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IL CORNO DOGALE.. O FORSE MEGLIO, I CORNI DOGALI

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Antonella Todesco riporta un brano molto interessante di Da Mosto in cui vengono spiegati i vari tipi di corno dogal e la sua evoluzione nei secoli. Da non perdere!
Antonella Todesco ·  Lo storico veneziano Bartolomeo Cecchetti ci dà una dettagliata descrizione del corno dogale. Il famoso corno, chiamato secondo i tempi, Biretum, corona, corno o Zoia che fungeva da diadema sovrano, certamente di origine bizantina, ebbe, nelle varie epoche, forme diverse. Dapprima imitò il berretto degli imperatori d oriente costituendo una calotta un poco prolungata, poi, tra il XI e XII secolo fu diviso in due parti da un fiocco o da un bottone rotondo ed infine, nel XIII secolo assunse la forma del corno, prima molto appuntita, poi lentamente arrotondantesi. La stoffa con cui era fatto variò secondo i tempi. Il corno fu di sciamito tessuto in oro e in argento, di panno scarlatto, di damasco, di velluto cremisi, di tabí bianco con ornamenti di pelli rare, di gemme, di perle e di oro. A questo proposi…

IL DOGE CONDOTTIERE MOROSINI E LA GATTA

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Francesco Morosini, anche noto come il Peloponnesiaco (Venezia, 26 febbraio 1619 – Nauplia, 6 gennaio 1694), è stato il 108º doge della Repubblica di Venezia dal 3 aprile 1688 fino alla sua morte. Come tutti i Grandi personaggi della Storia aveva un carattere particolare, molto forte e con delle peculiarità che lo portarono in contrasto col padre,ad esempio, e ad imbarcarsi, per questo motivo,  fin da adolescente nella flotta militare veneta. 

Odiava le donne, tanto che si poteva definire un misogino, e infatti non si sposò mai, lasciando la sua cospicua fortuna ai parenti, a patto che i nuovi nati portassero sempre  il suo nome.  L'unico amore della sua vita fu la sua gatta, una "soriana" che quando morì, volle far imbalsamare con un topolino tra le zampe. I gatti comuni pare si chiamino "soriani" proprio grazie a Venezia che importò questi graziosi animali domestici in gran quantità dalla "Soria", Siria, per ripulire la città dai topi pensando di c…

RAPIRE LA MADONNA PER CHIEDERNE IL RISCATTO? SOLO I FRANCESI.

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A leggere delle ruberie della soldataglia francese, agli ordini del generale Bonaparte, non si finisce mai di stupirsi. Così quando scopri che in quel di Verona rapirono la statua di una Madonnina, oggetto di culto popolare, ti chiedi cosa mai potessero insegnare di buono alle nazioni italiane, se non il ladrocinio pubblico, lo sprezzo per il sentimento religioso popolare, l’arrivismo sfrenato (Il futuro ‘empereur’ ne fu un esempio perfetto, accanto al culto del familismo).

Ecco quanto accadde a Verona durante il sacco della città: Venuti a sapere che i rivoluzionari stavano per depredarla del diadema d’oro di cui era incoronata, uno dei capi della confraternita della Madonna del Popolo decide di sostituirlo e fa fabbricare, nel tempo di una notte, da un pio artigiano, una corona di rame dorato.

Il mattino dopo, quando gli empi si recano a scoronare la Madonna e si avvedono che è di metallo vile, gettano il diadema per terra e decidono di sequestrare la statua, domandando un riscatto…

