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LE CERNIDE VENETE COPIATE NELLA GUARDIA NAZIONALE USA

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IVONE CACCIAVILLANI, bravissimo storico della Repubblica di San Marco ci spiega la genesi l'impiego e la crisi della Milizia Territoriale veneta, che svolse compiti ausiliari del tutto simili alla attuale Guardia Nazionale degli Stati Uniti. E' molto probabile, egli dice, che ad essa la nascente confederazione americana, si sia ispirata. A lui la parola.



Durante l'invasione del Dominio da parte degli eserciti della Lega di Cambrai, le Milizie territoriali ebbero (e con qualche efficacia svolsero) la funzione di "esercito oltre le linee". Una funzione molto importate in quei frangenti (elogiata con ammirazione da Nicolò Macchivelli, osservatore per i Medici), quando gli eserciti "davanti le linee", le compagnie di soldati professionisti che avrebbero dovuto fermare l'invasore, si dissolvevano come neve al sole. E l'unica speranza di riscatto era rappresentata, appunto, dalle azioni di disturbo degli eserciti occupanti dietro le linee incerte del …

LISSA E CUSTOZA, VERGOGNA ITALIANA CHE "VINCE" LA GUERRA PERDENDO

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Così l'Italia vinse la guerra perdendo tutte le battaglie. Il 20 luglio 1866 l'Italia con le sue "navi di ferro" riuscì a perdere una battaglia navale contro la flotta autro veneta. La vergogna fu tale che gli italiani, una volta occupata la Dalmazia ex veneta, "imprigionarono" l'innocente Leone asburgico posto i"ad memoriam" dall'Austria col nome dei veneti e dalmati caduti, nel giardino dell'accademia navale di Livorno. Dove non si può visitare: un nostro tentativo, venti anni or sono, di deporre una corona per onorare i nostri eroici avi, fu stoppato con la scusa che era zona militare invalicabile :D.  Immagino lo sconcerto dei funzionari alla nostra regolare domanda, e il traffico di scaroffietra Livorno e Roma, infatti ci risposero dopo mesi. 


Grazie alla Prussia ottenemmo il Veneto e parte del Friuli. Ma il disastro militare ci segnò per sempre.
Un articolo de "Il Giornale " del 20/07/2016
Si può vincere una guerra perde…

MA COSA SONO I TABIA'? i tabià con "le tese".

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di Antonella Todesco


I tabià sono i fienili tipici delle Dolomiti, presenti in tutte le valli della zona, sia tirolesi che veneziane, localmente chiamati anche "tablé o tabié". Solitamente posizionato vicino all' abitazione, il tabià ricopriva in passato un ruolo di grandissima importanza per gli abitanti delle Dolomiti poiché fungeva simultaneamente da fienile, stalla e da magazzino. In passato non si provvedeva in autonomia all' edificazione del proprio tabià ma si ricorreva al lavoro e alla collaborazione dell' intera comunità: è il metodo cooperativo denominato "Piodech". La comunità prestava servizio nella costruzione del tabià di uno dei suoi membri; ogni membro riceveva in cambio aiuto per l edificazione del proprio, collaborando tutti assieme per il bene della collettività. Per quanto riguarda le tecniche di costruzione, i tabià, soprattutto i più antichi, sono edificati con la tecnica del Blockbau, ovvero dell' incastellatura ad incastro di …

IL FRIULI CHE RINNEGA LE RADICI VENETE? di Edoardo Rubini

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Interessante commento del dr. Edoardo Rubini, storico, a Don Floriano Pellegrini che rimarca sempre il fatto dell'appartenenza della val di Zoldo, nel bellunese, all'antica "Patria del Friul "

Carissimo Don Floriano, la Sagra delle curadure  (manifestazione locale in onore dei santi Ermacora e Fortunato, legati a suo dire solo al Patriarcato di Aquileia e non a Venezia) deve intendersi come una manifestazione che lega la Val Zoldana alla Terra di San Marco, alla Nazione Veneta, quindi, più che ad un evanescente Patriarcato di Aquileia, che nella  storia ha rappresentato solo un feudo imperiale, legato a Longobardi, Franchi, Carinziani e Asburgici.  Tutto ciò che citi della cerimonia, dallo stesso termine curadure ai meriga, parla Veneto, infatti.  Quanto al culto di Ermagora e Fortunato a Venezia è evidenziato dalla chiesa di "San Marcuola", appunto chiesa dei santi Ermagora e Fortunato,  edificio religioso veneziano affacciato sul Canal Grande. https://it.wi…

CI RIVOLTAMMO CONTRO NAPOLEONE, MA NON SE NE PARLA.

