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LA CGIL PROTESTA PER LA STORIA VENETA. MASSIMO TOMASUTTI RISPONDE

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Mi segnala l'amico e storico Massimo Tomasutti, che in una lettera al Gazzettino, la dirigente della Cgil scuola del Veneto, si lamenta del fatto che Zaia voglia far insegnare la storia veneta nelle scuole (orrore!) mentre dovremmo far studiare l'influsso della civiltà italiana nella formazione della civiltà veneta. (A noi veneti che sappiamo la storia parrebbe dover esser il contrario. Studiare l'influenza della civiltà veneta in Italia). Risponde Tomasutti in maniera mirabile, tanto che è riuscito a commuovermi e a riempirmi di orgoglio. Ecco la sua lettera al giornale:

Gentile Direttore Papetti,
La lamentela espressa su queste pagine dal Segretario Regionale Flc Cgil Marta Viotto secondo cui nelle dichiarazioni pubbliche rese dal Governatore Luca Zaia - conseguenti alla firma dell’intesa tra Ministero dell’Istruzione e Regione Veneto per l’individuazione di percorsi didattici per sviluppare lo studio e la conoscenza della cultura e della storia veneta -, fossero assenti…

E LA CHIAMANO CHIESA DEI MENDICANTI, MAH!....A VENEZIA NATURALMENTE

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Un "turista per caso" non se l'aspetta: legge "chiesa dei Mendicoli", dei mendicanti, e anche per l'aspetto modesto dell'esterno, non pensa certo di trovare una bomboniera piena di decorazioni in oro, con una volta elegante e dipinta in maniera mirabile. Deghe on cio.. Dateci un'occhiata e magari fermatevi a visitarla. La migliore descrizione l'ho trovata in Magico Veneto it.
Sembrerebbe incredibile, ma anche a Venezia esistono luoghi estranei al turismo di massa che soffoca la città e che conservano sprazzi di vitalità autentica. Riduttivo chiamare Venezia minore questi isolati con palazzi, calli e canali interessanti e soprattutto con chiese davvero scrigni preziosissimi di opere d'arte. . .
 Una di queste chiese, nel lembo estremo del sestiere Dorsoduro, è San Nicolò dei Mendicoli. Divagando dai percorsi più battuti la si può facilmente raggiungere, sarà sicuramente una scoperta entusiasmante.
Partendo dalla stazione ferroviaria si passa…

L'INCREDIBILE CHIESA DELLA MADONNA DELL'ORTO, A VENEZIA

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La monumentale chiesa della Madonna dell'Orto sorge all'estremo lembo nord del sestiere di Cannaregio, sul campo-sagrato omonimo, che conserva l'antica pavimentazione in cotto spinato tra riquadri in pietra d'Istria, ed è affiancata dall'antica Scuola dei Mercanti. Edificata nel XIV secolo e ricostruita o fortemente rimaneggiata nel XV secolo, la chiesa era dedicata a San Cristoforo, ma presto assunse la corrente popolare denominazione in onore di un'immagine miracolosa della Vergine col Bambino rinvenuta in un orto vicino (oggi conservata nella Cappella di San Mauro).
 La magnifica facciata in cotto è una delle più interessanti di Venezia, testimonianza della transizione dallo stile romanico al gotico, e dal gotico al rinascimentale.
Gli spioventi delle navate laterali accolgono nelle nicchie dodici Statue degli Apostoli attribuibili ai Delle Masegne, mentre il bel portale di transizione tra gotico e rinascimento accoglie al vertice il gotico San Cristoforo …

LA MAGICA ABBAZIA DI SUMMAGA

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Reportage di Antonella Todesco su una delle più affascinanti basiliche romaniche del Veneto.

L' abbazia di Summaga, benedettina, risale probabilmente, all' epoca di Carlo Magno e fu istituita dai vescovi di Concordia. Faceva parte di un consesso, una specie di Parlamento assieme all abate di Sesto al Reghena e Concordia. Insieme prendevano decisioni riguardanti la loro zona e controllavano i signori locali uniti in una "curia vassallorum".

