PAOLO SARPI, VENEZIA E L’INFLUSSO DELLA TRADIZIONE BIZANTINA

Paolo Sarpi è stato a torto considerato il campione del “laicismo” moderno, a suo tempo ne scrissi in una nota a cui rimando sotto

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Campo Santa Fosca, Venezia
I
In realtà il suo pensiero era maturato in una Venezia che ancora aveva ben vivo l’influsso bizantino nella concezione dello stato. Lo nota in poche righe William H. McNeill nel suo complesso lavoro “VENEZIA CARDINE D’EUROPA, 1081-1797” (il Veltro Ed.) in cui tratteggia i reciproci influssi e scambi tra il mondo ortodosso, il mondo islamico e Venezia in quanto rappresentante dell’Occidente. Egli infatti scrive: “L’interesse solidale che il Sarpi e i suoi seguaci mostrarono per i modelli ortodossi e patristici di rapporto tra Stato e Chiesa fu ricambiato (dal mondo intellettuale greco) dalla simpatia e dall’appoggio prestato alla resistenza veneziana contro le pressioni papali ed asburgiche, sentimenti che erano manifesti sia nei circoli colti ortodossi che in quelli ottomani ufficiali”.

A parte l’ovvia simpatia ottomana, per il mondo greco la chiesa aveva una naturale funzione subalterna rispetto al potere politico (prima bizantino, poi rappresentato dalla corte degli czar), in quanto era visto come indispensabile “instrumentum regni”, cosa ribadita fino all’ultimo giorno, persino da Giacomo Nani  Mocenigo nel suo saggio “La difesa di Venezia”, scritto poco prima della fine. Anche se con la Controriforma il pensiero sarpiano fu emarginato, la Repubblica continuò imperterrita a nominare i suoi vescovi e i suoi cardinali e la basilica di San Marco ad essere la “cappella privata” del Dux Venetorum, e non una dependance di Roma, pur nella piena ortodossia dottrinale cattolica della chiesa veneta.

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