UNO STRAORDINARIO LAVORO SUI CASONI DA CONSERVARE

INVIATOMI DALL'AMICO GIANNI CECCHINATO
Mentre negli uffici della Regione Veneto prendeva forma il Piano d’Area delle Lagune e dell’Area Litorale del Veneto Orientale (PALALVO), l’Assessorato alle Politiche Ambientali della Provincia di Venezia avviava un accurato censimento per conoscere il numero e le condizioni dei casoni di laguna e di campagna ancora esistenti nel proprio territorio.
Fin dalla raccolta e sistemazione dei primi dati, risultò evidente che l’iniziativa era stata quanto mai opportuna, non solo perché documentava l’esistenza e il recupero dei casoni di campagna disseminati nell’entroterra, largamente ignorati nella letteratura del nostro paesaggio agrario, ma soprattutto perché si poteva finalmente conoscere quantità e qualità del patrimonio dei casoni di valle concentrati intorno a Caorle e Bibione e lungo il reticolo idraulico che si connette alle loro lagune.
I materiali finali del censimento hanno fatto emergere un mondo straordinario, intuìto e descritto anche da celebri frequentatori, ma finora mai indagato attraverso un rilievo sistematico finalizzato a comprenderne la complessità: mentre per i casoni di campagna siamo in presenza di un patrimonio molto limitato, che tuttavia conferma l’importanza di questi manufatti nell’economia del Veneto rurale sino all’inizio del secolo scorso, i casoni da pesca ancora esistenti fra Piave e Tagliamento sono più di un centinaio (in parte ancora usati per la pesca di valle e di fiume) e mantengono, in molti casi, i caratteri originali che ne fanno un caso unico nel panorama antropologico italiano. Non è esagerato considerarli un patrimonio di natura e di cultura introvabile in altre parti del Paese e in Europa, neanche laddove esistono condizioni geografiche simili alle lagune del Veneto Orientale.

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