LA GUERRA ALLA "STRADIOTTA" COPIATA DAI TURCHI, IN STILE ISIS

Di Paolo Pietta

Una pratica che fece grande impressione a soldatesche e popolazioni italiane, fu l'abitudine degli stradiotti di tagliare le teste dei nemici, issarle sulle picche come trofei o attaccarsele magari alla cintura, e pretendere poi un compenso in denaro (tradizionalmente un ducato) per ogni testa.

Commynes, quasi a scusarli, assicura che tale usanza fu da loro adottata dai Turchi, ma questo conta poco, si ha comunque l'impressione che l'operazione avesse un carattere rituale, oltre che commerciale: dopo una scaramuccia che precedette la battaglia di Fornovo, gli stradioti portarono le loro teste ai Provveditori veneziani "basandoli le man a la greca" , e con molta accortezza il Gonzaga, capo dell'esercito della Lega italiana, accolse il primo stratioto che gliene portò una col dono di dieci ducati, "et basolo per mezzo la bocca, la qual cosa Stratioti molto stimano esser carezati".



Un cronista francese narra questo incredibile dialogo tra un capo dei Croati  (probabilmente mussulmano) e Mercurio Bua, suo nemico personale, da lui fatto prigioniero nelle campagne padovane. Il croato aveva preteso di essere trattato secondo le leggi di guerra, offrendo quindi la sua "taglia" (ovvero una cifra per la sua libertà), ma l'albanese gli chiese "sulla sua fede" come si sarebbe comportato lui al suo posto.

Il Croato, sulla sua fede, non poté negare che lo avrebbe fatto a pezzi : "Ebbene" replicò Mercurio "io non farò nulla di peggio". Ciò detto, comandò ai suoi albanesi, nella sua lingua, di lavorare di coltello, "ed essi subito misero all'opera le loro scimitarre, e non ci fu capitano ne altri che non avesse dieci colpi dopo la sua morte; poi tagliarono loro le teste, che infilarono in cima alle loro stratiote, e dicevano che non erano cristiani".


L'episodio, in sé raccapricciante, può costituire un bell'esempio di sovrapposizione tra l'etica cavalleresca occidentale (le leggi di guerra, la sincerità "sulla propria fede") e le usanze balcaniche.

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