LA SCUOLA DI SCRITTURA DEI VENETI ANTICHI

La scrittura dei paleo veneti pare abbia preso in prestito l'alfabeto dagli Etruschi, con cui avevano proficui rapporti. A loro volta gli Etruschi, navigatori e commercianti come i Veneti, lo copiarono dai Fenici.
Ogni località aveva la sua maniera di scrivere certe lettere, però, e le scritture dei Veneti di Padova, differivano perciò leggermente da quelle dei Veneti di Este.
Le scuole di scritture pare fossero presso i templi, e custodi dell'arte erano le sacerdotesse di Reitia, la Dea suprema dei Veneti. Qui abbiamo un esempio di "tavoletta didattica" in cui una parola veniva declinata in varie forme, come era per i vocaboli latini.
Giacomo Devoto, grande studioso delle lingue antiche, scrisse che i Veneti e i Latini dovevano provenire entrambi dal Centro Europa. E' un fatto storico accertato la presenza di una "gens" venetulana tra i primitivi abitanti del Lazio, e campi d'urne ovvero tombe ad incinerazione furono trovate tra i resti della prima Roma dei Re fondatori.

Le tavolette alfabetiche.
La stipe della Dea Reitia, a Este, ha restituito tra gli ex voto una particolare tipologia di oggetti, legati agli insegnamenti e la pratica della scrittura, gli stili scrittori e – particolarmente importanti – le tavolette alfabetiche.
Gli stili scrittori sono gli strumenti che servivano a scrivere sulle tavolette cerate: gli oggetti bronzei, di forma allungata, con un’estremità a punta per incidere e l’altra estremità a spatola per cancellare la scrittura.
Le tavolette alfabetiche sono lamine di bronzo scritto, riproduzione modellizzata di prontuari in uso per l’insegnamento della scrittura; si tratta di una documentazione unica nel suo genere, non perché le altre scritture non usassero analoghe tecniche e supporti per l’insegnamento, ma perché solo in Veneto si sono conservati, trasformandosi da oggetti funzionali fatti di materiale deperibile, in ex voto su supporto duraturo.
Le tavolette portano due contenuti distinti: un’iscrizione dedicata alla Dea, collegata alla funzione votiva, e la riproduzione degli elementi necessari agli esercizi ortografici. La sezione ortografica comprende una lista delle consonanti, una sequenza delle vocali, e una lista di gruppi consonantici, associando ciascuna vocale a ciascuna consonante, o gruppo consonantico, si ottenevano le sillabe basiche della lingua, che nella scrittura erano riportate senza la puntuazione; questa serviva invece a segnalare le sillabe più complesse…

Il diretto collegamento tra scrittura santuariale e arte della scrittura trova la sua spiegazione nel fatto che i santuari erano centri di trasmissione della conoscenza e della pratica dell’alfabeto, sedi di “scuole” scrittorie, che dovevano essere affidate a gruppi di tipo sacerdotale.
Su questi depositari della scrittura nel santuario di Reitia abbiamo scarse informazioni: in un’iscrizione si è creduto di riconoscere la menzione di una “confraternita” (frateres), ma non sappiamo con quali prerogative. D’altro canto, la componente femminile è ampiamente rappresentata tra i dedicatari delle tavolette e degli stili; ciò consente di supporre la presenza di sacerdotesse o comunque di donne con funzioni e attributi legati alla prerogativa “scrittoria” del santuario.

Anna Martinetti
Da “I Veneti dai bei cavalli” Sovrintendenza dei Beni archeologici del Veneto.

Commenti