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IL VANGELO DI SAN MARCO SEQUESTRATO AI FRIULANI, MA ERA UN FALSO

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Una bella pagina di storia.  C'era un antico manoscritto (ma non abbastanza antico) risalente al IV secolo, che conteneva i quattro vangeli: i friulani lo conservavano a Cividale e però accantonarono tre dei quattro e ne tennero solo uno, sostenendo che era quello originale scritto da Marco. Questo accresceva il loro prestigio: ma non avevano fatto i conti senza l'oste.. cioè Venezia.  E pensare che noi padovani abbiamo le spoglie di Luca, ma non ve lo abbiamo fatto pesare più di tanto, eh :); padovani gran dottori, si sa. 
Tra i codici antichi conservati nel Museo Archeologico di Cividale c’è parte del codex Aquileiensis o Forojuliensis, scritto nel IV secolo, che conteneva in origine tutti e quattro i Vangeli.

In tempi successivi dal codex venne tolto il Vangelo di San Marco con lo scopo di sostenere, con maggior forza religiosa e politica, la tesi che si trattava proprio del vero testo originale, scritto da S.Marco ad Aquileia.

A tale fine questo vangelo per parecchi anni re…

LO SCIALLE O ZENDAL DELLE VENETE, COME E' NATO ?

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LO SCIALLE VENEZIANO

Le donne veneziane, sia nobili che popolane, hanno sempre avuto un modo particolare di esprimere la propria femminilità: donne argute, decise, la battuta pronta, e consapevoli del proprio essere persone, oltre che donne. A Venezia queste caratteristiche venivano definite con il termine " morbin". Nel 1761 fu concessa a tale Giovanni Zivaglio la licenza di "fabbricare fazzoletti come si usano nelle Indie e portati anche dalle donne dello Scià di Persia". Tale "fazzoletto" venne chiamato " zendado, o zendàle, e altro non era che un grande scialle con lunghe frange confezionato in seta, in pizzo, e, per le popolane più povere, in lana, tutti di vari colori o delicatamente ricamati (dal 1848, quando venne proclamato il lutto per i caduti della lotta di liberazione, diventarono rigorosamente neri), ed in seguito venne rinominato scialle (da Scià di Persia, appunto).

Le popolane utilizzarono questo indumento che poteva essere aperto, …

GLI STUPRI DI GUERRA IN UNA TERRA DIMENTICATA: LA VENEZIA

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Il debito enorme dell'Italia verso la Venezia (Veneto e Friuli).
 Oltre alla tassazione da rapina di sempre, all'emigrazione, alla pellagra, aggiungiamo l'invasione dell'esercito austroungarico, che portò distruzioni, fame nera, e violenze di cui poco si parlò. Una serie infinita di stupri che non sempre furono denunciati dalle povere donne, per la vergogna che ne provavano.  Vi propongo oggi un piccolo assaggio dell'orrore puro a cui fummo sottoposti, noi veneti, con l'invasione delle truppe imperiali, che si comportarono come Attila, specie nel primo mese..e nemmeno le porte si potavano chiudere, per ordini del comando militare.... per chi volesse approfondire, metto il link sotto.  Il brano è ricavato dal libro Senza via di scampo di Michele Piazza (Gli stupri nelle guerre mondiali).

----La maggior parte delle violenze furono registrate nella prima fase dell'invasione, in particolare nella prima metà del novembre 1917 quando, cioè, gli eserciti nemici &q…

UNA GIORNATA A VENEZIA SCANDITA DALLA CAMPANA

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Antonella Todesco

La vita nelle vie di Venezia presentava in ogni stagione dell'anno una gaiezza tutta propria. Un ora prima del levar del sole, suonavano le campane del mattutino e si toglievano le guardie al Palazzo Ducale e alla Piazza San Marco. Quando spuntava il sole, i rintocchi della campana marangona chiamava alle officine e alle botteghe gli operai, ai traghetti i gondolieri e, alle loro faccende, i facchini. Molti, appena usciti di casa, andavano alla chiesa per la prima messa o si soffermavano a pregare dinanzi ai "capiteli" che sorgevano agli angoli Delle vie, sulla facciata di alcune case o ai piedi di qualche ponte. La vita e il movimento erano in piena animazione al suono della campana di terza, circa alle 8 d estate e alle 10 d inverno. L orario dei pubblici uffici era fissato dall ora di terza alle 13. I magistrati dei tribunali non si allontanavano finché non fosse terminata la discussione Delle cause, alcune Delle quali si prorogavano dopo pranzo e pe…

VENEZIA E IL VESSILLO TURCO DI LEPANTO, MARIO GIORDANO PENSACI TU!

