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VENETO NASCOSTO: LA FONTANA LOMBARDESCA DI FELTRE

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Lombardesca... mi chiedevo, la prima volta che l'ho ammirata se si riferisse al breve dominio del granducato di Milano nel territorio feltrino, e invece la storia è diversa. Se venite per i palio di agosto non mancate di visitarla, merita. Sembra un teatro rinascimentale  all'aperto.

La più importante delle fontane lombardesche di Feltre, fontane di tipo monumentale, si trova in Piazza Maggiore sul fronte Nord (nella parte inferiore rispetto alla chiesa dei santi Rocco e Sebastiano) ed è stata realizzata alla fine del XV secolo da lapicidi della famiglia Lombardo e restaurata attorno al 1520
Nella città di Feltre si trovano all’incirca quaranta fontane lombardesche.

La fontana lombardesca di Piazza Maggiore è ripartita in tredici rettangoli, ognuno dei quali è delimitato da cornici e paraste disposte in tre livelli, decorate con gli stemmi dei Rettori e della città di Feltre che un tempo probabilmente erano dipinti, ma ora non più. La fontana presenta inoltre cinque bocchette …

MASSIMILIANO INVADE IL CADORE, e nasce l'autonomia di Cortina

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Quella volta a Massimiliano I d'Asburgo andò molto male: già con la fama di aver mire espansionistiche il giovane imperatore pretendeva di passare col suo esercito per recarsi in Italia centrale, dal papa, a farsi incoronare. Par di veder il film di Napoleone qualche secolo dopo... ma allora Venezia rispose "NON POSSUMUS",essendo nel pieno del suo splendore e potenza, con i Cadorini pronti a difendere i confini. Ecco cosa successe.



Nel mese di giugno 1507, l'imperatore Massimiliano I d'Asburgo chiese alla Repubblica di Venezia di passare sulle sue terre per recarsi a Roma per farsi incoronare accompagnato dal suo esercito. La Repubblica Veneta, temendo che fosse un pretesto per invaderla, dopo molte esitazioni rispose che avrebbe acconsentito al transito dando disposizioni perché gli venissero resi i dovuti onori ma che se avesse voluto passare col proprio esercito gli avrebbe opposto resistenza. L'imperatore invece si preparò alla guerra ammassando truppe ai…

I LEONI DELLA MAGNIFICA COMUNITA' DEL CADORE

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TRE FOTO DELL'AMICO Leandro Mereu ci danno l'estro per parlare della Magnifica Comunità del Cadore, terra di confine e baluardo dei Veneti, nei confronti dell'Impero.
Il primo Leone è quello collocato all'interno del Salone del Consiglio a Pieve di Cadore, e lo trovo stupendo. Eccolo:


Mi precisa Leandro: da come mi hanno detto in Magnifica ( e che ripeto durante le visite al palazzo...) il Leone in "moeca" è la copia di quello che si trova all'Arsenale e donato da Venezia al Cadore.  Dalla torre lato est compare un altro Leone seicentesco di buon pregio, in forma andante mentre quello dal lato dell'orologio è stato distrutto dai francesi:  Qualche cenno storico sui cadorini, in cui scorre anche sangue venetico: 
Il Cadore (in ladino Ciadura, in tedesco Cadober, Gadraub, Kadober, Cadover, Kataufers, in veneto Cadòr, in friulano Cjadovri, in sloveno Katubrija) è un territorio storico italiano, situato nell'alta provincia di Belluno in Veneto. Tale t…

LE MESTOLAIE, le ambulanti bellunesi e friulane

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ARRIVAVANO CON I LORO CARRETTI O CON LE GERLE CARICHE DI CASALINGHI IN LEGNO
Storie di lavori e mestieri dell'altro ieri, forse oggi già scomparsi, ma che facevano parte integrante della vita del dopo guerra negli anni della ricostruzione.
Assieme alle prime rondini, appena finito l'inverno, arrivavano nei mercati della pedemontana o della pianura con i loro carretti pieni di una mercanzia fatta di legno.
Scendevano dal bellunese, dai monti friulani o trentini con carri e carretti pieni di mestoli e cucchiai di legno (dal mestolo per fare la polenta al cucchiaino per il miele), forchettoni, mattarelli di legno di varie lunghezze e diametri, battipanni in “canna d'india” sagomata, sessole di varie dimensioni, contenitori per il sale, assi per il bucato (toea da masteo o da lanpor), seggiolini, fusi, còrli, sgabelli e mortai col pestello. Tamisi grandi e piccoli per granaglie, farine e macinati. Le mùneghe per riscaldare il letto non mancavano. C'era tutto quello che potev…

DAL 1300 IN DALMAZIA, A PARLAR VENETO

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Della linguista Gianna Marcato.Università di Padova.


Verso la fine del 1300 appaiono interessanti documenti in lingua volgare, a carattere commerciale, giuridico, amministrativo o cavalleresco, i quali attestano la sovrapposizione del veneziano al dalmatico e testimoniano il contatto col mondo slavo.

