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L'IGNORANZA DIFESA DA LAMARMORA FECE PERDERE LE BATTAGLIE AGLI ITALIANI

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Il Piemonte conquistò l'Italia, ma non fu per meriti acquisiti nel campo di battaglia dove fu sempre un disastro dal lato tattico, per l'impreparazione degli ufficiali. Cosa che fanno notare non solo storici italiani, ma anche studiosi stranieri. E partiti con quell'impronta, l'Italia anche nell'ultimo conflitto, non si distinse certo per capacità militari. Oggi l'esercito e la marina, del resto, paiono impegnate a favorire l'invasione, e non certo a difendere i confini.  Ecco qualche riflessione di Lorenzo Del Boca sul tema.  I soldati e La Marmora  continuarono a frequentare caserme e accademie militari, luoghi per ignoranti senza rimedio. Di leggere e studiare manco a parlarne. Alfonso La Marmora lo stese nero su bianco. "Guai se alla scienza si sacrificasse lo spirito militare o se agli ufficiali di provata risoluzione o fermezza s ene preferissero altri solo perché istruiti." Alfonso La Marmora... Lui personalmente, e per esperie...

SIAMO AL DISASTRO PER L'ILLUSIONE DI INTEGRARE L'ISLAM

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INTERVISTA a Giovanni Sartori: Siamo al disastro perché ci siamo illusi di integrare l'islam" "... In Francia, intellettuali di sinistra ora cominciano a parlare come la destra. Dicono che il multiculturalismo è fallito, che i flussi migratori dai Paesi musulmani sono insostenibili, che l'Islam non può integrarsi con l'Europa democratica... « Sono cose che dico da decenni ». Anche lei parla come la destra? « Non mi importa nulla di destra e sinistra, a me importa il buonsenso. Io parlo per esperienza delle cose, perché studio questi argomenti da tanti anni, perché provo a capire i meccanismi politici, etici e economici che regolano i rapporti tra Islam e Europa, per proporre soluzioni al disastro in cui ci siamo cacciati ». Quale disastro? «I lludersi che si possa integrare pacificamente un'ampia comunità musulmana, fedele a un monoteismo teocratico che non accetta di distinguere il potere politico da quello religioso, con la società occidentale democratica....

NEL 1866 IL VENETO ERA TERRA RICCA: LO DISSERO GLI ITALIANI CON LA FORCHETTA IN MANO

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Di Lorenzo Del Boca Il Veneto era terra ricca. Ruggero Bonghi, scrivendo al senatore Giuseppe Saracco, comunicò gli estremi del bilancio regionale ( al momento dell'annessione ).  "Iddio che ama, come sa gli spensierati, ci dava la Venezia il cui bilancio, presentando un'entrata di circa 79 milioni e un'uscita di 54, ci dà un avanzo di circa 25 milioni." Per farne cosa? "Scemavano d'altrettanto il peso della spesa comune a tutta l'Italia." Come era successo con il denaro dei Borbone. Ma i soldi, in Italia, non bastavano mai. E' forse cambiato qualcosa ai nostri giorni? I Veneti, che pagavano 11 lire di tasse al Governo di Vienna che era efficiente per definizione - si trovarono in un anno gravati di quasi il triplo: 32 lire. Trovarono il modo di mettere una gabella anche "sulla importazione di api usate". E pazienza se,con quei soldi erano state promesse strade, fognature, fontane, scuole. In realtà arrivavano soltanto gli ...

I VENETI E IL RIMPIANTO DELL'INDIPENDENZA, NEGLI ANNI '20

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..SOFFOCATI DALLA BUROCRAZIA ITALIOTA I PROBLEMI ETERNI DELL’ITALIA UNITA. LA BUROCRAZIA ASFITTICA ED ELEFANTIACA GIA’NEL 1922. Venezia povera di Pietro Fragiacomo Il rimpianto della Serenissima e della “arcigna Austria” da parte del socialisti repubblicani veneti. Ecco quanto scrivevano i Repubblicano-sociali (di derivazione mazziniana) di Treviso, nel loro giornale La Riscossa (11 sett. 1920, nr. 35). Essi, riporta Bruno Pederoda, “guardavano con orrore all’inverosimile ispessimento della burocrazia romana, ma non arrivavano a sospettare, nella burocrazia, il naturale e coerente sviluppo del tessuto adiposo dello Stato italiano, proprio in quanto tale”. < Occorre tener presente che gli impiegati dello stato, che nel 1874 erano 47.000, nel 1915 raggiungevano la bella cifra di 294.000 ed ora, tra impiegati di ruolo, operai e avventizi, rasentano il mezzo milione, importando una spesa che si aggira sui due miliardi >. Essi scrivono ancora: < Noi ci sentiamo di detest...

