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L'UNIFORME ULTIMA DELLA FANTERIA, RIGA PER RIGA, DAL DECRETO.

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Volendo far le cose per bene, gli strumenti ci sono, basta cercare o nell'archivio o in qualche libro affidabile che riporta i decreti del 1790. Vi riassumo qui quanto ho ricavato da un libretto prezioso, scovato nel  lontano 2001 dall'amico marchesco Gabriele Riondato , che mi consegnò in fotocopia.  Oggi che il Veneto Real riparte con la marcia giusta, ho deciso di riproporvi, se qualcun altro volesse cimentarsi nel settore storico rievocativo quanto è scritto nelle prime pagine de "I Corsi nella fanteria  Italiana" di F. Paleologo Oriundi, stampato nel 1912 a Venezia.  . .
Avrete notato nel titolo il termine "Fanteria Italiana", questo perché i soldati professionisti venivano da ogni parte della penisola, compresa la Terraferma veneta, naturalmente, come appunto i Corsi, per tradizione, fin quasi alla fine del Settecento. Nel Decreto del 2 giugno 1790 era prevista una uniforme di panno turchino (blu intenso) composta da  una marsina (giacca con code) dei pa…

QUELLA PUNTA IMMERSA NELLA LAGUNA. LA DOGANA.

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AUTORE: GIULIA MATTIOLI

Venezia non smette mai di stupire, affascinare, riempire di bellezza gli occhi di chi la guarda. Punta della Dogana è uno di quegli angoli non particolarmente nascosti, anzi, piuttosto in risalto, che tuttavia chi si ferma in città per pochi giorni spesso salta, preso com’è dal visitare i ‘grandi classici’ (piazza San Marco e la sua Basilica, Palazzo Ducale, il Canal Grande). Eppure vale la pena recarsi in questo triangolo di terra, compreso tra il Canal Grande e il Canale della Giudecca, per scoprire un lato di Venezia insolito. Quello industriale, contemporaneo, ben racchiuso in un involucro del 1600.
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Punta della Dogana è in realtà il nome dell’area, caratterizzata dalla Dogana del Mar, edificio che dal XV in avanti divenne l’avamposto commerciale (in precedenza la ‘dogana’ era situata presso l’Arsenale). L’edificio fu completato nel 1682, grazie all’opera dell’architetto Giuseppe Benoni. Si caratterizza per la forma triangolare, sulla cui punta capeggi…

IL CLN VENETO ERA CONTRO IL CENTRALISMO, LO SA IL PD?

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"IL MALE DELL'ITALIA VIENE DAL CENTRO" IL CLN VENETO, OSSIA IL PARTIGIANO VOLEVA FEDERALISMO.


E' perlomeno buffo scoprire che dagli anni '20 del Novecento fino al dopoguerra, le forze autonomiste (a volte anche apertamente secessioniste) si trovassero alla sinistra del schieramento politico veneto. Oggi sappiamo delle posizioni della sinistra, anche nel Veneto, in quel campo nessuna istanza che voglia dare nelle mani del Presidente della Regione qualche potere amministrativo oggi saldamente nelle mani di Roma. Quindi giova utile, a noi e ai compagni "radical chic" una ripassata di storia.  Le fonti sono i giornali dell'epoca. 

La virulenta polemica anticentralista nel CLN del Veneto, nel 1945,  si innescava direttamente sulle macerie dell'esperienza politica fascista che del centralismo aveva esasperato ogni forma e contenuto. Eliminazione degli organi elettivi comunali spstituiti con podestà di nomina centrale, soppressione di piccole municipalit…

L'ARCHITETTO CHE CREO' IL PONTE DEI SOSPIRI

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Chi non conosce nel mondo, il Ponte dei sospiri? Leggenda narra che i condannati al patibolo passassero di là, ma solo di leggenda si tratta. Però pochi sanno il nome dell'architetto che, sembrerebbe veneto, forse lo era in origine la famiglia, ma era nato invece in Svizzera. Venezia scopriva e usava talenti dappertutto. 
ANTONIO CONTIN, chi era...Architetto e scalpellino svizzero / italiano. Nacque in una famiglia di architetti e scultori di Lugano: suo padre era Bernardino Contin (1530-1596), i suoi fratelli Tommaso Contin (1570-1634) e Francesco Contin.Era il nipote di Antonio da Ponte che aiutò con la costruzione del Ponte di Rialto a Venezia. La collaborazione con suo nonno iniziò nel 1591 e si concluse con la morte di quest'ultimo nel 1597.