L'ULTIMO EROE, ANGELO EMO E IL MISTERO SULLA MORTE

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Angelo Emo fu certamente un grande condottiero, l'ultimo che ebbe anche la fortuna di morire senza dover assistere alla fine della Patria veneta e della libertà dei suoi popoli. Di ritorno dalla gloriosa impresa di Tunisi, dove si inventò un nuovo modo per piegare il "bey" (comandante delle difese barbaresche) , attraverso piattaforme galleggianti piene di mortai, egli spirò; ma qualche studioso vede nella sua dipartita un giallo... Riporto quanto scrive Francesco Paolo Favaloro, persona di cui ho apprezzato le ricerche, ma che in questo caso non mi trova d'accordo:
"L'ultima figura di spicco della storia militare veneziana è certamente l'Ammiraglio Angelo Emo al quale è legata l'impresa del bombardamento delle coste africane come ritorsione per i continui attacchi dei Barbareschi alla flotta mercantile veneziana. Angelo Emo era anche un ottimo tecnico e seppe comprendere lo stato di arretratezza  della flotta veneta rispetto ai nuovi sviluppi consegu…

VENETKENS FIERI DI ESSERLO, ALLORA... UN ESEMPIO DI INTEGRAZIONE

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LA STELE di Isola Vicentina la conoscete, immagino. Ma forse non sapete che chi la scrisse era in realtà un Celta assimilato ai Veneti in un territorio di confine, che ribadiva con questa scritta MI SO VENETO, ORMAI, E SO FIERO DE ESARLO!(per dirla con la "lengua" dei veneti di oggi). Ne riportava anni  fa l'interpretazione scientifica esatta il sito Laruna.it che vi ripropongo.
Dedico questo articolo al mio grande amico "e fradeo in san Marco, Antonio Grebano e a la so Susy" nonché a l'Indiana Jones " che ne ga scaricà co la Panda in due giorni na montagna de legna da bruzar". Beh, Antonio (Tony) 'ze un Veneto par selta', nato in Puglia dove fin da piccolo vedeva sulla costa i nostri Leoni. E chi sa di storia veneta ne sa  anche il perché. 

 La stele di Isola vicentina è una lastra di pietra basaltica, di forma irregolare, con un’iscrizione e alfabeto venetici. L’iscrizione, integra, si dispone su quattro righe, la scrittura va da destra a…

LA PROMISSIONE DEL DOGE

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Antonella Todesco


La promissione imponeva al Doge di adoperarsi sempre per il bene dello Stato; di non conseguire più potere di quanto gli era concesso; di fare eseguire le sentenze dei magistrati; di intervenire ai Consigli (dove aveva il ruolo di presidente); di curare l esazione del pubblico denaro; di vigilare alla buona conservazione della laguna (minacciata dai continui interramenti); di visitare periodicamente l Arsenale a stimolo di operosità, e ricerca dei bisogni; di sollecitare il disbrigo delle cause civili e dei processi criminali; di soprintendere agli Ospitali; d'osservare tutto ciò che era prescritto nel suo capitolare. Tra le restrizioni, a mano a mano introdotte dai Correttori (eletti dal Maggior Consiglio) meritano menzione quelle relative al divieto di ricevere doni da chicchessia; di uscire da Venezia senza la licenza del Maggior Consiglio; di aprire dispacci se non alla presenza dei suoi consiglieri; di parlare con ambasciatori stranieri senza l intervento di…

ANCUO' DE ZIOBA PARLEMO DEL SIOR RIOBA

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OGGI DI GIOVEDI' PARLIAMO DEL SIOR RIOBA.. Gioco di parole in veneziano per parlarvi di una bella leggenda che tutti nella Capitale dei Veneti, conoscono. 
Si tratta di una statua privata del naso sostituito da un pezzo modellato in ferro che si accompagna ad altre due statue. Erano tre fratelli che costruirono gli edifici intorno alle statue.


Il Sior Antonio Rioba (Signor Antonio Rioba) o Toni Rioba o solo Rioba, è una statua situata a Venezia, in Campo dei Mori, in Parrocchia della Madonna dell'Orto e nel sestiere di Cannaregio.
Secondo una cronaca il vicino Palazzo Mastelli del Cammello (così detto per un cammello sulla sua facciata) e altri edifici che si affacciano sul campo vennero costruiti dalla famiglia dei Mastelli, giunta a Venezia nel 1113 dalla Morea (la regione nota come Peloponneso), quindi definiti "Mori". La famiglia era formata da tre fratelli: Rioba, Sandi e Alfani, i quali commerciavano sete e spezie.


