LE ARMI DA FUOCO DI BRESCIA: IL PRODOTTO DI UN LAVORO DI GRUPPO

coppia di pistole di Lazzarino Cominazzo, Brescia
Quello che affascina delle armi antiche è il contrasto tra la bellezza della lavorazione, e l'usoa cui erano destinate. Per la loro costruzione è richiesta la collaborazione di numerosi artigiani ed artisti, ciascuno specializzato per una parte di esse: dal fonditore al cesellatore, dall'orefice all'orologiaio, al costruttore di serrature,  all'incassatore (falegname), all'intagliatore, tante sono le categorie che partecipano alla produzione di un singolo pezzo!
Un'arma può presentare anche due o tre firme, come nelle pistole 59-60, in cui la canna è firmata "Lazarino Cominazzo" e l'acciarino da "Andrea Pizzi Bres." o come su un archibugio che porta il marchio MP sulla canna, un altro sulla cassa, e un altro ancora all'interno dell'acciarino.
La presenza di un importante giacimento di ferro determinò le condizioni per la fabbricazione delle canne a Gardone Val Trompia.
Per creare una canna si aprtiva da un massello di ferro, lo si appiattiva a caldo fino a fare una piastra, di una lunghezza stabiita, che veniva avvolta intorno a un mandrino. Poi il fondo veniva chiuso in culatta con un vitone e poi molato. La rigatura fu introdotta dapprima in Germania, ma serviva all'inizio solo per la pulizia dei residui della polvere sparata.
Le canne era, quadre, tonde, o anche a più ordini. Le tonde erano a tronco di cono, mentre quelle a più ordini erano raccordate da un cornicetto sagomato. Le quadre avevano la loso sezione ottagonale, ma spesso nella parte inferiore, poggiata al legno, erano tonde.

Sunto tratto da "la moda delle armi" di Paola Andrean Serafini


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