TRA CAPPELLETTI E STRADIOTI, QUAL'E' LA DIFFERENZA

Anche per soddisfare la curiosità dell'amico e lettore Faccin, riprendo qualche riga del bel libro di Ennio Concina "Le trionfanti armate venete" ormai introvabile:
"Intorno alla metà del XV secolo si incontra sempre più di frequente nelle venete storie il temine di "stradiotti", dal greco "stratiotiai", letteralmente "guerrieri".  Sembra certo che, nonostante la massima parte fossero effettivamente greci, numerosi fossero gli albanesi che combattevano alla stradiota. "
Venivano all'inizio convocati davanti al Senato (i comandanti) e una volta valutati, si procedeva all'ingaggio. Più tardi, partirono da Venezia dei reclutatori appositi per l'ingaggio nel loro territorio.
L'arma tipica dello stradiotto, oltre alla spada e alla zagaglia, era un randello, una vera e propria clava con borchie o punte di metallo, che pendeva dall'arcione.
un cappelletto
Conosciuti per la loro celerità, capacità di imboscate, erano soliti recidere il capo del nemico, piuttosto che far prigionieri, per cui la loro stessa presenza a volte produceva uno sbandamento degli avversari.
Già nel Cinquecento e poi nel Seicento al posto degli Stradiotti scomparsi, si trova il termine di Cappelletti, combattenti di cavalleria leggera impiegati come gli Strdioti, anche essi armati di mazza ferrata, oltre a lancia, arma da fuoco e spada ricurva. Erano detti "illirici", cioé slavi, dalmati e morlacchi. Furono usati anche in pattugliamento di confine, e in operazioni di disturbo al fronte e scaramucce in battaglia.
Si contavano anche, oltre ai cavalleggeri, truppe appiedate, leggo ora. Furono distribuiti in piccoli distaccamenti, nella terraferma, dato che tendevano a disturbare la popolazione locale.
Il cappelletto portava un berrettino rotondo da cui il nome, un giubbetto sopra la camicia ad ampie maniche, e dalla spalla della giubba cadono due strisce di stoffa a scopo ornamentale..
Non posso condensare in poche righe intere pagine, ma se avete la fortuna di trovar eil libro di Concina potrete scoprire tutto su questi guerrieri.
Consiglio anche, Sotto le bandiere di San Marco, di Alberto Prelli .
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