MICHELE BRUNELLI E LA "LENGUA" DA INSEGNARE A SCUOLA.

Quale veneto? Flessibilità e coordinamento come hanno fatto gli altri

Del dr. Michele Brunelli, in risposta al Giornale di Vicenza.

risposta all’art. de Il Giornale di Vicenza 9 luglio 2018


Con rammarico leggo sul Giornale di Vicenza del 09/07/2018 che si continua a riproporre il (trito e ritrito) problema del “quale #lingua” veneta insegnare nelle scuole. Siamo fermi al palo. La motivazione, il solito argomento che si ripete periodicamente sui giornali, è che il veneziano è diverso dal veronese e il vicentino dal bellunese e così via. Il prof. Ulderico Bernardi in particolare arriva a sostenere che «il dialetto da insegnare nelle scuole non può essere qualcosa di burocraticamente stabilito e definitivo». Con il massimo rispetto per chi è esperto di sociologia, vorrei affrontare il campo della linguistica con argomenti ed esempi tratti da altre lingue. 

Primo: molte lingue hanno varietà al loro interno. L'italiano viene parlato in varietà diverse da zona a zona, in Spagna ci sono diverse varietà di spagnolo, in Portogallo ci sono diverse varietà di portoghese, in Catalunya ci sono diverse varietà di catalano e così via. Così pure da noi, la lingua veneta è una e varia.

Secondo: se Spagnoli e Portoghesi avessero seguito la frase di Ulderico Bernardi, oggi non avremmo né lo spagnolo né il portoghese.

Terzo: è errato confondere lingua scolastica e burocrazia. Lo spagnolo, il portoghese, il catalano e l'italiano insegnati a scuola sono diventati un valido strumento per opere letterarie, teatrali, scientifiche: è corretto dare una lingua veneta anche all'arte e all'ingegno veneti.

Quarto: cerchiamo di imparare da chi ci ha preceduti con successo. Lo spagnolo, il portoghese e il catalano ci insegnano che la lingua scritta nasce dal contributo di tutte le varianti. Basti qualche esempio. In portoghese scrivono tutti tempo e la pronuncia è flessibile: alcuni dicono temp[u] altri dicono temp. E noi Veneti non riusciamo a mettere d'accordo il vicentino saco con il bellunese sac? In spagnolo scrivono condición e la pronuncia è flessibile: alcuni dicono condi[s]ión e altri dicono condi[th]ión. Una soluzione simile l'avevano trovata quei Veneti che nel medioevo scrivevano condiçion (con ç) laddove la pronuncia veneta varia fra condision/-thion/-zion. Allora impariamo da quei popoli che hanno già vinto la sfida e completiamo il lavoro dei nostri padri: conciliamo le varietà del #veneto per mezzo di #flessibilità e #coordinamento. Lo scritto trae ricchezza dalle varietà. Le varietà traggono sostegno dallo scritto. Come hanno fatto gli altri.

Dott. Ric. Michele Brunelli - Bassano del Grappa 9/7/2018

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