GIOTTO, GLI SCROVEGNI, E I RIBALTAMENTO DEI LUOGHI COMUNI.



L'aria natalizia mi ha portato a questa ricerca mattutina, diventata  a un certo punto frenetica e divertente, dato che mi ribaltava ogni certezza sul perché della nascita di uno dei capolavori mondiali della pittura occidentale e su come Giotto fosse arrivato alla nuova espressività nei volti e nelle posture dei protagonisti del ciclo degli affreschi... Ma andiamo per ordine. 

La cappella nasce agli inizi del Trecento, su commissione di Enrico Scrovegni, cittadino di Padova e... di Venezia, uomo ricchissimo, che commissionò il lavoro a Giotto, il quale però NON COMPARE mai nei documenti d'epoca. Perché? Perché il concetto di "artista" nasce solo più tardi, nel Rinascimento, prima erano considerati solo bravi artigiani, più o meno intercambiabili. 


L'idea comune è che Enrico, offrendo la sua cappella alla Madonna, volesse mondare i peccati del padre usuraio banchiere. L'usura era considerata peccato, poiché si faceva pagare il tempo (il periodo in cui il denaro veniva prestato, e il tempo immateriale era solo di Dio). Errore... la cappella come scrisse nel suo testamento Enrico, era nata per onorare la città natale e anche Venezia di cui era cittadino. 


«Enrico Scrovegni era un uomo di una strepitosa ricchezza, cittadino di Padova e Venezia, cosa eccezionale per il suo tempo e, come dice lui stesso, fece costruire questa cappella per l' onore delle due città. Di conseguenza si appropriò della grande processione civica che si teneva nel giorno dell' Annunciazione facendola arrivare direttamente nella sua cappella e quindi proponendosi come figura politica» (Repubblica - archivio).



Bene, demolito il mito degli Scrovegni penitenti... diamo una bottarella al mito di Giotto... usuraio pure lui: uomo ricchissimo prestava soldi chiedendo interessi. 😛 come gli Scrovegni committenti. Ma nulla toglie alla sua grandezza.. l'innovazione enorme della sua pittura sta nell'espressività dei volti e nelle posture "reali" e veritiere dei protagonisti. 
Ma da dove venne l'idea? Dal tipo di rappresentazioni sacre che si tenevano durante la Quaresima, che a quanto pare Giotto si limitò a copiare: era anche comodo, a Padova si tenevano nell'antica Arena romano veneta. 


Lo afferma un altro studioso attento, scorgendo nelle singole rappresentazioni degli affreschi, il palcoscenico di legno, e lo sfondo, azzurro o verde, che era di regola allora. Gli "attori" ante litteram" erano dei mimi, gente comune che atteggiava il volto e il corpo nella maniera più espressiva possibile, per farsi "leggere" dai fedeli "spettatori" che sfilavano davanti a loro in sei turni giornalieri.

"Lo studioso Emile Male scrisse che il teatro condizionò l'iconografia della pittura medievale, e non viceversa. Il mio studio documenta che gli affreschi nella Cappella degli Scrovegni non sono creazioni originali ma copie fedelissime delle sacre rappresentazioni sceneggiate su un palcoscenico di legno all'aperto nell'Arena Romana dove fu costruita la Cappella degli Scrovegni. Due componenti permanenti e tre attrezzature variabili sono visibili in tutti gli affreschi". Afferma Ubaldo DiBenedetto della Harvard University

Eco quindi dove Giotto trovò lo spunto per rivoluzionare l'arte dell'epoca e per dare avvio alla pittura moderna. Straordinario, no?

Eccovi i riferimenti dove potete approfondire
il ciclo degli affreschi
archivio/repubblica/ai-tempi-di-giotto-usuraio.html



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