voce tonante, così Egli annunziava alle genti venete, il Vangelo.
I vessilli raffigurati, compaiono in una scena che celebra la scena della traslazione  a Venezia delle ossa di Sant’Isidoro, martire del II secolo, dall’isola di Scio, traslazione avvenuta l’anno 1125 per opera del Doge domenico Michiel. Il mosaico e del 1355. . ..
La scena ci mostra tra l’altro la fortezza dell’isola, un molo e delle galere da cui sono sbarcate le truppe. Oltri agli stemmi e alla bandiere particolari dei Michiel e di altre famiglie, vedi…

LA SVOLTA: DA CONTADINO A OPERAIO (4a parte)

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