LA DEDIZIONE DI MONSELICE ...A VENEZIA TIRANNA

GLI STATUTI DI MONSELICE
Così lascia intendere l'articolo che vi allego intitolato "il privilegio veneziano di Monselice" ad opera di tali Renato Ponzin e Flaviano Rossetto. In pratica, mi pareva di leggere in fotocopia le tesi dei più accaniti autonomisti friulani, ostili a Venezia, vista come tiranna. 
Si stigmatizza come esempio di sopruso il fatto  che i "privilegi" riconosciuti nella dedizione avessero il limite invalicabile di non poter andare contro gli interessi dello stato veneto. Ma se invece di scrivere come ho fatto correttamente io, mi scrivi che " nei patti con Cittadella e Bassano si dirà che i loro statuti dovevano essere osservati nella misura in cui non fossero in contrasto con gli interessi veneziani..." e stigmatizzi il fatto come prova di tirannide, mi sa che hai le idee confuse. 
Venezia assumeva il ruolo di capitale di uno stato nuovo, di tipo federale, basato sulle autonomie locali, che avevano il necessario limite, pena la dissoluzione del medesimo, come del resto era già in Svizzera e continua ad essere (beati loro) che le leggi locali non dovevano contrastare con le leggi e gli interessi generali . Facile da capire, o no?


Ma non basta, da Venezia tiranna, addirittura a Venezia affamatrice del contado "espropriato" dai nuovi latifondisti veneziani che avrebbero soppiantato la piccola proprietà che, secondo loro, prima era la regola. Ma dove, ma quando? I nobili veneziani ebbero il grandissimo merito di bonificare la maggior parte delle zone paludose e acquitrinose, continuando il lavoro dei monaci benedettini del Medio Evo, sostituendosi con metodi imprenditoriali illuminati  e con nuove culture (mais in primis) ai feudatari locali, i veri latifondisti che spremevano il contadino ancora servo della gleba. E non mi invento niente: la civiltà delle ville venete, unica nel mondo, non è nata per caso. al posto del castello con valvassori e valvassini, ville aperte, terreni coltivati in maniera mirabile, dove anche il bracciante era nelle condizioni di vivere dignitosamente. E infatti ai "cattivi veneziani" non serviva certo arroccarsi nei castelli come i feudatari del Friuli, magari per difendersi dai forconi dei contadini affamati. 

LA FAME NERA E LA PELLAGRA

Iniziarono con l'Italia, ce lo dicono le statistiche e gli studi approfonditi: prima la pellagra ere endemica, ma con la trasformazione delle masse rurali in proletari (anche con l'esproprio di terreni e pascoli di uso comune) ecco cosa successe: 

Morire di fame e di pellagra...
... era la principale opzione concessa ai contadini nel periodo successivo all’unità d’Italia; ne esisteva
un’altra importante: scappare. Fra il 1876 e il 1901 emigrarono infatti oltreoceano 1.904.719 abitanti del Veneto, tanto da risultare la regione dell’Italia settentrionale che diede il più grosso contributo al
fenomeno migratorio.
Tutto quanto pubblicato dalla rivista “Dialogo sui farmaci” combacia con gli altri studi seri condotti
ai massimi livelli sullo sviluppo dell’economia e dell’agricoltura nei lunghi secoli in cui fummo retti
dal governo di San Marco e del collasso generale seguito all’annessione della nostra terra al dominio
straniero.

Chi volesse dare una ripassata o leggere per la prima volta l'articolo di Rubini sull'argomento clicchi qua la-pellagra-grazie-italia-ecco-le-prove.

Detto questo vi metto la pagina web dove ho trovato l'articolo oggetto del mio intervento  a seguito della segnalazione dell'amico Orlando Dall'Anese che ringrazio.http://www.ossicella.it/monselice/il-privilegio-veneziano-di-monselice/?fbclid=IwAR1Qlm1pBtkusTDCqYzqJ1vmwg0Oxlkf0QjZQZztRwHu8Q4wXjbqr50ceE0

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