L'IDEOLOGIA ANCHE NEI "NIZIOLETI?", DI MASSIMO TOMASUTTI

Lo storico Tomasutti dice la sua sul cambiamento della toponomastica veneziana, riguardant eil ponte di san Giovanni Crisostomo, ora dei "zogatoli".

Di Massimo Tomasutti



Gentile IL GAZZETTINO
Gentile Direttore,
Gentile Redazione,

E’ mia modesta impressione che ora che il (già) Ponte veneziano di San Giovanni Grisostomo a Cannaregio è diventato (finalmente?) “dei zogatoli”, Venezia abbia varcato la sua ennesima soglia, sociale ed antropologica, rischiosa. Ma quale precisamente? Quella che distingue la sfera dell’azione politica che, per compiacere le istanze dei vari gruppi di pressione, “inventa tradizioni” dalla sfera della vera storia cittadina con la sua secolare onomastica. 

Il problema non è il cambiamento del nome o il ‘doppio’ nizioleto apposto al Ponte stesso. Non si può, credo, fare a meno di qualcosa che tenga assieme la ormai residuale comunità lagunare; che rimodelli perciò la storia stessa di alcuni suoi luoghi. 
La coesione comunitaria è fatta anche di racconti ritoccati o leggendari come – per l’appunto – quello che fa del vecchio negozio dei zogatoli di Cannaregio un simbolo antico e mitico dell’identità veneziana, mentre, in realtà, Venezia ha conosciuto quel negozio, diciamo così, in un periodo della sua secolare storia molto tardo. 
Questo, forse, è inevitabile. Il rischio è dato però quando si sposta pericolosamente la linea della divisione dal campo sociale delle legittime necessità identitarie di una comunità a quello della banalizzazione per mano politica dell’onomastica cittadina. 
Così facendo si mette la politica (sempre compiacente) a diretto contatto con la storia stessa di Venezia che per definizione è già stata “fatta” e, dunque, “non modificabile” né banalizzabile. E qua sì che si rompe un limite, finora gelosamente e secolarmente custodito dalla migliore tradizione storica e culturale veneziana. 
E’ eccessivo, forse, riconoscere queste intenzioni nelle ultime dichiarazioni dell’Assessore alla Toponomastica? Francamente non mi pare. Quando l’Assessore sostiene che “la storia (di Venezia) è fatta di tanti momenti che hanno inizio e una fine” e che poiché il tempo passa è “doveroso (per la politica) che la toponomastica ne ricordi le trasformazioni” compie un primo passo in questa direzione.


Modificare i nomi secolari dei luoghi, ‘inventare tradizioni’ a seconda del tempo che passa e del consenso da raccogliere, concepire la toponomastica stessa come ‘ricordo delle trasformazioni’ cittadine. Dove altro potrà finire questo impianto antropologico e concettuale se non in una futura e futuribile politica onomastica e identitaria veneziana prona ad ‘aprire’ a pratiche simboliche che impongono ricomposizioni artificiali e banali di identità cittadine immaginarie? 
Ecco, solo semplici constatazioni di un veneziano forse irriverente che annusando il clima di tripudio comunitario per il nuovo Ponte dei zogatoi cerca di usare il proprio cervello per offrire i lineamenti non di un’altra Verità alternativa ma di una realtà più mossa, più screziale, meno trionfale e trionfalistica. 

Massimo Tomasutti        

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