Secondo una tradizione tra gli affari praticati…

L'UNITA' DELLE SUE CLASSI ERA IL SEGRETO DI VENEZIA

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Stabilita l'aristocrazia ereditaria con la famosa serrata del Maggior Consiglio del 1297, seguita poi da varie restrizioni e con l'instituzione del Libro d Oro, sorse, accanto alla nobiltà, l'ordine dei cittadini suddiviso in Majores, Mediocres e Minores che assieme costituivano il Commune Venetianorum. I Mediocres formavano il secondo ordine dello Stato che ebbe anche il nome di "Cittadini originari". Questa parte più eletta del popolo esercitava le professioni liberali (medicina, avvocatura, notariato ecc), le arti nobili ( architettura, pittura scultura ecc) e la mercatura. Ma si sbagliava chi credesse che il popolo si lasciasse imporre il giogo dall' aristocrazia perché avvilito e senza coscienza politica e si troverebbe in errore anche a pensare che il Governo della Serenissima lo volesse ignorante e vizioso per poterlo dominare meglio. È vero il contrario tanto che anche nell' ultimo secolo di vita della Repubblica vi era nel popolo religione, mora…

LA PRIMA PARLATA ITALIANA SCRITTA ERA IN REALTA' VENETA

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Questo articoloprend e spunto dal post comparso ne la pagina de 
https://www.facebook.com/lavenetaindipendente/
Avrete sentito nominare l'indovinello veronese, trovato a margine di un codice latino del VIII secolo. Ebbene, gli studiosi da anni si accapigliano per stabilire se si tratta di latino con influenze veronesi o di parlata veneta veronese con qualche deformazione latina.  Nell'articolo che ho ripreso dal bel sito Veja.it di un "caro amigo" è spiegato tutto, anche che nel IX secolo, a Capua,  scrissero qualcosa che somigliava più al volgare... Ma nessuno nomina la lapide di Aquileia, del IV secolo (addirittura) in cui una vedova fece incidere per il marito CO VOL DEONI (co vol Dio, Pì VENETO DE CUSSì!) e Deoni è ancora usato a Caorle, mi dicono, ed è pure diventato un cognome locale, che porta con orgoglio una mia amica.
separebabouesalbaprataliaaraba&alboversoriotenebae&negrosemenseminaba gratiastibiagimusomnip[oten]ssempiterned[eu]s

Se pareba boves, alba …

"BRILLARONO COME STELLE e si spensero nell'infinito"

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PICCOLO CIMITERO DI GUERRA DI POCOL
"Brillarono come stelle e si spensero nell'infinito"
Di Paolo Zambon

ph. Giuseppe Mazzotti, ante 1931.
Gelatina ai sali d’argento su carta, 189x295 (318x443) mm
F.A.S.T. - Fondo Giuseppe Mazzotti: 99224 / 116240
Prima Guerra Mondiale.

Il piccolo cimitero militare, allestito nel 1916 in attesa del nuovo sacrario inaugurato nel 1935, è realizzato in località Pocol, a poca distanza dal centro di Cortina d'Ampezzo e conserva le ossa di 9.707 caduti italiani (tra cui anche quelle del generale Antonio Cantore, morto nel 1915 sulle Tofane), di cui 4.455 rimasti ignoti, e di altri 37 caduti austro-ungarici noti. Nel 1932 furono trasferiti qui anche alcuni soldati italiani che erano stati sepolti nel cimitero austro-ungarico di Brunico e nel cimitero austro-ungarico Burg di San Candido.
Ai margini del piazzale sorge ancora la chiesetta costruita nel 1916 dagli alpini del 5° gruppo, quale cappella del vecchio cimitero di guerra.
(FAST - Provincia d…