Anche nei documenti mercantili veneziani si manifesta questo contatto linguistico. Ad esempio il testo di un contratto per una partita di sapone steso a Venezia nel 1302 è più dalmatico che veneziano, segno evidente che il mercante veniva dalla Dalmazia.
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A Ragusa già nel 1306 si usava il volgare di tipo veneziano nella cancelleria, prima di quanto non si usasse a Venezia, dove era in vigore ancora il latino, ed in volgare è steso il discorso per gli Ambasciatori al re di Ungheria, a cui Ragusa è sottoposta, anche in un'epoca in cui i rapporti con Venezia erano di inimicizia. Logicamente la base è veneziana, ma in trasparenza appaiono di continuo tratti dalmatici, tanto quanto più gli…

LO STRAORDINARIO LEONE "MONARCHICO" DI SELVA DI CADORE.

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Leandro Mereu ci manda questa chicca straordinaria: un "Lion" con tanto di corona reale! E pure accovacciato. 
Oggi alla conferenza sulle nuove sale espositive del Museo Vittorino Cazzetta a Selva di Cadore. ... Selva seguì nei secoli le sorti del Cadore, di cui costituiva, insieme a Caprile, la propaggine occidentale. Fu quindi, in primo tempo, dipendente sia politicamente, sia religiosamente, dal Patriarcato di Aquileia, per passare successivamente, nel 1426, nel dominio veneziano, a cui fu legata fino alla caduta della Repubblica. Il Leone di San Marco rappresenta il simbolo di questo legame storico e culturale con la "Serenissima" e per questo compare spesso nell'iconografia del territorio. In questo caso si tratta di una lapide confinaria in marmo realizzata in bassorilievo, che si presume sia stata messa in salvo (e poi dimenticata) al tempo della invasione francese del 1797. Si tratta di un pezzo donato al Museo, particolare perché "rivela una icono…

Piazza Giorgione, la piazza del mercato dal 1400

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Era una mattina di primavera del 1950 e la piazza del mercato di Castelfranco (ora piazza Giorgione) era innondata di sole che illuminava in maniera surreale le merci esposte sui banchi degli ambulanti. Anche la statua eretta in memoria del suo cittadino più illustre aveva un altro colore, era meno grigia e non sembrava di pietra.
Veci ricordi de Casteo
Quello che mi colpì era il bianco dei mantelli dei buoi, in netto contrasto con il monocolore (tra il nero ed il marron scuro) degli abiti dei loro proprietari, il loro muggire sordo e l'odore forte dei loro escrementi. Era la prima volta che vedevo così tanti animali, nemmeno più avanti negli anni quando andavo a camminare nelle zona delle malghe di Casera Razzo, tra il Cadore ed il Friuli. Dove i bracconieri friulani e cadorini si appostavano nei loro capanni rudimentali tra il tardo inverno e l'inizio di primavera per sparare ai caprioli e ai cervi che scendevano per cercare cibo. Le leggende su questi uomini ci raccontano che…

I FRANCESI? COME I CANNIBALI. E IL PRETE FU FUCILATO. UN EROE VENETO

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Si parla finalmente di un po' di autonomia per gente, come i Veneti, che grazie a Venezia, hanno contribuito alla civiltà europea come pochi. Chissà che non riusciamo anche a introdurre un corretto insegnamento della nostra storia, precedente all'annessione con l'Italia. Chi dei nostri figli o nipoti conosce la figura di Padre Flangini?Nessuno o quasi, ma fu un Eroe con la maiuscola, che potrebbe esser d'esempio alla nostra gioventù (autoctona o figlia di immigrati), martirizzato dai Francesi per averli definiti "peggio dei cannibali".  A leggere come morì, mi commuovo ogni volta; altri uomini, altri tempi, ora che il Veneto pare ridotto a mera espressione geografica. Ma il nostro riscatto passa, deve passare, attraverso la nostra storia. 
PADRE FLANGINI VERONESE,


fucilato per aver definito i francesi peggio dei cannibali
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'Udita la sentenza mortale disse ad alta voce: «Deo gratias. Te Deum" Ebbe in volto espressione così felice che pareva andasse a una…

IL TIGLIO, L'ALBERO SACRO AI VENETI

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Somiglianze inspiegabili, se prescindessimo dalle profonde radici comuni, legano l’Austria, la Slovenia, il Triveneto e l’Istria. In tutti questi territori le riunioni pubbliche si tenevano all’ombra di una particolare specie di albero: il tiglio. Tanti paesi sloveni ed istriani serbano ancora un esemplare di tiglio in piazza o vicino alla chiesa, mentre un paesetto del Friuli porta tuttora il suo nome in sloveno, “Lipa”. Esso però nell’antichità figurava anche nei paesi veneti: la Magnifica Comunità del Cadore, ad esempio, lo porta ancora nel suo stemma come pure i comuni di San Vito di Cadore, di Lusevera, di Teglio Veneto.

