LE LAGNE DI UNA SIGNORA PER LA COMMEMORAZIONE DI SAN MARCO, SEGNO DELLA DECADENZA DI VENEZIA

Risponde in maniera mirabile il prof. Paolo Borsetto, veneziano illustre.

Sul Gazzettino di giovedì 28 nella rubrica destinata alle lettere dei lettori una signora si lamenta della manifestazione del 25 aprile. Naturalmente di quella in onore di S. Marco.

La decadenza di Venezia è arrivata a questi livelli? si chiede la signora. Si signora!! Il grado di decadenza è misurato dal chiedersi se ricordare ed onorare il Santo Patrono sia un segno se non il segno della decadenza.

Il segno della decadenza è non capire, come confessa, dove va a parare il futuro della città se si onora quell'Evangelista che dall'anno 828 è patrono della città in sostituzione di S. Todaro.

Il 25 aprile i Veneti hanno festeggiato in Piazza S.Marco il loro patrono sventolando i colori marciani alla presenza del sindaco della città. Gli italianisti al mattino nella stessa piazza hanno ricordato qualcos'altro. E allora? Dovrebbero sentirsi offesi i Veneziani ed i Veneti a cui per tanto tempo è stato loro impedito di festeggiare l'evangelista.


Il corpo di S.Marco non è arrivato, come dice la signora, in isola ma a Venezia portato da Bono da Malamocco e Rustico di Torcello. Il Doge Giustiniano Partecipazio lo ha ricevuto forse il 31 gennaio 828 e "...per dono divino e volontà umana veniva deposto all'ombra del sorgente stato..." Bono e Rustego te ga dà fortuna che la fama al tempo ne tramanda avendo in çesto portà in laguna el Santo che a tutti ne comanda (Magnanin, Questi xe i Dosi).

La signora dice che S.Marco non sarebbe mai giunto in laguna.

Paolo Diacono afferma che Marco è giunto nell'alto Adriatico sino ad Aquileia mandatovi da S.Pietro (De ordine episcoporum Mettensius scritta tra il 783 ed il 786) "destinò Marco ad Aquileia" (Marcum vero Aquilegiam destinavit). La missione di Marco in laguna viene inquadrata in una più vasta missione riguardante l'occidente.


Paolino d'Aquileia accenna all'apostolato di Marco in Aquileia "...così Marco mandato dal beato Pietro arrivò alla città di Aquileia..."
Carlo Magno ne accenna in un diploma del 803 "..il venerabile Fortunato patriarca della sede di S.Marco..."
Nello stesso 803 nella corte di Aquisgrana si attribuisce la fondazione marciana sia alla chiesa di Aquileia che a quella di Grado.


Nel sinodo di Mantova dell'anno 827 si afferma che l'evangelista Marco è stato mandato da S. Pietro a predicare ad Aquileia da dove avviene l'exordiun Christianitatis totius Italiae.
Verso la fine del secolo IX la redazione di una Passio (terzo volume degli Acta Sanctorum di luglio al giorno 12) si parla della missione data da S. Pietro a S. Marco di recarsi ad Aquileia.


Il testamento dell'anno 829 del Doge Giustiniano Partecipazio contiene la decisione di erigere un monumento in onore dell'Evangelista. Il corpo veniva collocato in apposita cappella del palatium.

Andrea Dandolo, Doge cronista del secolo XIV, scrive: "...l'evangelista è sorpreso da una burrasca nella zona paludosa lagunare. La barca è costretta ad arrestarsi in un isolotto ubi...rivoaltina civitas constructa dignoscitur..." Il luogo è stato identificato nella attuale zona di S. Francesco della Vigna.

Le leggende sull'origine di Venezia da quella attiliana a quelle padovana e marsetiana danno anche un significato religioso all'emigrazione delle genti dalla terraferma. S. Marco diventa veneziano ed i mosaici della basilica lo illustrano con molta ampiezza. (facciata, cappella Zen, cantorie).

Per secoli S. Marco è rimasto vessillo e simbolo di venezianità e pazienza se altri ricordano nello stesso giorno avvenimenti avvenuti secoli dopo.
S. Marco significa una concezione religiosa e civile di cui Veneziani e Veneti condividono pienamente l'idea.

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