"FIRENZE CAPITALE"-AFFARI SPORCHI, LADRI DI STATO E TRUFFE

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Di Lorenzo Del Boca Il trasloco della capitale da Torino a Firenze poteva diventare un buon affare. Bastava approfittarne.. ...Le opere di ristrutturazione furono imponenti, non esageratamente lunghe ma enormemente costose. Del resto, ci si poteva permettere di lesinare sul Parlamento del nuovo Regno? L'architetto Falconieri, autore dell'opera di ristrutturazione firmò anche un opuscolo perché intendeva spiegare la filosofia architettonica che l'aveva ispirato: "con questo pensiero in capo, accintosi al lavoro, fece un altro supposto, e suppose che se Manabrea (presidente del Consiglio italiano) poteva rubare Roma al papa, egli, Falconieri, avrebbe potuto rubare qualche cosa al Regno d'Italia." Un "anonimo" si incaricò di raccontare come la truffa andò dipanandosi: comunicò questo suo "supposto" a tre amici e collaboratori principali. "I tre trovarono la cosa molto logica, molto utile, molto patriottica." Rubarono sulle...

GUARDARE I TULIPANI E' PARLARE FORESTO. VENETI E LONGOBARDI

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Di Giancarlo Cunial Il Veneto è una lingua o un insieme di lingue o un miscuglio linguistico.... Una buona parte delle sue parole deriva dal Latino. Una fettina deriva da un arcaico linguaggio preromano. Importante è la presenza del Francese, del Provenzale e del Franco, ma anche delle lingue germaniche. E poi c'è tutta la parte del linguaggio di origine levantina (Greco, Arabi, Persiano), cioè orientale, grazie agli intensi rapporti commerciali e diplomatici della Serenissima Repubblica con Bisanzio e con le terre degli Ottomani. Come si vede, la lingua veneta si è mischiata (arricchita, secondo me; imbastardita, secondo altri) di lingue, culture, modi di dire, fraseologie di tanti popoli, perché è così che si evolve la parlata delle comunità umane: le isole linguistiche sono sempre state destinate ad aprirsi, a diventare penisole e poi regionli linguistiche. Per esempio, i Langobardi,una popolazione germanica che girò per buona parte dell'Europa centrale (dal fiume Elba...

L'IDENTITA' DI UN POPOLO prefazione a "La Dea Veneta"

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Identità                                                          propostoci da Dino Raro di Giandomenico Picco ex sottosegretario dell'ONU dalla sua prefazione al libro di Piero Favero „La dea Veneta” ed. 2012 … negli anni le vicende della vita mi hanno portato faccia a faccia con molte genti; ho dovuto diventare non un professore ma almeno un attento studente delle identità, e non solo per capire i miei interlocutori dall'Hindukush alla Bekaa, dalla Siberia alla California. Conoscere la propria identità non è facile, conoscere quella degli altri ancora meno; eppure è tale dimensione che ci rende quello che siamo e quindi determina in larghissima misura ciò che facciamo. I sogni di un individuo come le aspirazioni e le scelte di un popolo sono formati da quello che pensiamo di essere. Il cammino della razza umana è costellato...

25 APRILE, REPRESSIONE IDIOTA ITALIOTA: LETERA DE FOGLIATA AL GAZETIN

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  direttore@gazzettino.it La Gran Bretagna, in un baleno, ha già sciolto il Parlamento e si appresta a dare di nuovo la parola al popolo. In rapida successione, i sudditi di Sua Maestà si sono pronunciati nientemeno che sull'indipendenza della Scozia (gli scozzesi), nientemeno che sulla Brexit ed ora sono rapidamente chiamati alle politiche. Nell'Italietta, due Presidenti della Repubblica fanno melina da anni per non portare il popolo alle urne e noi veneti siamo sottoposti al tiro a piccione della Corte Costituzionale su ogni legge della nostra Regione, sulla quale il Governo opera una sorveglianza poliziesca. Consentire ai cittadini veneti, poi, di pronunciarsi anche solo consultivamente sull'ipotesi dell'indipendenza è giudicato eversivo, con i gendarmi della Costituzione "più bella del mondo" che ci ricordano che l'art. 5 non lo consente (ma non era la Carta dei diritti e delle libertà?). Insomma: una bella democrazia! Buona interprete di ques...