Da “Giustizia Veneta” di Edoardo Rubini

IL "COMMERCIO CARNAL" CON LE MONACHE E IL CONSIGLIO DEI X

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19 GIUGNO
1285
Un decreto ordina che i violatori di monasteri, conosciuti volgarmente come "monachini", vengano puniti a discrezione del Doge.  (G.Zanon) .
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La monacazione forzosa vide nei secoli seguenti l’intervento della "quarantia al criminal" basti citare una legge emanata dal Consiglio dei Dieci nel 1566 che recitava così: “[…] se nell’avenire alcuno sarà convinto di haver havuto comercio carnal con una Monaca sacra, non possi esser condannato di minor pena, che de bando di anni X continui di questa nostra Città di Venetia, et del distretto, […], et di pagar in contadi Ducati mille, da esser dispensati la mità ad pias causas, come parerà a questo Consejo, et non havendo il muodo di pagare, di star per anni tre continui in priggione serrato, et di esser poi mandato al detto bando de anni dieci ut supra, non dovendo mai principiar il bando, se non dopo esborsati li d. 1000 sopradetti over dopo haver finito il tempo delli 3 anni in prig…

19 giugno 1420... E IL PATRIARCA DEL FRIULI SCAPPA

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19 Giugno 1420
Mentre il patriarca Ludovico di Teck trova rifugio presso i conti Mainardo di Gorizia, le truppe veneziane entrano in Udine, le cui porte sono state aperte dalla popolazione. La Repubblica promette benevolenza per gli abitanti della "Patria" del Friuli, conferma gli statuti, affida alla città stessa l'amministrazione dei dazi e tiene per sè solo l'amministrazione delle cause criminali.
Il primo luogotenente veneziana sarà Roberto Morosini. By Gigio Zanon

IL DISCO SOLARE SULLE TESTE DELLE PALEOVENETE ?

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Fausto Levorin "Carega" ha segnalato questo intervento

Osservando le diverse rappresentazioni femminili paleovenete ci si rende conto di quanto fosse variegata la moda dell' epoca, indubbiamente legata al ceto sociale e religioso. Vi è un particolare oggetto posto sul capo di alcune donne: Una sorta di disco o corona. La particolarità dell' oggetto presente solo su alcune rappresentazioni lascia supporre che esso avesse un utilizzo simbolico e religioso, simile al disco solare egizio legato al viaggio delle anime attraverso il mondo degli inferi .


Diversi indizi (svastiche,ruote di carro, cinturoni e la "chiave di Reitia") mi portano a supporre che il pantheon veneto fosse inserito in contesto liturgico di carattere solare ma la singolarità è che le figure che sembrano possedere un posto di rilievo nella funzione del culto fossero le sacerdotesse. L' ipotesi del culto solare presso i venetkens viene già affrontato dallo studioso Piero Favero nel suo &q…

LA PIARDA DI CASIER, il primo porto di Treviso

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Sulle rive del Sile di 4000 anni fa 
un fiorente commercio di oggetti in bronzo e rame.
Lo sfruttamento delle cave di ghiaia di Casier, durato oltre un secolo, ha permesso di avere le testimonianze dell'importanza che aveva Treviso con il suo fiume nell'economia delle genti tra l'Adriatico e l'arco alpino.
Il suo porto, fino a due secoli fa, sorgeva su una piàrda a due passi dal centro città.Piàrda: Termine tipico della navigazione interna con cui viene indicato un «tratto di argine posto sulla curva di un canale o di un fiume dove la barca può accostarsi per caricare o scaricare merci». (G. F. Turato, F. Sandon, Canali e Burci). Per estensione, porto fluviale.


Cino Boccazzi scriveva sul I° numero di “Quaderni del Sile” (maggio 1978):
< Il nostro Sile è stato ... la culla di una straordinaria cultura che inizia alla fine dell'Eneolitico per passare per l'età del bronzo ed arrivare a quella del ferro. In un ambiente diverso da quello odierno, fatto da un ampio fi…

SOTTO IL NERO TRASPARENTE...

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Di Antonella Todesco



"Sotto il nero trasparente del velo, veggonsi in carne gli angioli del cielo".Così Pietro Aretino descriveva le donne veneziane del 1500.
In nessuna nazione la moda fu più sontuosa che in Venezia, la quale aveva arricchito la sua industria con l arte tessile dell' Oriente.
Il velo si trasforma poi in quella specie di mantellina di seta nera, che, allacciata ai lombi, copriva il capo e incorniciava il volto Delle signore . Fu chiamato veste o Cendà e divenne una particolare caratteristica dell' abbigliamento femminile veneziano del 1700.
Una curiosità: a Venezia l uso degli orecchini inizia solo nel 1525. Li portò per prima la gentildonna Foscari Sanudo, tanto che Marin Sanudo, il noto diarista Veneziano, suo parente, lo descrive come "Costume di mori, cossa che lei sola porta, et mi dispiacque assai" (😛)