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Sul Quirinale sventola, tra l'ignara indifferenza degli italiani, una copia della bandiera reggimentale del primo reggimento d'Italia del 1861, ispirato dal tricolore adottato anche  dalla terribile Legione Lombarda che, dal Veneto in giù, si macchiò di delitti orribili, compiendo vere e proprie stragi ai danni nostri. In Spagna, faccio un esempio, una cosa del genere non sarebbe concepibile, da noi abbiamo persino chi ha voluto ripristinare le stanze degli appartamenti "reali" al Museo Correr, occupato del Corso. E sia fanatico lo spirito dei "giacobini" fondanti la repubblica delle banane attuali, lo dimostra la stella repubblicana (di deriva massonica) posta sul tricolore del 1861 che era ovviamente monarchico savoiardo. In una intervista che ho riprodotto tempo fa,lo storico Massimo Viglione ci spiega quali erano i sentimenti veri dei nostri avi. Vi consiglio la lettura "illuminante" (uso il termine con ironia, dato che i francesi ci hanno tolt…

S. LUCA. L'ALTRO EVANGELISTA ACCOLTO DALLA GENTE VENETA

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Non tutti i Veneti lo sanno, ma la terra nostra accoglie le spoglie di ben due Evangelisti . E forse questo è l'indice di quanta Fede, nei tempi antichi, i nostri Antenati fossero capaci. Le sue spoglie, tranne la testa che fu affidata ad un imperatore, riposano nella magica basilica di Santa Giustina, la cui facciata esterna, mai completata, a un viandante straniero, poco fa pensare allo splendore dell'interno, di cui l'arca di Luca fa parte. Leggete il seguito e ammiratelo anche voi.  La grande Storia dei Veneti. A proposito, lo sapevate che Luca era anche pittore di icone? .
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Non era, come molti credono, uno dei dodici apostoli scelti da Gesù; venne invece citato e lodato più volte da S. Paolo come suo fedele collaboratore nei viaggi che fece per evangelizzare le genti. Luca scrisse il Vangelo che da lui prese il nome, e gli Atti degli Apostoli. Fonti antiche parlano della sua professione di medico ed una tradizione assai diffusa lo presenta anche pittore del volto di Cris…

COME E' NATA VICENZA, AVAMPOSTO DEI VENETI.

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Nel VI secolo prima di Cristo nacque Vicenza  (Vicetia), in un posto strategico che collegava il Veneto orientale e la valle del Piave alla pianura  veronese e alla valle dell’Adige. Il sito dell’insediamento, in un’ansa del fiume Astico presso la confluenza del Retrone, ripropone la conformazione ideale delle città venete note, quasi isole circondate da corsi d’acqua; nei recentissimi scavi di Strabello degli Stalli è stato rinvenuto un fossato difensivo di grandi dimensioni con tracce di  fortificazioni databili nel IV secolo.
Gli interventi più recenti, di carattere stratigrafico,hanno confermato che la città nacque nei primi decenni del VI secolo a.C., incoincidenza dell'avanzata dei Reti verso Verona e degli Etruschi nel mantovano…dapprima si osservano fondazioni di edifici in pali poi in pietra. Il ruolo di avamposto militare verrebbe confermato dal rinvenimento a Sovizzo di un elmo etrusco a calotta e a visiera, cui erano associati frammenti di altri elmi tutti di tipo arcai…

MICHELE BRUNELLI E LA "LENGUA" DA INSEGNARE A SCUOLA.