IL PRESIDENTE DELLA MUNICIPALITA... PROPRIO COME NEL 1797, mia lettera al Gazzettino

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Festa del patrono o dei venetisti? Scontro sul 25 Aprile in Piazza, Dal Gazzettino di oggi Continuano a chiamarci "Venetisti" e noi li chiameremo "italianisti" dato che il termine "indipendentisti"è un tabù per gli ascari presenti nel giornale. La ricorrenza del 25 Aprile si avvicina e, con essa, le polemiche sull'uso più o meno strumentale di questa data che dalla fine della guerra a Venezia si divide fra la Liberazione e la festa del Patrono.Nel 2016, dopo un paio di anni di manifestazioni spontanee con le bandiere in piazza, il Comune aveva organizzato nel pomeriggio la festa di San Marco e questo aveva sollevato diverse polemiche per via della presenza anche di venetisti provenienti un po' da tutto il Veneto. A dare fuoco alle polveri è stavolta il presidente della Municipalità, Giovanni Andrea Martini ( non poteva che esser giacobino ndR  :D ) che in una lettera aperta al Sindaco Brugnaro gli chiede di risparmiare alla città lo stesso s...

IL 25 APRILE E L'IDENTITA' VENETA ALLARGA', ALLARGATA

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Il 25 aprile è il giorno dell'orgoglio veneto, felici "de contarse e de esserghe" a l'ombra del Paron, (come se ciama par i venessiani, el campanil de San Marco)". Ma allora, caro amigo, qualchedun me dirà... parché no te scrivi ne la nostra bea lengua ? Adesso provo a spiegarve parché... Perchè noi Veneti siamo eredi di una civiltà che non si basava su etnia o lingua, ma su Cultura, Fede, e Patria che era inclusiva di tante piccole Patrie che comprendevano popoli diversi come lingua, ma che avevano in comune dei principi universali: parlavano al mondo di tolleranza, convivenza, universalità dei valori cristiani rappresentati dall'Evangelista che aveva diffuso la conoscenza del vangelo nel Triveneto. Questi valori, che comprendevano anche la fermezza nella difesa degli stessi, fino ad impugnare la spada, furono raccolti da Venezia e poi "esportati" anche in Dalmazia e in tutti i domini dove si "piantò il Leone".  Veneti quindi...

E TU, HAI CORAGGIO? IL GRANDE SOGNO DELL'INDIPENDENZA

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Me lo chiedeva giorni fa un’amica, soprattutto a proposito della nostra aspirazione all’indipendenza, e io, in questa mattinata insonne, provo a rispondere, a Lei, e a me stesso: Vedi, cara Principessa, il coraggio, di un Uomo, ma anche della Nazione, dipende dalla grandezza del Sogno che si persegue. Una vita senza un Sogno da realizzare, non è vita che vale il termine con cui la si definisce. Io da giovane ho sempre aspirato alla mia Libertà, e ora, ormai avanti negli anni, se mi guardo indietro, credo di essere stato un uomo libero: se non altro dalle convenzioni imposte e dalle false ipocrisie. Ma ne ho pagato un prezzo, e ne sono felice, sono ancora un Uomo Libero. La mia Nazione, quella Veneta, è stata libera e fiera di esser quello che era per tanti secoli, o millenni, ma il suo sogno è stato interrotto, i suoi componenti han smesso di credere a quel grande Sogno di Libertà, che a un certo punto della storia richiedeva enormi sacrifici, domandava addirittura di addoss...

LA FONDAZIONE DI VENEZIA NELLA CRONACA ALTINATE

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del prof. Paolo Borsetto Regnando Arcadio, et Honorio Imperatori avendo già diviso l’Imperio di Theodosio suo Padre, il che fù l’anno di N.S. 406. Stilicone vandalo già lasciato Capitanio, e Governator del Occidente da Theodosio Imperatore vinto da cupidigia di regnare fu cagione che Radagasso Re de Goti entrassero con gli Ipogotti in Italia (quali erano Goti vagabondi) e con Gopidi, con esercito tale, che tra vandali et Unni erano al numero di duecentomila: e dunque passavano il tutto a ferro e fuoco mettevano.  Entrati dunque nelle contrade di Venezia, vicino Padova, et misero gli habitatori in spavento: sì che alle lagune del Mare Adriatico se ne fuggirono, senza fermarvi habitationi, fintanto che la furia di quei Barbari cessaro, sperando poi tosto di rimpatriare. Morto Radagasso da Stilicone, li nuovi habitatori di Padova ristorarono al meglio che si potè le rovine loro. Succedendo poi Alarico Re de Visigoti per causa Stilicone, (che l’Imperio voleva usurparsi) di nuovo...

