IL LADROCINIO DEL PUBBLICO DENARO E LA GIUSTIZIA VENETA.


Era considerato uno dei reati più infamanti (intaco de cassa), tanto che ogni anno, quando venivano eletti i dodici Rettori dell'entroterra, venivano lette le sentenze, con i nomi e le condanne relative, dei funzionari ladroni, in modo da comminare una condanna a morte morale oltre a quella pecuniaria e detentiva.
Il primo marzo 1517 Sanudo assiste alla scena che si tiene innanzi al più alto consesso dello Stato e ce la riporta nei "Diarii" (XXIV, 5-8). Il nodaro all'Avogaria legge il testo della legge relativa e il Procuratore di San Marco Marin tiene un acceso discorso ricordando che ogni uomo deve la propria vita a Dio, alla Patria e ai genitori, quindi siamo tutti obbligati a compiere sacrifici in sua difesa, e ammonisce: LA CONSERVATION DE LA PATRIA E' CONSERVAR LI DENARI PUBBLICI, ET QUELI LI TOLENO, E' PER LEGE E ORDENI DI NOSTRI PROGENITORI, PUNITI A MORIR CONTINUAMENTE (col loro nome letto ogni anno in Senato), ET OGNI ANNO STRIDATI IN QUESTO CONSIGLIO".
Egli stesso passa a leggere diligentemete le condanne, nove, inflitte ai pubblici ufficiali ancora in vita, menzionando la data del pronunciamento, nomi, cognomi, carica ricoperta, il fatto commesso, l'organo giudicante, la loro posizione processuale. Concludeva citando San Tommaso: quattro cose conservano le Repubbliche; la concordia dei cittadini, l'obbedienza alle leggi, la giustizia, l'astinenza dal lusso.
Crederò all'Italia il giorno in cui una cerimonia analoga si terrà al senato e alla camera dei deputati (minuscolo non casuale).

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