IL SENSO DI UNA PATRIA, QUELLA VENETA, L'ADDIO DI ZARA

Torno sull'argomento, perché ho ripescato poche righe di Luigi Tomaz, che andrebbero incise sulla pietra, e poi poste magari sulla facciata di San Marco. Ci servono a  capire quanto fosse diverso  il nostro senso della Patria, sin dal momento in cui era nata:
"Il gonfalone e il Leone che vi era ricamato non erano per la Repubblica quello che la bandiera era per i Regni, ma molto di più. Non era l'insegna di una Casa regnante che si perpetuava in una Dinastia, non era l'insegna del Doge. Era San Marco in forna di Lion e San Marco era il capo dello Stato. 
I Re brandivano il loro vessillo, mentre il Doge si inginocchiava davanti all'asta, che reggeva il gonfalone  e così veniva scolpito e coniato. 
Riemergeva in altre parole, dal buio dei secoli, il concetto di Stato a cui ci si doveva inchinare, e tutti, a partire dal Doge erano servitori del Bene pubblico. Un bene che in uno stato cristiano, era basto sullo spirito evangelico.
Quando la Rivoluzione francese cancellerà quel tipo di stato, ecco un nuovo tipo di religione, in cui lo stato diventa il feticcio supremo e, nei tempi d'oggi, all'uomo sembra restare solo la parte del consumatore,.
Ecco spigato quanto successe a Zara, prima ancora di Perasto, quanto l'Austria prese possesso della Dalmazia veneta. Una cerimonia che il barone Rukovina, plenipotenziario imperiale, definì "lugubre", incapace, per i motivi che abbiamo spiegato sopra, di comprenderla, Così la racconta il Romanin:
Staccate il primo luglio le venete bandiere nella cittadella e nella piazza delle Erbe, venivano portate sopra due bacili da due capitani, con accompagnamento di due schiere di militi, e a tamburo battente, alla Piazza dei Signori, ove erano attese da tutta la milizia veneta, che ancora vi si trovava.
Presentate al Sergente Generale Antonio Stratico, questi tenne un affettuoso discorso sul doloroso motivo che quel giorno li convocava, e consegnandole ai Colonnelli...furono portate n processione lungo la via principale, fra il fragore dell'artiglieria, fino alla cattedrale, e deposte sull'altar magiore.
Dopo il Te Deum, lo Stratico, avanzatosi all'altar, baciava con fervore quelle bandiere, lagrimando di commozione e l'esempio era seguito dagli altri ufficiali .. e da numero immenso di popolo, tanto che esse erano veramente bagnate, esempio non che mirabile, unico di affettuosa sudditanza.
Questo rappresenta il Gonfalone marciano, noi Veneti in special modo, non dobbiamo mai dimenticarcelo, assieme a tutti gli altri popoli fratelli in San Marco.


Commenti

  1. Il popolo veneto, di tutte le etnie che lo componevano, deve recuperare quello spirito. Solo allora potremo rinacsere come Nazione. La Polonia insegna, dopo due secoli di schiavitù risorse libera e indipendente.

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