Abate di Summaga fu anche un Rezzonico che sarebbe divenuto poi Papa Clemente XIII, egli, durante la sua carica, fece restaurare la chiesa come ricorda una lapide. Il monastero aveva un castello e probabilmente la chiesa era cinta da fossati per proteggerla dalle incursioni degli Ungheri. Recenti lavori hanno ridato alla chiesa il suo aspetto originale di edificio romanico finito nel 1211 su di una costruzione precedente (la facciata settecentesca però ne altera l armonia). Interessanti sono gli affreschi presenti nell' absid…

IL MISTERO DI S. LUCA A PADOVA, OGGI SVELATO

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Grazie alla scienza e ad accurate indagini storiche, unite al risultato della ricognizione dei resti dell'apostolo, possiamo esser certi che lo scheletro conservato nella basilica di Santa Giustina, è quello dell'apostolo, come ci tramanda la Tradizione. Quindi la Nazione veneta ha l'onore di ospitare i resti di ben due dei quattro Evangelisti: San Marco nella nostra capitale storica e Padova nell'immediato entroterra.
Vi allego oggi, giorno dedicato dalla chiesa alla memoria di San Luca, un brano che spero vi stimoli a proseguire la lettura dell'articolo, nel link sottostante, richiamato all'attenzione nostra  dal bravissimo
Davide Lovat

Dei 4 evangelisti, due riposano in Veneto. (Allego di seguito il link di un articolo di 20 anni fa, quando fu effettuata la ricognizione scientifica sui resti mortali dell'evangelista)http://www.30giorni.it/articoli_id_14423_l1.htm...
L'articolo è di 20 anni fa:


Luca riposa a Padova
Nella Basilica di Santa Giustina è con…

17 OTTOBRE, RENZO FOGLIATA E LA FINE DELLA REPUBBLICA

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Così l'avvocato e amico Renzo Fogliata commenta lo scempio che ancora non è stato riparato: Il 17 ottobre sono 221 anni dall'infame spartizione della Veneta Repubblica per mano di Francia ed Austria, con il trattato di Campoformido. Come e peggio della spartizione della Polonia, le due potenze, in spregio a qualsiasi più elementare norma del diritto delle genti ed in palese violazione della neutralità della Serenissima, dopo averne scorso in armi per oltre un anno l'intero territorio, ponevano fine con la violenza allo Stato più antico, luminoso e civile d'Europa. Le sue ricchezze ed il suo patrimonio artistico venivano rubati a man bassa ed in parte distrutti, la sua immensa tradizione civile e giuridica veniva dispersa ed, anzi, sottoposta ad un'operazione prezzolata e volgare di dannazione.  Uno dei tanti servi sciocchi di Napoleone, Darù, veniva incaricato di riscrivere la Storia di Venezia condendola di un mare di menzogne e calunnie, che solo la colossale ope…

17 OTTOBRE, CAMPOFORMIO, IL LADRO NAPOLEONE E IL RICETTATORE, L'AUSTRIA

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Il 17 ottobre 1797, a Campoformi(d)o nella tenuta del povero ultimo Doxe Lodovico Manin (dove Napoleone come beffa finale si era installato), si consumò un atto di delinquenza internazionale, per la quale un malfattore di nome Napoleone, vendette la libertà dei Veneti e dei popoli ad essi confederati, all'Austria, che si comportò da ricettatore.  Tutto era stato progettato e pensato già col precedente preliminare di Leoben, che fu l'antesignano del misfatto finale. Mancava ancora lo scasso, ma il ladro era già ben alloggiato nella "proprietà" dei Veneti, armato di tutto punto, in disprezzo di ogni regola di neutralità dell'ospite involontario...
"Napoleone, incoraggiato dai successi ottenuti con le campagne in Italia, senza tenere conto della neutralità proclamata da Venezia puntò direttamente su Vienna. L’Austria si vide allora costretta a chiedere un armistizio, culminato nei preliminari di Leoben (7-18 Aprile 1797), nel corso dei quali venne concordato c…

LA TOMBA DEL PRINCIPE DEI VENETKENS DI PADOVA

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Ho vissuto parte della mia adolescenza alla Stanga, quartiere alla immediata periferia di Padova, in direzione di Venezia, luogo che era usato, come necropoli dai nostri antenati paleoveneti. Cosa che io, naturalmente, ignoravo del tutto; lo vedevo come un centro anonimo e uno snodo stradale. Anche se a pochi chilometri da casa, c'era il ponte dei Graissi, che avevo appreso, era di epoca veneto romana. Più lontano ancora, Terranegra il cui nome pare facesse riferimento a un antico luogo di tumulazione contemporaneo all'edificazione del ponte. Tutto questo mi è venuto in mente, guardando questa foto molto molto intrigante, riguardante la tomba di un principe veneto.
Questa tomba è stata scavata in una ampia necropoli, usata dall’inizio del VI alla metà del IV secolo a.C. , situata in località San Gregorio, nei pressi dell’odierno piazzale della Stanga. Il complesso si trovava nella periferia orientale della città. I defunti erano sepolti con una netta prevalenza dell’incinera…

