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UNA TEMIBILE "GALEAZZA" DEL SECOLO XVII

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Sto sempre pescando dal libro di Cesare Augusto Levi, dedicato alle navi della Serenissima e oggi vi propongo questo temibile vascello, irto di bocche da fuoco, che in battaglia avrebbe messo terrore a chiunque avesse osato sfidare l'armata marittima veneta. Così lo descrive l'autore: Bassorilievo sulla chiesa di Santa Maria del Giglio, in Venezia. Questa nave, probabilmente ciò che si chiamava  galeazza da Guerra , porta i cannoni sul ponte e ha due pezzi pure sull'anche (fianchi) di poppa e prora; manca del timone che deve esser certamente stato omesso dallo scultore; ha tre alberi a coffe con vele quadre un artimone e bombresso con controcivada ( ostrogoto per chi scrive ora! ) . E' curiosa la disposizione delle sartie e controsartie (immagino si riferisca al cordame di fissaggio di vele e alberi) ad arbitrio dello scultore.

LA GENERAZIONE ERASMUS, I POLLI DEL NEOCAPITALISMO SENZA FRONTIERE ED IDENTITA'

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Ho ricevuto da un'amico, mi è piaciuto molto quanto scrive e lo condivido con voi Vi prego di leggere senza prenderla per offesa personale o giudizio nei riguardi della persona di ogni giovane.  È un'osservazione molto seria, ed anzi va a favore di ogni singolo giovane. "(...) Un indicatore di questa ricerca di consenso è il tentativo di esaltazione mediatica della cosiddetta Generazione Erasmus: una folla di spaesati e sradicati 'studenti internazionali', dal tasso di ignoranza individuale spesso spaventoso, che mai come oggi sono stati oggetto di santificazione da parte dei mezzi di informazione.  L'operazione è basata sulla celebrazione degli studenti Erasmus come una sorta di 'avanguardia' di un programma politico transnationale, fondato sul dominio della speculazione finanziaria senza frontiere e sulla filosofia del progresso capitalistico illimitato della Storia.  A ben guardare, Generazione Erasmus è quindi un progetto di ingeg...

LE CORAZZATE DI LEPANTO, LE GALEAZZE. ECCO IL LORO VERO ASPETTO.

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Nella battaglia di Lepanto (o delle Curzolari, come allora si tramandò) il fattore vincente, fin dall'inizio, fu l'intervento devastante di cinque galeazze, irte di cannoni, trainate a forza di remi sulla punta dello schieramento cristiano-cattolico (precisiamo, dei protestanti manco l'ombra).  Francesco Duodo, l'ammiraglio Comandante delle Galeazze In realtà erano sei ma solo cinque furono schierate in tempo. Fin da subito, all'attacco del Turco, esse, agli ordini di Francesco Duodo, quella Domenica immortale del 7 Ottobre 1571, vomitarono decine e decine di colpi sulle galee avversarie, seminando morte e scompiglio.  una copia di tale opera è conservata nella villa dei Duodo a Monselice Il dibattito su quale fosse il loro aspetto vero, è una cosa recente e certe illustrazioni che imperversano nel web, ricordo bene come facessero infuriare il rimpianto "nono" Gigio Zanon, vero esperto della marineria veneziana, a cui aveva dedicato un...

TASSE, TASSE, COME SI PAGAVANO "CO SAN MARCO GOVERNAVA"

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Erano imposte straordinarie ed ordinarie: La Repubblica pretendeva dai patrizi non solo il sangue, ma anche gli averi, se serviva alla salvezza dello stato. La tassazione era proporzionale alla ricchezza posseduta, e chi non pagava non poteva esercitare il diritto di voto al Maggior Consiglio, dove la loro situazione debitoria veniva proclamata solennemente. Le entrate ordinarie erano divise tra imposte indirette ( Datia ) e dirette ( Decimae ). Le Decime, dette poi Gravezze sono concepite come tributi di guerra e possono essere assolte anche con giornate di lavoro da cui suono esentati quelli che sono arruolati per la difesa nelle Cernide o Craine. La prima forma accertata risale al X secolo e si paga una sola volta nella vita, ma solo nel caso che il apdre non l'avesse già pagata: grava su beni stabili, ma anche sul reddito e può essere pagata in natura ( decima verde). Dal XII secolo verrà chiamata Adventaticum. Il Campaticum è invece solo una imposta fondiaria risc...