Nel 1614 Antonio e Tommaso Contin completarono i lavori sulle prigioni di Venezia (oltre il canale ad est del Palazzo Ducale), iniziati da Giovanni Antonio Rusconi (1563) e Antonio da Ponte (1589). Ha progettato il Ponte dei Sospiri,…

ARTE VENETA: LOMBARDO E IL MONUMENTO AL DOGE PIERO MOCENIGO

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Si trova nella chiesa dei ss. Giovanni e Paolo a Venezia, autore il celebre architetto della chiesa di S Maria Nova e del palazzo Dario, edifici ornati entrambi di marmi policromi.

Il monumento nella basilica veneziana dei Santi Giovanni e Paolo fu commissionato dai fratelli del doge Pietro Mocenigo, morto nel 1476.
L'attribuzione della tomba a Pietro Lombardo è motivata dalla sua citazione come opera del maestro nel contratto stipulato con i procuratori della chiesa di Santa Maria dei Miracoli (1481), pubblicato da Boni (1887).
Si ritiene pertanto che l'opera sia stata eseguita tra il 1476 e il 1481.
Secondo Sansovino (1581), le sculture del monumento furono eseguite da Pietro con l'aiuto dei figli: tale ipotesi è generalmente accolta dagli studiosi successivi. Stedman Sheard (1971) attribuisce a Tullio le figure di Soldati nelle tre nicchie sovrapposte sul lato sinistro del monumento. Ceriana (1992/1993) e Sarchi (2005) propongono di individuare il contributo dei due f…

LA CHIESA DI SANTA MARIA UN MIRACOLO VENETO DI BELLEZZA

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Ho ripreso a pubblicare un paio di foto del patrimonio artistico architettonico di Venezia unico al mondo, che magari i ciabattoni che si tuffano da Rialto neanche sospettano che esista... e ne son seguiti commenti estasiati a raffica: abbiamo una capitale, noi Veneti (in senso allargato) UNICO AL MONDO per cui solo curandolo adeguatamente potremmo vivere di rendita per sempre. Con questi stimoli pubblico un report su una chiesa che lascia a bocca aperta per la sua originalità e bellezza. E' Santa Maria dei Miracoli....

La chiesa dei Miracoli è una chiesa davvero speciale, sia dal punto di vista storico-artistico, sia sentimentale per i veneziani.

Diversamente da tutte le altre chiese della città, frutto di numerose sovrapposizioni di stili, la chiesa dei Miracoli è giunta a noi praticamente intatta: fondata molto più recentemente rispetto le altre, è stata progettata, costruita e decorata da un unico artista e la sua bottega, forse in un unico stadio o al massimo in due fasi molto…

MESSER GRANDO, LA STATUA E LA MINACCIA DELL'ESILIO AL GRIMANI

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NARRA la tradizione popolare veneziana che quando un Grimani tentò di vendere la statua romana che troneggiava nell'ingresso del suo palazzo, comparisse Messer Grando, il temibile funzionario del Consiglio dei X, a minacciarlo d'esilio. In realtà le cose non andarono così, ma la leggenda è il riflesso dell'amore grandissimo dei veneziani di un tempo (e credo anche dei pochi superstiti di oggi)  per l'immenso, unico e inestimabile patrimonio artistico della città. Ricordo i restauri a spese del governo veneto,  ad esempio, dei capolavori della pittura conservati nelle chiese, o la biblioteca pubblica ricca di volumi antichi e preziosi, poi saccheggiata da Napoleone.  Godetevi l'aneddoto tra leggenda  e realtà, che riprendo dal sito Venezia in 1 minuto, certo che vi piacerà.

Sior Marco Agrippa
In un cortile interno del Museo Archeologico di Venezia, in Piazza San Marco, all’altezza del numero civico 17 si può ammirare sul fondo del colonnato la statua classica di Marc…

LA LEGA VENETA? NASCE NEL 1184, CONTRO L'IMPERO

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Una puntuale precisazione di Edoardo Rubini, storico valente, ci aiuta ad inquadrare meglio anche la veneticità indubbia di Verona, che secondo alcuni ambienti della città, sarebbe più imperiale (quindi austriacante) che veneziana e veneta. In quell'antico centro nacque invece la Lega Veneta, in chiave anti imperiale. Ecco quindi che il nome "Liga veneta" scelto qualche decennio fa per il movimento indipendentista, aveva le sue motivazioni storiche antiche .
LA LEGA VENETA NASCE NEL 1164 CONTRO L'IMPERO 
Corsi e ricorsi della storia. 
La Lega Veneta nasce a Verona prima della Lega Lombarda. 
La Lega Veronese fu un'alleanza costituita nel 1164 a Verona e patrocinata dalla Repubblica di Venezia, tra alcune delle principali città della Marca Veronese (un feudo imperiale). 
La Lega Veneta comprendeva, oltre alla città scaligera, Padova, Treviso e Vicenza.
Dopo la distruzione di Milano operata dalle truppe dell'Imperatore Federico Barbarossa nel 1162, anche nella Marca …

CUORE VENETO, la scelta di restare.