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Caro Mario Giordano,

mi rivolgo a lei dato che penso troverà paradossale  quanto ho notato al palazzo ducale di Venezia, nella cui armeria sono esposti cimeli  rarissimi e simboli della passata gloria veneziana che dovrebbe essere anche di tutto l'Occidente, o sbaglio? Mi è venuto il dubbio dopo essermi accorto, un paio di anni fa, che un vessillo strappato al turco nella battaglia di Lepanto nel 1571, con enorme sacrificio di vite umane venete, italiane, spagnole è stato girato in su verso il soffitto, in modo da impedirne la visione al visitatore. La bandiera verde, di forma triangolare porta inciso a caratteri in oro, il nome del Profeta e dei versetti del Corano  fino a riempire lo spazio.
Poiché per i miei tanti acciacchi mi è ormai difficile muovermi dalle prealpi feltrine dove abito, ho chiesto a qualche amico se fosse stato posto rimedio a questa situazione ridicola, ma mi hanno detto che ancora era in bella vista solo il telaio in legno su cui è adagiato. Mi viene il sosp…

ALTINO PREROMANA E L'EXPORT DEI CAVALLI IN TUTTO IL MONDO

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Tutti saprete del culto dei cavalli da parte dei nostri antichi Padri, ma forse non sapete che da Altino essi partivano magari per vincere le Olimpiadi in Grecia, o come merce pregiata ed ambita, acquistati dal tiranno Dionigi di Siracusa (tra parentesi, da noi tiranni non ve ne furono mai). Ebbene, tracce del culto e della presenza dei destrieri "eneti" le han trovate gli archeologi, in un tempio-emporio a sud est della Altino pre romana e romana. Era il primo santuario che chi arrivava dal mare trovava alla porte di Altino, di forma quadrangolare con un ampio cortile più volte lastricato fino in epoca romana, ed era frequentato, a giudicare dagli ex voto, sia dai Veneti che da altre etnie. Infatti si sono trovati bronzi etruschi, ceramica attica, bronzetti di tradizione celtica e di origine locale. In una fossa sono state scoperte mandibole numerose di equino, probabilmente sepolte in un rituale apposito, come reliquie attestanti il sacrificio dei quadrupedi.  E questo ci…

I VENETI MARCISCANO SOTTO I PINI! MICHELE FAVERO RISPONDE

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Michele Favero

LETTERA APERTA AL DIRIGENTE ABRUZZESE CHE HA AUGURATO AI VENETI DI MARCIRE ASSIEME AI PINI SRADICATI DAL VENTO.

Carissimo dirigente abruzzese, con questo suo scritto mi da la possibilità di far luce su un aspetto molto importante e ancora non chiaro a tanti miei concittadini Veneti.  Lei ha augurato ai Veneti di marcire assieme ai Pini perché era convinto che il Popolo Veneto avesse risposto positivamente ad un referendum per l'Indipendenza, ma così non è.  Il Referendum promosso dai politici che oggi rappresentano il Veneto, è stato fatto con un quesito molto chiaro e parla solo di ulteriori forme di Autonomia.  Pertanto lei ha colpito le persone sbagliate, pensando di colpire invece i veri Veneti egoisti e cattivi di cui faccio parte io, che sono veramente un INDIPENDENTISTA, ma rappresentiamo solo il 3% dei Veneti.  Ora capisco che la sua ignoranza sia dovuta al suo basso livello di scolarizzazione, ma non si scoraggi, molti Veneti non conoscono la differenza tra…

MERCURIO BUA, UN TEMIBILE STRADIOTO ALBANESE AL SERVIZIO DI SAN MARCO.