SAN MARCO E I SANTI PER UNA SOCIETA' VENETA COESA

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Ci spiega Elena Vanzan Marchini che attraverso le arti figurative (statue, dipinti bassorilievi) il culto di un santo era il miglior veicolo di messaggi e anche di informazione sanitaria (si pensi al culto vivissimo a San Rocco,protettore degli appestati). II predicatori narrando della vita del santo, imponevano norme morali di comportamento, mentre le processioni e le messe erano importanti rituali di coesione e di compattamento sociale. Da qui l'importanza che l'Occidente attribuì al recupero e al possesso delle reliquie,la "spoglia" diventa il tramite simbolico tra la società che la custodiva e il Sacro, che tramite il suo corpo si era manifestato nella Storia.
L'autonomia di Venezia da Bisanzio e la sua vocazione marinara furono sancite dall'avventuroso trafugamento del corpo di San Marco da Alessandria d'Egitto: Teodoro, iniziale patrono, non era più in grado di rappresentare la crescente potenza marittima e fu soppiantato da Marco, evangelizzatore…

CASTELVECCHIO A VERONA E LA FUCINA DEL MILITARE.

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L'amico ricercatore storico nonché responsabile dei militi veronesi ci porta con sapienza,   dentro Castel Vecchio di Verona, ai tempi in cui era scuola militare per la formazione dei cadetti dell'esercito veneto, parlandoci dalla vita che vi si svolgeva "quotidie" e di come si formavano i soldati di allora e gli ufficiali. Altri tempi, caro Danilo! Inutili le tue fughe oniriche: (dovremmo torchiare i nostri militi) scrivi, a proposito dei gruppi storici attuali. Io incomincerei dalla base: un maggiore rispetto per la ricostruzione delle divise, come oggi ha iniziato a fare il nuovo Veneto Real che fu anche il primo a partire nel settore rievocativo veneto dell'ultimo periodo, grazie a Gabriele Riondato. 


Di "Ecce Leo"
Castel Vecchio, Verona fu edificato l'anno 1355, quando fu posta la prima pietra da Cangrande della Scala. Successivamente venne convertito, nella seconda metà del XVIII° secolo per decreto del Veneto Senato, in Collegio Militar. Con d…

LE SITULE, DAL DANUBIO ALLA VENEZIA. UNA CIVILTA' UNICA

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Bell'articolo che dimostra quanto i Veneti, anche con le loro "situle" "secie", (vasi sacri che poi troveremo ricordati nel mito del "Sacro Graal" nato nel territorio dei Venedoti del Galles) abbiano partecipato a una cività unica che si sviluppò dal Danubio al nord  Italia. Date una scorsa.. altro che civiltà paleoveneta "autoctona". Teoria nata a fine Ottocento, epoca in cui tutto doveva essere "italiano".. e pure ora, con un'italietta che annaspa sempre più, sommersa dai debiti restano il calcio e ... le sbornie storiche. 

dal Corriere delle Alpi.
LA CULTURA DELLE SITULE DAL DANUBIO AL VENETO
Rifacendoci all'unica pubblicazione organica su questa materia, il volume del 1961 "Mostra dell'arte delle situle dal Po al Danubio (VI-IV sec. A. C.) Padova- Lubiana-Vienna, si viene a sapere come lo studioso Merhart sia stato il primo a dimostrare che la situla, da cui discende il nome di quest'arte, sia un prodotto d…

PARLIAMO DI ... MONA, PAROLA MAGICA PER I VENETI

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Di Sergio Frigo un mirabile articolo comparso sul Gazzettino che ci spiega l'origine di una parola.. sulla bocca di tutti i veneti doc, ogni giorno.  Anca massa.. anche troppo, direi.😈😎 Usata per indicare "l'origine del mondo" ma anche persona sciocca, ha affascinato un giovane studioso che ne ha ricavato addirittura un saggio. Che ha avuto qualche problema sulla scelta del titolo 😊

