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LE MESTOLAIE, le ambulanti bellunesi e friulane

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ARRIVAVANO CON I LORO CARRETTI O CON LE GERLE CARICHE DI CASALINGHI IN LEGNO
Storie di lavori e mestieri dell'altro ieri, forse oggi già scomparsi, ma che facevano parte integrante della vita del dopo guerra negli anni della ricostruzione.
Assieme alle prime rondini, appena finito l'inverno, arrivavano nei mercati della pedemontana o della pianura con i loro carretti pieni di una mercanzia fatta di legno.
Scendevano dal bellunese, dai monti friulani o trentini con carri e carretti pieni di mestoli e cucchiai di legno (dal mestolo per fare la polenta al cucchiaino per il miele), forchettoni, mattarelli di legno di varie lunghezze e diametri, battipanni in “canna d'india” sagomata, sessole di varie dimensioni, contenitori per il sale, assi per il bucato (toea da masteo o da lanpor), seggiolini, fusi, còrli, sgabelli e mortai col pestello. Tamisi grandi e piccoli per granaglie, farine e macinati. Le mùneghe per riscaldare il letto non mancavano. C'era tutto quello che potev…

DAL 1300 IN DALMAZIA, A PARLAR VENETO

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Della linguista Gianna Marcato.Università di Padova.


Verso la fine del 1300 appaiono interessanti documenti in lingua volgare, a carattere commerciale, giuridico, amministrativo o cavalleresco, i quali attestano la sovrapposizione del veneziano al dalmatico e testimoniano il contatto col mondo slavo.

Anche nei documenti mercantili veneziani si manifesta questo contatto linguistico. Ad esempio il testo di un contratto per una partita di sapone steso a Venezia nel 1302 è più dalmatico che veneziano, segno evidente che il mercante veniva dalla Dalmazia.
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A Ragusa già nel 1306 si usava il volgare di tipo veneziano nella cancelleria, prima di quanto non si usasse a Venezia, dove era in vigore ancora il latino, ed in volgare è steso il discorso per gli Ambasciatori al re di Ungheria, a cui Ragusa è sottoposta, anche in un'epoca in cui i rapporti con Venezia erano di inimicizia. Logicamente la base è veneziana, ma in trasparenza appaiono di continuo tratti dalmatici, tanto quanto più gli…

LO STRAORDINARIO LEONE "MONARCHICO" DI SELVA DI CADORE.

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Leandro Mereu ci manda questa chicca straordinaria: un "Lion" con tanto di corona reale! E pure accovacciato. 
Oggi alla conferenza sulle nuove sale espositive del Museo Vittorino Cazzetta a Selva di Cadore. ... Selva seguì nei secoli le sorti del Cadore, di cui costituiva, insieme a Caprile, la propaggine occidentale. Fu quindi, in primo tempo, dipendente sia politicamente, sia religiosamente, dal Patriarcato di Aquileia, per passare successivamente, nel 1426, nel dominio veneziano, a cui fu legata fino alla caduta della Repubblica. Il Leone di San Marco rappresenta il simbolo di questo legame storico e culturale con la "Serenissima" e per questo compare spesso nell'iconografia del territorio. In questo caso si tratta di una lapide confinaria in marmo realizzata in bassorilievo, che si presume sia stata messa in salvo (e poi dimenticata) al tempo della invasione francese del 1797. Si tratta di un pezzo donato al Museo, particolare perché "rivela una icono…

Piazza Giorgione, la piazza del mercato dal 1400

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Era una mattina di primavera del 1950 e la piazza del mercato di Castelfranco (ora piazza Giorgione) era innondata di sole che illuminava in maniera surreale le merci esposte sui banchi degli ambulanti. Anche la statua eretta in memoria del suo cittadino più illustre aveva un altro colore, era meno grigia e non sembrava di pietra.
Veci ricordi de Casteo
Quello che mi colpì era il bianco dei mantelli dei buoi, in netto contrasto con il monocolore (tra il nero ed il marron scuro) degli abiti dei loro proprietari, il loro muggire sordo e l'odore forte dei loro escrementi. Era la prima volta che vedevo così tanti animali, nemmeno più avanti negli anni quando andavo a camminare nelle zona delle malghe di Casera Razzo, tra il Cadore ed il Friuli. Dove i bracconieri friulani e cadorini si appostavano nei loro capanni rudimentali tra il tardo inverno e l'inizio di primavera per sparare ai caprioli e ai cervi che scendevano per cercare cibo. Le leggende su questi uomini ci raccontano che…

