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LA MEDICINA DELLA SERENISSIMA, SEMPRE UN PASSO AVANTI

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Ma pensate che avevano inventato persino la cassetta del Pronto Soccorso per chi veniva tirato su da un canale, a rischio di annegamento. Straordinari i Veneti, a lasciarci fare... 

Di Antonella Todesco

La più importante attività scientifica che si coltivasse a Venezia era la medicina. Veniva tutelata dagli organi competenti con grande cura. Preoccupazione di tali organi era quella di separare nettamente le attività scientifiche vere e proprie da quelle dei vari ciarlatani che anche nel XVI erano abbastanza tollerati dal Governo. La maggior parte di questi maghi veniva dall' Oriente e il Molmenti parla di un Marco Bragadin, cipriota, che fu persino ospitato in casa Dandolo e che si diceva fosse capace di tramutare l argento in oro. Potevano esercitare la professione solo i medici laureati a Padova o al Collegio di Filosofia e Medicina di Venezia. L anatomia e il sezionamento dei cadaveri erano già praticati dal XIV secolo e nel 1671 fu aperto il Teatro Anatomico in Campo San Giacom…

PERCHE' NON POSSIAMO NON DIRCI "VENEZIANI"

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... E DOBBIAMO COLLEGARCI ALLA STORIA DELLA CAPITALE DEI VENETI.

Ieri ho letto una grande corbelleria (volevo usare un altro termine ma resto nel soft) da parte di un signore, il quale affermava in maniera decisa che il Doge regnava sul nulla, dato che i veneti (e quindi a maggior ragione, tutto il commonwealth veneto, pardon, veneziano) non avevano alcuna voce in capitolo sul modo di reggere lo stato, essendo diretti come "res nullius", cose insignificanti, dagli aristocratici della capitale.
Curiosa teoria, che ignora del tutto il sentimento di appartenenza alla Nazione veneta diffuso tra le masse già solo dopo pochi decenni dall'aggregazione, che registrò persino un personaggio del calibro di Macchiavelli, il quale annotò stupito (inviato come osservatore durante la guerra di Cambrai dai fiorentini) le rivolte armate contro le truppe di Massimiliano II e la scena di un rivoltoso impiccato a Verona. Salendo sul patibolo davanti agli alleati dell'imperatore che gli…

IL LEONE E I GONFALONIERI DI PERASTO

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Sulle monete della Dalmazia e dell’Albania il leone sostiene un ramo d’ulivo.  Sulle monete coniate durante la guerra del Peloponneso il leone sostiene a volte una croce, a volte una palma. Nei drappi e vessilli navali veneziani il leone impugnava una croce semplice chiamata anche “Croce del Calvario”, valga per tutti il vessillo di San Marco custodito dalla fedeltà e difeso dal valore dei Perastini.  . .A Perasto era stato concesso il titolo e l’onere di Fedelissima Gonfaloniera della Veneta Repubblica.  Dodici gonfalonieri, di volta in volta eletti dal Consiglio degli Anziani della Comunità Perastina, erano i responsabili delle bandiere di guerra dell’armata oltremarina di terra e di tutta l’armata navale. Questi vessilli erano custoditi nella sede del capitano di Perasto, che era un nobile locale e, in battaglia, erano strenuamente difesi dai dodici gonfalonieri sulla nave ammiraglia del Capitano Generale da Mar. FILIPPI EDITORE

Per chi volesse approfondire la storia di Perasto, c…

CHI ERANO I VENETI? Di Riccardo Venturi

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<I Veneti e la lingua venetica>
l’ethnicum dei Veneti (Enetoi, Uenetoi, Veneti) è presente nella tradizione allo scopo di individuare popolazioni stanziate in svariate aree del mondo antico, dall’Asia Minore (i Veneti “troiani”), alla penisola balcanica (gli Eneti illirici), dall’Europa settentrionale e centrale (Veneti, Venedi, venedae), distinti dai Sarmati, Veneti in Bretagna), alla regione laziale (i Venetulani del Lazio sono ricordati da Plinio come uno dei popoli laziali scomparsi a suo tempo). Come è possibile osservare tale ethnicum è presente in aree diverse e lontane le une dalle altre; e la cosa ha una sua precisa ragione di essere.
La questione dell’amplissima diffusione del termine “Veneti” è stata affrontata dagli studiosi solo su base linguistica, mancando l’apporto della documentazione storico-archeologica: Giacomo Devoto osservava, ad esempio, che l’etnico <wenet> non può identificarsi che con la base dei conquistatori, organizzatori, realizzatori e che ovun…