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Poche righe a volte valgono come un libro, se dentro è condensato il grande amore per la terra natale, la terra dei Veneti che ci accoglie da più di tremila anni.  Claudia Bortot, veneta della valle del Piave "me ga fato inumidir i oci e tremar l'anema". Grazie cara, grazie per aver scelto di restare tra noi. So che non è stato facile. 
CUORE VENETO

Vedo la mia terra con altri occhi, non so, percorro le stesse strade da anni,ma ora vedo cose che non avevo mai notato , è come se i miei sensi si fossero potenziati, gli odori, le immagini, sembrano più evidenti, accentuate, al punto che ,a volte, mi corre un brivido lungo la schiena.  La mia terra e la mia gente, tutta una contraddizione, ma è la mia terra, le mie radici. ..Le radici. ..
*.."Le radici sta per dove siamo nati e cresciuti. Quelle radici non le tagli. Quelle radici sono elastici con un capo legato al campanile e l'altro intorno la nostra vita. Più ti slontani più gli elastici si tira, finché diventa f…

PANE VENETO E "VENEZIAN" INSOMMA "LA CIOPA DE PAN"

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Antonella Todesco · 

A Meolo, si cuoceva il miglior pane del Veneto. I panini erano molto saporiti, impastati con farina finissima. C era poi dentro un po' di burro (un fiantin solo), per rilevarne l'aroma. In generale, i buongustai veneziani preferivano il pane di campagna e, in particolare, quello del Trevigiano (famosissimo era il Pan del Piave). Anche quello di Padova era molto apprezzato e a tal proposito, ricordiamo il motto "pan padovan e vin vicentin". I mosaici di San Marco ci hanno tramandato la forma primitiva del pane usato dagli antichi veneziani alle loro mense; sono piccole rotonde pagnotte somiglianti a grosse chiocciole e il loro nome, perpetuato nei secoli, sopravvive per indicare un tipo di pane ancor oggi in uso: i bovoli (chiocciole). Il pane si distingueva in Pan bianco e Pan traverso (mescolato con abbondante crusca) ed era vietato ai fornai cuocere contemporaneamente, nello stesso forno, le due qualità.  Grande importanza, per un popolo di nav…

EL FURLAN CHE ODIA EL DOMINIO VENEZIAN. DIVIDE ET IMPERA.

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E' un classico: riprendo il post di un friulano doc, mi riferiscono, pieno di livore anti veneziano, che traspira ignoranza dei fatti storici impressionante, fino alla sparata finale per cui la venezianissima Udine, trasmetterebbe a chi la visita una impronta asburgica.
Ecco quanto scrive il simpaticone:
Luigi Zoppas 
il Friuli è il territorio delle Provincie di Pordenone Udine e Gorizia. Trieste NON è Friuli!  Anche a Udine si vede Vienna e non Venezia. Per quanto riguarda la Serenissima... ce la ricordiamo molto bene. Specie in provincia di Pordenone dove i Dogi  derubavano il territorio abbandonandolo a se stesso. Anche quando arrivarono i Turchi e Venezia difese solo una parte del Veneto. E poi non parliamo delle esose tasse veneziane... D'altronde se in tutto il Friuli ( e in parte del Veneto) tutti hanno un buon ricordo dell Impero Austro Ungarico e quasi nessuno vuol sentir parlare della Serenissima, c'è un evidente e sincero motivo storico.

Corbellerie (scrivo in italian…

LE LIBERE DONNE VENETE COL PALLINO DEGLI AFFARI.

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Dall’Archivio di Stato esposti a Ca’ Pesaro preziosi documenti che raccontano le storie di imprenditoria al femminile nel Medioevo in una mostra 2012 di Silvia Menetto Altro che quote rosa! Talvolta il passato ci apre inaspettate chiavi di lettura sul presente, solo a saperlo leggere. A Venezia ci fu un tempo in cui le donne avevano in mano la gestione dell’economia domestica e non solo. E questo proprio nei secoli più bui del Medioevo. Venezia, città singolare, non conobbe il feudalesimo e ci rimanda immagini di donne che hanno avuto fin prima dell’anno Mille capacità giuridica e quindi capacità di agire, di decidere della loro dote e del loro destino, chiudendo affari, stringendo patti commerciali e facendosi rispettare da tutti. Sono mogli, sorelle, dogaresse o semplici “strazarole” con bottega a Rialto, vedove di mercanti, artigiani, marinai; donne che hanno coscienza di sé, sanno quali sono i loro diritti e i loro doveri e sanno che lo Stato fornisce gli strumenti giuridici per …