LA MISERA FINE DEGLI AFFRESCHI DEL RISTORANTE STORIONE DI PADOVA

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Decadenza e distruzione
La decorazione del Laurenti era fragilissima. Realizzata con la particolare tecnica della tempera su gesso, già nel 1906 dovette essere protetta da una vernice speciale a causa dei danni provocati dalla luce dall’illuminazione a gas e, nel 1929, fu restaurata dal suo autore ormai anziano. Ancora negli anni ’50 del 1900, nonostante le guerre, lo Storione era rimasto intatto. Guido Piovene raccontò la sua visita all’albergo nel suo “Viaggio in Italia” (1957): “Giungo a Padova la sera tardi, il giorno dell’Immacolata, prendo possesso della camera allo Storione, e scendo per pranzare. La sala maggiore del ristorante è occupata da un grande pranzo di macellai. Siedo nella sala accanto ma, più che mangiare, sbircio attraverso una tenda. Centinaia di macellai, come ne ho visti solamente a Chicago, intorno a molti preti e frati; il padre rettore del santo, calvo, grasso, occhialuto, seduto a capotavola, è fatto segno a riguardi reverenziali. I macellai di Padova detengono un privilegio; portano in processione per l’Immacolata il mento e la lingua di sant’Antonio; la sera, si uniscono a tavola. Fu un pranzo padovano, con pasticcio di maccheroni, bolliti e faraona arrosto; si pronunciavano discorsi faceti in un dialetto, il ruzzantino, incomprensibile anche ai veneti”.

Ma è negli anni ’60 che il sogno viene distrutto, quando si insinua anche in Italia l’ansia della modernità e del consumo di massa. Nel 1962 l’Amministrazione comunale di allora, guidata dal democristiano Crescente, compì l’atto sciagurato. Decise di abbattere lo Storione per far costruire al suo posto la sede di una banca. Il trionfo della mediocrità usurpa laidamente la raffinata bellezza fin de siècle. Nessuno, sembra, riuscì a fermare lo scempio e lo Storione fu demolito. La costruzione del nuovo edificio doveva essere affidata a Giò Ponti, che in città aveva già decorato il Liviano e la Scala del Palazzo del Bo’ (sede centrale dell’Università di Padova).
All’epoca ci si era posti il problema almeno della salvaguardia dei dipinti della sala interna: il ciclo fu staccato e diviso in circa trecento pezzi, ma un maldestro tentativo di strappo finì con la distruzione di buona parte della decorazione. Inizialmente i pezzi dovevano essere ricollocati nel nuovo edificio e vennero depositati nel Liviano, ma non fu così. Nel 1966 l’Università decise di restituire i frammenti alla Banca e vennero selezionati solo quelli rimasti in buono stato. Trenta furono donati al Museo, restaurati e montati su pannelli di legno, mentre tre teste femminili rimasero di proprietà della Banca Antonveneta.
Affreschi gentili, di sapore primitivo, eseguiti con una tecnica particolarissima, tempera su gesso. Ma il cemento era più attraente in quegli anni, furono interrati anche i numerosi canali che rendevano Padova una città d’acqua come Venezia, cambiandone il volto per sempre. Anni di distruzione: altri edifici storici legati alla memoria dei Padovani furono rimpiazzati da cubi di cemento, tra cui ad esempio il bellissimo Teatro Garibaldi, prima trasformato in cinema e poi demolito per lasciare il posto ad un supermercato. Un teatro di inizi ‘900 bellissimo “in legno, costruito su iniziativa di Luigi Duse, nonno di Eleonora, che qui metteva in scena commedie con protagonista il famoso personaggio dialettale di Giacometo Spàsemi”. Una simile distruzione si era verificata solo in epoca fascista, quando fu raso al suolo l’intero borgo medievale di S. Lucia.

Quel che resta

Dopo molti anni, nel 2011, si è deciso di mostrare al pubblico ciò che per molto tempo era rimasto privato. La banca antonveneta ha esposto nella bellissma mostra Novecento Privato, presso il Centro Culturale Altinate/San Gaetano, opere provenienti tutte da collezioni private e in prevalenza padovane. La mostra si apriva proprio con il capolavoro perduto di Cesare Laurenti allo Storione e con un video che ricostruiva virtualmente l’interno del famoso ristorante.

Quest’anno gli stessi frammenti sono stati esposti in una mostra ai Musei Civici Eremitani, (dal 21 marzo al 14 aprile) con una selezione di trenta frammenti e disegni e fotografie pervenuti per volontà di Anna Laurenti, nipote del pittore. E’ così che io sono venuta a conoscenza di questa storia tristissima.


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