VENEZIA E LA LINGUA UFFICIALE DELLO STATO VENETO

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Come sapete tutti (almeno spero) non esisteva una "lengua" veneta ufficiale, ne tanto meno una lingua veneziana ufficiale nello stato di San Marco. Il veneziano si era imposto, anche con le sue varianti locali dalmatine, come lingua del commercio ed era persino usato e capito alla corte del Turco, ma prevalentemente in quell'ambito. Per il resto, una "talassocrazia", una classe aristocratica il cui potere era basato sul commercio nei mari, era del tutto antitetica alla moderna idea di "un popolo, una lingua, una nazione".   Le nazioni fino a prima della rivoluzione francese, che diffuse anche l'idea dello stato moloch centralista, per cui tutti dovevano somigliarsi nelle idee professate, nei costumi, e nella lingua, per quanto riguarda le tradizioni locali, se non urtavano la fede professata dalla maggioranza, (fino alla guerra dei Trent'anni, in cui il mediatore veneziano (non a caso) fece passare ad Aquisgrana il principio della libertà rel…

UN EROE VENETO, NATO IN TERRAFERMA A CUI VENEZIA FU GRATA

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Scrive Edoardo Rubini
Carissimi, 
Vi inoltro questa bellissima storia che l'amico Danilo Morello mi manda in ricordo del Capitano Jacopo de Cavalli, l'eroe veneto a cui è intitolata una strada  al Lido. 
La storia tra l'altro dimostra, una volta di più, il sentimento nazionale veneto: in un periodo come il Medioevo, nel quale - a torto - si pensa che ci fosse un prevalente attaccamento alle Signorie locali, come Scaligeri o Carraresi, i Veneti invece si sentivano un tutt'uno ed infatti alla prima occasione le varie Comunità venete si sono staccate dai signorotti locali per entrare nel nostro Grande Stato Nazionale. 
W San Marco! 
Edoardo

CAVALLI, Giacomo (Iacobus a Caballis; Iacobus ab Equis; Iacomo dai Chavagli; Giacomo delli Caugi). - Nacque presumibilmente a Verona - dove la sua famiglia risulta residente già nel sec. XII

Al servizio di Venezia,  in più occasioni,  viene nominato capitano generale delle armate terrestri durante la guerra di Chioggia del 1379. Il contrat…

UNA LEZIONE DI MORALITA'; IL PATRIMONIO DEL DOGE.

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Il futuro Doge, prima di essere eletto, doveva depositare l’intera documentazione del suo stato patrimoniale. Doveva giurare di non agevolare né direttamente né indirettamente se stesso, nessun parente o amico. (Quasi come ai giorni nostri sic!)  Alla sua morte era effettuata, a partire dal 1501, un’accurata verifica dagli Inquisitori sopra il Doge defunto sui comportamenti adottati e, nel caso fossero stati riscontrati arricchimenti rispetto allo stato patrimoniale al momento dell’elezione, erano tutti senza nessuna esclusione considerati illeciti.
Questa verifica aveva inizio subito dopo l’avvenuta morte del doge e generalmente si concludeva prima dell’elezione del successore. In caso di riscontri positivi gli eredi erano tenuti a rimborsare lo Stato, come è avvenuto, tra gli altri, agli eredi del doge Leonardo Loredan.  Malgrado quest’ultimo avesse fatto dono di un’enorme ricchezza alla Serenissima (alcuni dicono 100.000 ducati) gli inquisitori riscontrarono un arricchimento illec…

UN MERCANTE VENETO DIETRO AL DOLCE NAZIONALE INGLESE

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Ce ne parla lo storico Alessandro Alberto Magno in un intervento sul "Sole 24 ore".
Natale, tempo di Christmas pudding. Il dolce che al di là della Manica ricopre il ruolo che da noi ha il panettone è un composto carico di frutta secca in generale e di uvetta in particolare. Proprio per questo, così come anche il plum cake, ha un papà tutto italiano, di nome Giacomo Ragazzoni, un mercante – occorre aggiungere ricchissimo? – veneziano che nella seconda metà del Cinquecento deteneva il monopolio del commercio dell'uvetta passa, tra l'impero ottomano e l'Inghilterra. Insomma, è stato Ragazzoni a rendere l'uvetta un bene di (quasi) largo consumo nel regno dei Tudor e senza di lui i dolci inglesi a base di questo ingrediente o non sarebbero nati o sarebbero arrivati solo più tardi. Non è affatto un caso se i primi accenni al Christmas pudding risalgono al XVI secolo.
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Ragazzoni apparteneva a una famiglia di mercanti originaria di Valtorta, nell'alta val Bre…