I VENETI DAI BEI CAVAI DI OBTERG. LO STALLONE SEPOLTO.

Ripropongo, molto interessante. 
Di Barbara Battistella - Il Mattino
Riemerge il periodo veneto antico di Opitergium grazie al restauro di un cavallo del V secolo avanti Cristo, esemplare di 2.500 anni fa ritrovato sepolto insieme alla sua preziosa bardatura.
E’ una scoperta di rilevante valore storico quella effettuata grazie al restauro dello stallone i cui resti vennero rinvenuti nel 2005 nel corso di una campagna di scavo precedente alla realizzazione di un nuovo edificio nell’ipab Opera Pia Moro lungo il tratto interno della Postumia romana. Si tratta di un settore meridionale rispetto del centro di Oderzo nel quale gli archeologi individuarono una consistente necropoli preromana, poi definita paleoveneta. Sessanta le sepolture riportate alla luce, riunite in una quindicina di tumuli. 
Tre quelle relative a cavalli.Fra la sessantina di sepolture, la tomba 49 si distinse subito per la ricchezza della bardatura ritrovata accanto al cavallo, addobbato di ferro e bronzo, segno che apparteneva ad un uomo di alto rango. Pochi i resti rinvenuti del padrone che non aiutano a raccontarne la storia. Diverso il destino del suo cavallo.
 
Si tratta di un esemplare maschio, quasi certamente uno stallone, di un’età che lo zooarcheologo Paolo Reggiani stima compresa fra i 12 e i 15 anni, deposto in una fossa coperta da un tumulo.La sepoltura è stata datata intorno al V secolo a.C., periodo nel quale i Veneti antichi erano già conosciuti come allevatori di cavalli di razza ben prima dell’avvento dei romani nei territori orientali della pianura padana. 
Testimonianze scritte raccontano che nel 440 a.C. Leonte di Sparta vinse l’85ª Olimpiade proprio in sella a cavalli veneti mentre Strabone racconta che il tiranno di Siracusa Dionigi il Vecchio per il suo allevamento di cavalli da corsa volle puledri veneti. 
Lo stesso Strabone racconta che i Veneti sacrificavano un cavallo bianco a Diomede, eroe divino e domatore di equini. 
La tomba 49 potrebbe raccogliere i resti di uno di questi atti sacrificali e giustificherebbe la deposizione di un animale rimasto intatto.Il ritrovamento opitergino conferma l’importanza del cavallo in territorio veneto e in un’epoca che è possibile definire paleoveneta. 
La tomba 49 è rimasta intatta grazie alla sepoltura sotto uno strato di terreno indurito di un paio di metri che ha permesso di conservare in maniera eccezionale lo scheletro e la bardatura. Il prezioso cavallo da domani (POST DEL 2010) sarà esposto nelle sale del Museo archeologico opitergino «Eno Bellis» in due vetrine, una dedicata allo scheletro dell’animale e l’altra alla sua bardatura. 
Il progetto di recupero è stato promosso da Fondazione Oderzo Cultura onlus e dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici del Veneto. «Per restituire al loro splendore i reperti di 2.500 anni fa - spiega la presidentessa di fondazione OC, Tiziana Prevedello Stefanel - è stato essenziale l’intervento di un mecenate, Guglielmo Marcuzzo, che ha sostenuto interamente il costo del restauro».

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