I FRANCESI? COME I CANNIBALI. E IL PRETE FU FUCILATO. UN EROE VENETO

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Si parla finalmente di un po' di autonomia per gente, come i Veneti, che grazie a Venezia, hanno contribuito alla civiltà europea come pochi. Chissà che non riusciamo anche a introdurre un corretto insegnamento della nostra storia, precedente all'annessione con l'Italia. Chi dei nostri figli o nipoti conosce la figura di Padre Flangini?Nessuno o quasi, ma fu un Eroe con la maiuscola, che potrebbe esser d'esempio alla nostra gioventù (autoctona o figlia di immigrati), martirizzato dai Francesi per averli definiti "peggio dei cannibali".  A leggere come morì, mi commuovo ogni volta; altri uomini, altri tempi, ora che il Veneto pare ridotto a mera espressione geografica. Ma il nostro riscatto passa, deve passare, attraverso la nostra storia. 
PADRE FLANGINI VERONESE,


fucilato per aver definito i francesi peggio dei cannibali
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'Udita la sentenza mortale disse ad alta voce: «Deo gratias. Te Deum" Ebbe in volto espressione così felice che pareva andasse a una…

IL TIGLIO, L'ALBERO SACRO AI VENETI

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Somiglianze inspiegabili, se prescindessimo dalle profonde radici comuni, legano l’Austria, la Slovenia, il Triveneto e l’Istria. In tutti questi territori le riunioni pubbliche si tenevano all’ombra di una particolare specie di albero: il tiglio. Tanti paesi sloveni ed istriani serbano ancora un esemplare di tiglio in piazza o vicino alla chiesa, mentre un paesetto del Friuli porta tuttora il suo nome in sloveno, “Lipa”. Esso però nell’antichità figurava anche nei paesi veneti: la Magnifica Comunità del Cadore, ad esempio, lo porta ancora nel suo stemma come pure i comuni di San Vito di Cadore, di Lusevera, di Teglio Veneto.

Da “Giustizia Veneta” di Edoardo Rubini

IL "COMMERCIO CARNAL" CON LE MONACHE E IL CONSIGLIO DEI X

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19 GIUGNO
1285
Un decreto ordina che i violatori di monasteri, conosciuti volgarmente come "monachini", vengano puniti a discrezione del Doge.  (G.Zanon) .
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La monacazione forzosa vide nei secoli seguenti l’intervento della "quarantia al criminal" basti citare una legge emanata dal Consiglio dei Dieci nel 1566 che recitava così: “[…] se nell’avenire alcuno sarà convinto di haver havuto comercio carnal con una Monaca sacra, non possi esser condannato di minor pena, che de bando di anni X continui di questa nostra Città di Venetia, et del distretto, […], et di pagar in contadi Ducati mille, da esser dispensati la mità ad pias causas, come parerà a questo Consejo, et non havendo il muodo di pagare, di star per anni tre continui in priggione serrato, et di esser poi mandato al detto bando de anni dieci ut supra, non dovendo mai principiar il bando, se non dopo esborsati li d. 1000 sopradetti over dopo haver finito il tempo delli 3 anni in prig…

19 giugno 1420... E IL PATRIARCA DEL FRIULI SCAPPA

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19 Giugno 1420
Mentre il patriarca Ludovico di Teck trova rifugio presso i conti Mainardo di Gorizia, le truppe veneziane entrano in Udine, le cui porte sono state aperte dalla popolazione. La Repubblica promette benevolenza per gli abitanti della "Patria" del Friuli, conferma gli statuti, affida alla città stessa l'amministrazione dei dazi e tiene per sè solo l'amministrazione delle cause criminali.
Il primo luogotenente veneziana sarà Roberto Morosini. By Gigio Zanon

IL DISCO SOLARE SULLE TESTE DELLE PALEOVENETE ?

