IL TRAMONTO DI SAN MARCO E LA STAFFETTA CON L'ITALIA. Gli italianisti.

Nicolò Tron onorato a Padova, Prà dea Vae
Ieri un amico mi faceva vedere un twitter di un personaggio autorevole del mondo accademico, in cui, si ribadiva che a fine Settecento la Repubblica di Venezia era ormai morta, che la sua morte era quasi giusta e di conseguenza l'annessione con l'Italia è stata in realtà il compimento di un destino segnato e anche una "liberazione". 
Lo spartito ormai lo conosciamo a menadito, dato che ce lo insegnano a scuola fin da piccoli,poiché lo stato moderno, nato dalla Rivoluzione, tende a trasmettere "i valori" che poi sono quelli che van bene a lui.
villaMocenigo Alvisopoli
 
Lo sappiamo bene che l'aristocrazia veneziana era ridotta al lumicino, il Doge Manin stesso lo sottolineò nelle sua memorie. Ma se ormai era maturo il momento del cambiamento (dato che la maggior parte dei nobili non reggevano più il peso del governo del paese) forze nuove, in un Settecento che era per altri aspetti innovativo e vitale, stavano emergendo. 
Lo stato era pur sempre attento alle novità in campo culturale, tecnico e agricolo. La storia è lunga qui non posso che accennare ad esempio a un Nicolò Tron, il quale fu ambassador a Londra e da lì importò macchinari nuovi facendo in pratica nascere il distretto tessile moderno a Valdagno e nel Veneto.
pistola bresciana del Settecento
 
Così lungimirante da tener aperte le porte della fabbrica, perché altri imparassero le nuove tecniche... posso accennare ai veri  e propri distretti industriali per cui ogni Provincia della Terraferma vedeva valorizzate le proprie capacità produttive. Produzione mineraria e prodotti del ferro a Belluno, Brescia con i suoi armieri famosi in tutto il continente, come per gli spadai bellunesi, Padova per il tessile, come Rovigo.. e così via. tutto poi aveva uno sbocco naturale nel porto di Venezia. 
Posso ricordare ancora la prima cattedra di fisica applicata a Padova, come la prima facoltà di veterinaria... la nascita del centro agricolo di Alvisopoli, fondata da Alvise Mocenigo, a cavallo tra il settecento e l'Ottocento, con le case per i contadini e i campi coltivati, lì come altrove, con nuove tecniche produttive...quelle forze avrebbero certamente elaborato un nuovo stato, più moderno e "partecipato" magari con una Camera dei Lords in stile inglese popolato dai "parrucconi" veneziani, garanti della continuità nel rispetto della Tradizione. Quello sarebbe stato il nostro sbocco inevitabile, a mio parere. e invece...
Se lo stato prima di essere così riformato non avesse incontrato Napoleone e l'Austria (il ladro e il ricettatore), oggi saremmo uno dei piccoli paesi più prosperi dell'Europa, con un tasso di sviluppo cinese.
Quanto allo stato di foggia "antica e sorpassata", certamente da cambiare ma non da buttare,  che dovremmo pensare, allora della Svizzera, o persino dell'Inghilterra?Specie la Svizzera, ancora oggi formata da tante piccole Patrie, come lo stato veneto.

Mi pare evidente che: 
se siamo stati vittime di due Nazioni, la Francia e l'Austria, nulla toglie anche dal punto di vista del diritto delle genti, che possiamo e dobbiamo aspirare alla libertà. 
Affermare quindi il contrario, negando questo fatto evidente, questo incidente nel percorso della storia che ci ha sottratto la nostra libertà e autonomia di Nazione, significa esser d'accordo con chi ci occupa, esser per il mantenimento infinito dello "status quo", e allora uno si chiede... ma non è che vi conviene, voi che ribadite "che siamo nel migliore dei mondi possibili" in qualche modo recitare la parte degli Ascari, in un territorio che è solo terra da mungere a più non posso? cosa vi resta, in tasca, come guardiani della vigna? 
Questo, io, noi indipendentisti, domandiamo ai veneti "italianisti".
Viva San Marco e viva chi si è battuto e si batte per la nostra libertà. 
Viva gli "insorgenti" di ieri, e quelli di oggi. 

/nicolo-tron-e-il-distretto-tessile-

  


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