VENEZIA - Sulla qualità e il tema del volume, per quanto pruriginoso, nulla da eccepire, anche per gli austeri professori della Normale di Pisa, dove lavora l’autore, Luca D’Onghia. Ma è stato sul titolo che hanno dovuto discutere molto, anche con l’editore, la padovana Esedra. "Un’esperienza etimologica veneta", come volevano, era ineccepibile ma, diciamo, piuttosto reticente: non svelava infatti l’argomento, che è il termine veneto che indica sia l’organo sessuale femminile che una persona decisamente sciocca. Alla fine si è trovato un compromesso su un sottotitolo che ha f…

VENEZIA ALL'EPOCA DEGLI "IMPIZA-FERAI"

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Antonella Todesco A Venezia, durante la notte, l'illuminazione era scarsa tranne che a San Marco e a Rialto, dove i bottegai incominciarono, nel 1718 circa, a tenere accesa una lanterna fuori dalla loro bottega. Certe calli erano rischiarate appena da un lanternino, ricordo dell' antico "cesendelo", che ardeva dinanzi alle immagini sacre. Per camminare, attraverso il buio notturno, chi poteva permetterselo, pagava "uomini sconosciuti con un fanalino in mano". Questa caratteristica guida era chiamata "codega" (dal greco guida). Solo dopo il 1732 iniziò la illuminazione Delle strade coi fanali, giacché il Goldoni, quando vi fece ritorno nel 1734 trovò  " Che i fanali formavano una decorazione utile e piacevole" mentre, nel 1763 l abate Coyer osservava che di notte le vie veneziane erano ben illuminate " ce qui n est pas commun en Italie". L' illuminazione, che non era però estesa a tutte le strade, non fece scomparire il code…

LA DECADENZA VENETA.. CHE INIZIA DALLA CULLA

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Vi giro questo intervento di Europa Veneta, del tutto condivisibile: si  parla di corsi per insegnati di storia veneta (operazione, nelle intenzioni, ammirevole) ma li si affidano a storici titolati che però fan risalire la cosiddetta "decadenza" del nostro stato legato alla storia di Venezia, praticamente dall'alba della sua formazione se si guarda alla dedizione della Terraferma anteriore di pochi decenni alla battaglia di Agnadello. In realtà fu con la guerra di Cambrai che Venezia ebbe coscienza della fedeltà dei sudditi di terraferma, divenuti marciani in maniera compatta, a dispetto delle nobiltà locali. Gullino è anche un attento storico di Venezia, ma le radici, "e raixe"... sono italiane. 
Alleghiamo due articoli sull'annunciata formazione di insegnanti di storia veneta, affidata alle cure  dell'ineffabile Prof. Giuseppe Gullino. La visione del mondo che vi traspare, però, è tutta  italiana.  Già nella presentazione si presenta l'abbattimen…

ESER SECO INCANDIO E... EL BISCOTO DE CANDIA

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BONDI' A TUTI, ANCO' VE CONTO DE COME XE NATO EL MODO DE DIR NEA NOSTRA LENGUA: ESSER SECO INCANDIO.

BISOGNA CHE TORNEMO INDRIO AL 1669, QUANDO EL NOSTRO GRANDE FRANCESCO MOROSINI EL FIRMA LA RESA COL TURCO A CANDIA, MA CO L'ONORE DE LE ARMI, DOPO 22 ANI DE ASSEDIO.

VE PODI' IMAGINAR COME GERA RIDOTI I SUPERSTITI CHE I GAVEVA AVUDO EL PERMESSO DE ABANDONAR LA SITA' SENSA PERO' PORTAR VIA GNENTE. ALCUNI DE QUESTI I ZE STA STA' PORTA' A VENESIA E I GERA CUSSI' MAGRI E PATII CHE XE NATO EL MODO DE DIRE. "ESSER SECO INCANDIO" CIOE' PROPRIO TANTO MAGRO DA MOSTRAR I OSSI COME UNO DE CANDIA.
MA NALTRA ROBA ZE LEGADA A STO FAMOSO ASSEDIO: EL BISCOTO. NEL 1822 I GA TROVA' ANCORA INTATE DELE SCORTE DE "FRISOPO" CIOE' DEE GALETE BISCOTAE DE CUI SE GA PERSO EA RICETA E E GERA ANCORA BONE, PROFUMAE E COMESTIBILI.

LE GERA STA MANDAE DA VENESIA COME SCORTA ALIMENTARE E NEI DOCUMENTI DE L'EPOCA E GERA DEFINIE ANCA COME "BISCO…