L'ITALIA E LA SPOLIAZIONE DI UNA NAZIONE ANTICHISSIMA, il controllo della Storia

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Da noi sappiamo che è incominciata nel 1866, e, accorpati nel "migliore dei mondi possibili" neanche la pellagra (vera piaga sociale dopo l'occupazione italiana) e l'emigrazione di massa, grazie agli ascari posizionati nei punti strategici nel Triveneto,  han prodotto rivolte contro lo stato centrale, anzi,  sono quasi riusciti a farci accettare la miseria  come  uno stato naturale del contadino e proletario veneto.  Che poi ci dipingevano, e ancora  ci dipingono, in parte, col nostro accento quasi slavo (diceva un mio commilitone romanaccio che parlavo come un russo :)  ) per dei contadini ignoranti, il cui posto naturale era quello di fare i domestici il qualche casa di "siori" della capitale italiota.  Fino all'epoca dei nostri genitori, parlo degli anni '50, tutto questo, dalla massa dei veneti, era ormai accettato come normale.  Ci si vergognava "de parlar el dia£eto" la maestrina segnava con ferocia i nostri errori e le nostr...

LA TEOLOGIA NAZIONALE ITALIANA E VENETI SCOMPARSI PER MAGIA

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Di Raffaele Serafini STORIOGRAFIA ITALIANA: "VENEZIA E VENEZIANI" INVECE DI "LA SERENISSIMA REPUBBLICA E I VENETI" Il linguaggio umano, quello verbale, serve a nascondere emozioni, a darsi ragione, serve a mentire, serve a trasformare la realtà, ed è lo strumento prelibato dei pennivendoli e professori che insegnano nelle università e scuole inferiori dello stato italiano, premiati con uno stipendio per il modo in cui edulcorano la storia. Sfogliate un qualsiasi libro di storia vi accorgerete di come la parola SERENISSIMA REPUBBLICA venga sostituita dalla parola VENEZIA, e come la parola VENETI viene sostituita dalla parola VENEZIANI. Insomma, per lo storiografo di lingua italiana la battaglia di Lepanto è stata fatta dagli abitanti di Venezia e dalla flotta della città lagunare! Lo storico non lo sa ma il termine "Veneziano" indicava la parola di oggi Veneto, ma lo storico la adopera non con questa accezione ma convinto nella sua ignoranza nazionali...

LE ANTICHE FORME DI DEMOCRAZIA DEI VENETI LAGUNARI E NON

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LE ANTICHE FORME DI DEMOCRAZIA DIRETTA DEI VENETI. ogni città della Venezia di terra aveva il suo parlamentino dove era rappresentato il popolo, nelle sue varie categorie, nobili, mercanti, arti e mestieri. Quel consesso governava il comune e più importante era la città, più grandioso era il palazzo "della Ragione". Quello di Padova è il più celebre, indubbiamente... abituati all'autogoverno, iveneti mal sopportarono le signorie che usurparono gran parte dei poteri del "Consìo" (Consiglio, concione). E' falso pensare quindi che solo Venezia conoscesse la democrazia diretta, anzi, Venezia stessa fu preda di lotte terribili tra fazioni, fino alla serrata del Maggior Consiglio. Lei ne uscì, e impose, espandendosi in terraferma, il ripristino e a volte, l'ampliamento dei Consigli locali a categorie non rappresentate, come accadde ad esempio, a Feltre (dove i consiglieri passarono da sette, col vescovo feudatario, a quaranta) o a Udine dove anche i contadi...

DA VENEZIA PARLIAMO AL MONDO E IL MONDO CI COMPRENDE

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Altro stupendo pezzo di Dino Raro. monumento a Tartini,  a Piran Anche il pianoforte nacque in Veneto, come molti sapranno già e, a tal proposito, conosciamo anche il primo giudizio di Bach su questa invenzione del „forte piano”. Il grande musicista tedesco non era del tutto convinto del nuovo strumento inventato nel 1702 dal padovano Bartolomeo Cristofori, tuttavia poi si ricredette ampiamente sul giudizio. L'invenzione venne poi certificata dal barone Maffei di Verona su una gazzetta dell'epoca. Va ancora sottolineato come la stampa tipografica abbia rappresentato un fattore determinante nell'evoluzione della musica. Venezia infatti nel '500 era all'avanguardia nell'uso della tecnologia di Gutemberg. Praticamente tutto quello che circolava in Europa lo si stampava a Venezia. Dalla cartografia di Mercatore, alla letteratura, agli spartiti di musica (ricordiamo il primo libretto tascabile di Aldo Manuzio e Pietro Bembo), in pratica la divulgazione...