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Quale veneto? Flessibilità e coordinamento come hanno fatto gli altriDel dr. Michele Brunelli, in risposta al Giornale di Vicenza.
risposta all’art. de Il Giornale di Vicenza 9 luglio 2018
Con rammarico leggo sul Giornale di Vicenza del 09/07/2018 che si continua a riproporre il (trito e ritrito) problema del “quale #lingua” veneta insegnare nelle scuole. Siamo fermi al palo. La motivazione, il solito argomento che si ripete periodicamente sui giornali, è che il veneziano è diverso dal veronese e il vicentino dal bellunese e così via. Il prof. Ulderico Bernardi in particolare arriva a sostenere che «il dialetto da insegnare nelle scuole non può essere qualcosa di burocraticamente stabilito e definitivo». Con il massimo rispetto per chi è esperto di sociologia, vorrei affrontare il campo della linguistica con argomenti ed esempi tratti da altre lingue. 
Primo: molte lingue hanno varietà al loro interno. L'italiano viene parlato in varietà diverse da zona a zona, in Spagna ci sono …

IL MAGICO CADORE DI ANTONELLA TODESCO

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Provenendo da sud, poco distante da Venezia, una delle prime località che si incontrano nella Valle del Boite è Valle di Cadore, un comune di circa 2000 abitanti facente parte delle Dolomiti Bellunesi, a quota 851mt slm.

A Valle, un paese con origini molto antiche, troviamo tracce di un passato remoto, risalente al I e II sec dC. La strada chiamata "Della Greola" costituiva parte dell' antica s Strada Regia e della via Claudia Augusta Altinate e proseguiva fino al passo Montecroce Comelico.

Sono presenti varie testimonianze archeologiche, come reperti votivi di epoca romana e una lapide del I sec. Importanti anche i ritrovamenti di manici di brocca con iscrizioni venetiche dedicate alla divinità Loudera (Libera). Una Delle bellezze di Valle è l'antica borgata Costa dove convivono palazzi d impronta veneziana.

Nella località Rusecco, il 2 marzo del 1508 si.combatté la Battaglia di Cadore, nella quale i cadorini, alleati dei veneziani sconfissero l esercito austriaco d…

I VENETI? I BIONDI E ALTI, PAROLA DI STRABONE

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Vi propongo un articolo scritto con competenza sulla discussa origine dei Veneti, popolo ancora più antico dell'Etrusco, che ci rimanda a Strabone che li descrive con tratti somatici simili alle popolazioni del nord Europa e della Germania o Polonia. Il che coinciderebbe con le teorie degli studiosi europei moderni (escluso il mondo accademico italiano, anche se sembra muoversi qualcosa) che fanno discendere i Veneti primi dalla zona del nord e centro Europa (Polonia e Baltico). Forse i nostri antenati han fatto il percorso inverso a quello suggerito da Omero e dalla tradizione classica, che ci parla degli Enetoi dell'Iliade. E che è preferito dall'autore dell'articolo comunque interessante.
Paleoveneti o Venetici, o “Heneti” dai Latini, traduzione del greco “ Ἐνετοί”.

Di Paolo Pilla

. .Come riferisce Omero, il significato del nome è “degni di lode”. Sono popolo mite, antichissimo, più degli Etruschi: una popolazione indoeuropea, che aveva la sua cultura e la sua lingua…

LA VITA AL REMO E IL TERMINE "GALEOTTO"

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Fu ben presto impossibile reclutare tutti i marinai e rematori nelle lagune venete. In misura sempre maggiore gli equipaggi sulle navi mercantili o da guerra venivano reclutati in Dalmazia o in Grecia, ma molta parte anche dalla Terraferma.
Le Terre tramite una imposizione chiamata angarìa, tollerata senza eccessiva avversione perché utile a combattere e contenere l'eterno nemico dell'Europa, il turco musulmano, in pieno espansionismo da secoli, fornivano rematori per servizi in genere stagionali. Padova forniva 800 uomini, Vicenza 700, Brescia e Salò 1200, Verona 800, Crema 200, Bergamo 600.
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Oltre a quelli di leva vi erano quelli condannati a pene lievi (in genere per bestemmia o per debiti) e i secondi potevano ripagare il debitore o lo stato co il servizio reso. Anche i prigionieri di guerra erano catalogati tra questi.
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Interessante l'evoluzione del termine galeotto che all'inizio indicava un rematore generico, ma poi i rematori detti di buona voglia andaron…