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Fausto Levorin "Carega" ha segnalato questo intervento

Osservando le diverse rappresentazioni femminili paleovenete ci si rende conto di quanto fosse variegata la moda dell' epoca, indubbiamente legata al ceto sociale e religioso. Vi è un particolare oggetto posto sul capo di alcune donne: Una sorta di disco o corona. La particolarità dell' oggetto presente solo su alcune rappresentazioni lascia supporre che esso avesse un utilizzo simbolico e religioso, simile al disco solare egizio legato al viaggio delle anime attraverso il mondo degli inferi .


Diversi indizi (svastiche,ruote di carro, cinturoni e la "chiave di Reitia") mi portano a supporre che il pantheon veneto fosse inserito in contesto liturgico di carattere solare ma la singolarità è che le figure che sembrano possedere un posto di rilievo nella funzione del culto fossero le sacerdotesse. L' ipotesi del culto solare presso i venetkens viene già affrontato dallo studioso Piero Favero nel suo &q…

LA PIARDA DI CASIER, il primo porto di Treviso

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Sulle rive del Sile di 4000 anni fa 
un fiorente commercio di oggetti in bronzo e rame.
Lo sfruttamento delle cave di ghiaia di Casier, durato oltre un secolo, ha permesso di avere le testimonianze dell'importanza che aveva Treviso con il suo fiume nell'economia delle genti tra l'Adriatico e l'arco alpino.
Il suo porto, fino a due secoli fa, sorgeva su una piàrda a due passi dal centro città.Piàrda: Termine tipico della navigazione interna con cui viene indicato un «tratto di argine posto sulla curva di un canale o di un fiume dove la barca può accostarsi per caricare o scaricare merci». (G. F. Turato, F. Sandon, Canali e Burci). Per estensione, porto fluviale.


Cino Boccazzi scriveva sul I° numero di “Quaderni del Sile” (maggio 1978):
< Il nostro Sile è stato ... la culla di una straordinaria cultura che inizia alla fine dell'Eneolitico per passare per l'età del bronzo ed arrivare a quella del ferro. In un ambiente diverso da quello odierno, fatto da un ampio fi…

SOTTO IL NERO TRASPARENTE...

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Di Antonella Todesco



"Sotto il nero trasparente del velo, veggonsi in carne gli angioli del cielo".Così Pietro Aretino descriveva le donne veneziane del 1500.
In nessuna nazione la moda fu più sontuosa che in Venezia, la quale aveva arricchito la sua industria con l arte tessile dell' Oriente.
Il velo si trasforma poi in quella specie di mantellina di seta nera, che, allacciata ai lombi, copriva il capo e incorniciava il volto Delle signore . Fu chiamato veste o Cendà e divenne una particolare caratteristica dell' abbigliamento femminile veneziano del 1700.
Una curiosità: a Venezia l uso degli orecchini inizia solo nel 1525. Li portò per prima la gentildonna Foscari Sanudo, tanto che Marin Sanudo, il noto diarista Veneziano, suo parente, lo descrive come "Costume di mori, cossa che lei sola porta, et mi dispiacque assai" (😛)