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Se capitate nella chiesa di Santa Maria Maggiore a Treviso, vi colpirà certamente un grandioso monumento funebre, dedicato al Conte Mercurio Bua, opera del Bambaia. Nella chiesa, in perfetta nemesi, sono conservate anche le catene, deposte come ex voto, di un suo prigioniero. Trovo in Wikipedia:
Girolamo Miani – ironia del destino – aveva portato le proprie catene in ex voto alla Madonna; quello stesso santuario che, nel 1882, diventò proprietà dei Chierici Regolari di Somasca, ordine fondato dallo stesso Miani dopo la prigionia e la miracolosa liberazione. Lo splendido sarcofago marmoreo nel quale fu riposta la salma di Mercurio Bua, visibile tutt'oggi in detta chiesa, è opera dello scultore lombardo Agostino Busti, detto il Bambaia, originariamente destinato al musicologo Franchino Gaffurio e trafugato dal Bua stesso dalla Certosa di Pavia, durante il sacco della città del 1528.
Tornando al nostro Conte: un suo discendente ne riassunse la carriera mirabolante, tacendone magari …

ITALIA UNA E INDIVISIBILE UN DOGMA RELIGIOSO

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di Europa Veneta
Non ci risulta che nessuno abbia sinora messo in evidenza il concetto davvero incredibile di “indivisibilità dello Stato”, che i giacobini di tutte le risme ripetono aprioristicamente, per far intendere ai Veneti che non devono sperare in altro se non di estinguersi con il tricolore sulla bara. Si noti che gli Stati Cristiani nella loro storia millenaria avevano dato per scontati gli spostamenti di confini (mutamenti politici che, in effetti, c'erano sempre stati e sempre ci saranno): i territori, un tempo venivano conquistati, perduti, scambiati, talvolta addirittura acquistati con somme di denaro. Mai i sudditi furono in precedenza fagocitati contro il loro consenso da Stati Uniti ed Indivisibili, con diritto di vita e di morte su di loro: la gente viveva da sempre in piccoli ambiti territoriali, dotati di una forte autonomia basata sulla tradizione locale. C’è da domandarsi di quale natura sia il possesso esercitato dalla “Repubblica una ed indivisibile”…  Guar…

ANCHE CARLO II D'INGHILTERRA INNAMORATO DELLA GONDOLA

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Marco Zanon (gondolier)
1 febbraio 2017

Le gondole non sono e non furono solo dei mezzi da trasporto ma vere opere d'arte , spesso invidiate e richieste in tutto il mondo . Tra le prime gondole inviate come omaggio sono quelle date al re Carlo ll d'Inghilterra nel 1661 e costituirono uno spettacolo inusitato ai londinesi che osservarono attoniti queste strane barche veneziane , spinte per la prima volta nel Tamigi. L'ambasciatore della repubblica di Venezia Francesco Giavarrina aveva scritto : "è impossibile esprimere il piacere si sua Maestà e come le gondole furono elogiate dal Re , dalla corte e da ogni altro . Sua Maestà vi salì subito con il duca e la duchessa di York e con altre lady della corte , e fece salire anche me .

Altri gentiluomini di palazzo seguivano con la seconda barca. Si fece breve tratto del fiume , davanti ad una grande folla riunita per vederle , per vedere la loro ricchezza , grazia ed agibilità , essendo ammirati con elogi anche i loro gondo…

LA DEDIZIONE DI MONSELICE ...A VENEZIA TIRANNA

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Così lascia intendere l'articolo che vi allego intitolato "il privilegio veneziano di Monselice" ad opera di tali Renato Ponzin e Flaviano Rossetto. In pratica, mi pareva di leggere in fotocopia le tesi dei più accaniti autonomisti friulani, ostili a Venezia, vista come tiranna.  Si stigmatizza come esempio di sopruso il fatto  che i "privilegi" riconosciuti nella dedizione avessero il limite invalicabile di non poter andare contro gli interessi dello stato veneto. Ma se invece di scrivere come ho fatto correttamente io, mi scrivi che " nei patti con Cittadella e Bassano si dirà che i loro statuti dovevano essere osservati nella misura in cui non fossero in contrasto con gli interessi veneziani..." e stigmatizzi il fatto come prova di tirannide, mi sa che hai le idee confuse.  Venezia assumeva il ruolo di capitale di uno stato nuovo, di tipo federale, basato sulle autonomie locali, che avevano il necessario limite, pena la dissoluzione del medesimo, …