NASCE VILLANOVA (PD) CAUSA DELLA GUERRA COI VENEZIANI

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Credo che gran parte degli attuali abitanti di Villanova di Padova, vicino ad Oriago, zona un tempo paludosa,  ignorino perché e quando sia nata la cittadina: qui trovate la spiegazione del mistero.  Sotto rimando al link dove potrete proseguire la lettura avvincente come un romanzo storico, dove leggerete come il legato veneziano, col lancio di un sassetto, diede l'inizio alla contesa con Padova, che da giuridica, divenne guerresca, con  gli esiti che sappiamo.  Eh... 'sti venesiani...   😈😈
A nord-est di Oriago larga estensione di terreno era quasi oppressa dalle paludi. Padovana la giurisdizione (almeno secondo le fonti padovane; la proprietà, ch’era del monastero di S.Giovanni Evangelista in Venezia, Francesco da Carrara l’acquista, permutando con il priore del monastero, e a tutto vantaggio di questo, altro terreno in S.Angelo di Liettoli.  . .
Regolarizzati i titoli giuridici, il Carrarese compie, in quel delicato controverso settore di confine, lavori tra di bonifica e …

I POLO DI VENEZIA (altro che croati!)

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Antonella Todesco, veneziana esule in Terraferma, pubblica questi scatti che mostrano il complesso residenziale dei Polo, che qualche bella anima vorrebbe addirittura croato. Ma tanta voglia di impadronisrsi della storia dei Veneti ci mostra quanto essa sia stat agrande e unica. Non possimao non dirci veneti.. e veneziani. 

Il complesso delle case della famiglia Polo.
Marco Polo nasce nel 1254 a Venezia da una famiglia Patrizia di facoltosi mercanti, originaria di Sebenico (Croazia). I palazzi dei Polo si trovano in Corte del Milion, nome che trova riferimento ad Emilione, un appartenente della famiglia anche se per noi resta associato all'opera letteraria di Marco, il resoconto dei suoi viaggi in Oriente avvenuti tra il 1271 e il 1295.


PADRI DEI VENETI D'OGGI FURONO ANCHE I CELTI. A VERONA INFATTI...

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VERONA – POVEGLIANO: Il pendaglio dei guerrieri svela il mistero dei Celti. Gli archeologi hanno finora riportato alla luce 203 sepolcri e centinaia di oggetti dell’antico popolo
Giorgio Bovo. È stato trovato in una tomba e dimostra che all’Uva Secca c’era la capitale veronese della comunità cenomane
Gli scavi archeologici in località Ortaia di Madonna dell’Uva Secca rafforzano la tesi che tra la fine del III e il I sec. a.C. l’area compresa tra Povegliano e Vigasio sia stato il centro dei Cenomani in provincia di Verona. Sono 203 finora le tombe celtiche scavate dai primi anni Novanta, di cui 128 nel 2007 e 2008, e manca l’ultima fase dello scavo, prevista per quest’estate. 
Le tombe sono ad incinerazione e ad inumazione, al centro dello scavo si trovano le più grandi (fino a 3×3 metri), ai lati le più piccole dei bambini. In una delle più grandi è stato fatto un ritrovamento che fa cambiare alcune considerazioni sui Cenomani. «Una delle scoperte più importanti», ha spiegato durante …

SCHIO, IL SERENISSIMO CANNONE E L'ARTIGLIERIA VENETA

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Ringraziamo Paolo Gentin e Alessandro Baggio per la segnalazione. Il cannone languiva sotto i chiostri del sacrario militare della SS Trinità, ed ora, senza clamori, è stato trasportato davanti alla Biblioteca Civica. Come saprete, le migliaia di cannoni della Serenissima furono depredati fino all'ultimo pezzo, o distrutti, dal grande Infame Napoleone Cattivaparte. .
. Metto il commento de Paolo Gentin a cui ci associamo: Che gran pezzo di STORIA! Dei 10.000 cannoni che lo #StatoVeneto possedeva prima delle ruberie e devastazioni dell'infame Napoleone... ne sono rimasti ad oggi solo 21! Di cui uno si trova a Schio nel cortile della bliblioteca civica!  Da valorizzare come si deve!
.. e vi rimando a un mio breve articoletto che parla dell'artiglieria veneta.
Nel 1775 nasce il primo reggimento di artiglieria veneta, in conformità all’evoluzione degli altri eserciti europei, era necessaria una maggiore professionalità nel settore, molto tecnico per sua natura. Ci si ispira a…