UNA PASTA PADOVANA

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Un tipo di pasta che oggi è conosciuta nazionalmente ed internazionalmente sono i bigoli (bigoi come li chiamamo noi). Questa pasta rustica si conosce fin dal XIV secolo, quando la Serenissima era in guerra contro i Turchi e, quest’ultimi, avevano fatto affondare le navi che trasportavano, un ingrediente fondamentale della alimentazione, il grano duro. I granai della Dominante erano quasi vuoti così un pastaio decise provare a mescolare il grano tenero con il poco grano duro che restava. Il risultato fu un grosso spaghetto: bigolo non si sa da dove proviene la parola, sembrerebbe che da vermicello dovuto al suo aspetto; ebbe tanto successo che incontriamo questa parola anche nelle ballate e filastrocche dell’epoca. Si dovrà aspettare fino al secolo XVII quando questa pasta entra ufficialmente come cucina tradizionale veneta. Fu grazie ad un pastaio padovano Bartolomio Veronese, soprannominato Abbondanza: questi venne autorizzato dal Consiglio del Comune a ...

DIOMEDE PRESSO I VENETI. LE CAVALLE VENETE COL MARCHIO DEL LUPO.

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Così racconta Strabone dell'usanza presso i Veneti : ..infatti si sacrifica a Diomede un cavallo bianco e vengono indicati sul posto due boschi sacri: uno ad Era Argiva l'altro ad Artemide Etolica. Aggiungono poi, favoleggiando, che dentro quei boschi le fiere sono mansuete, e le cerve si aggregano con i lupi, e si lasciano avvicinare e toccare dagli uomini, le bestie inseguite dai cani, se si rifugiano là, non sono più inseguite.  Si racconta che uno dei notabili del posto, conosciuto come garante per gli altri, e preso in giro per questo, si imbattè in alcuni cacciatori che avevano un lupo nella rete; dicendo quelli per scherzo che se si fosse offerto di pagare i danni che l'animale avrebbe potuto fare, lo avrebbero liberato ed egli acconsentì. Il lupo, una volta liberato, spingendole, portò nel recinto del suo salvatore, una mandria di cavalle non marchiate col fuoco. Questi, ricevuto il dono, fece marchiare le cavalle col segno del lupo ed esse vennero percò...

I VENETI DEI "CAMPI D'URNE", E L'ANTICA ROMA DI ROMOLO

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Tempo fa accennai all’apporto venetico o veneto antico (come ben scrive la Decapuis, è giusto chiamare Veneti anche i nostri antenati) alla fondazione di Roma. Suscitai ironie e dissensi da parte di chi preferisce, ancor oggi, considerarsi discendente dagli antichi coloni “latini” civilizzatori dell’Istria e della Dalmazia, e non vantare una propria storia antica autonoma. Sui gusti non si discute, però ritengo utile produrre oggi la fonte illustre della mia nota di allora: è Giacomo Devoto, grande storico della lingua italiana (e latina). Del resto è noto che nella Sabinia antica vi era una tribù di Venetulani e che i nostri antenati con ogni probabilità ( ne parla sempre il Devoto), arrivarono sino a Milazzo (località Venetico) per insediare una base commerciale, alla pari come egli scrive “di vichinghi ante litteram, sulle loro navi”. Che il nome dei Veneti sia legato all'espansione della cultura dei campi d'urne risulta dalla constatazione del filologo Giacomo Devoto:...

UN TRATTATO VENEZIANO A PARIGI

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Attorno al 1000, tra i tanti prodotti che arrivano a Venezia per mare, c’è anche lo zucchero di canna. Fino a quel momento gli alimenti dolci erano composti con miele e melassa. Oggi si pensa che la canna da zucchero sia stata importata in Europa da i Caraibi (realmente fu al contrario, dall’Europa si esportò ai Caraibi per creare una massiva produzione nella Colonia spagnola in America)   all’epoca della Grande Rivoluzione dei Prezzi:   ma Venezia, che sempre è stata ben 3 passi più avanti a tutti gli altri, già aveva un fiorente commercio di questo prodotto. L’arrivo a Venezia della canna fu nel 1099 grazie ai Crociati che facevano scalo nella città lagunare durante il lungo percorso di ritorno. Provenienti da Tripoli di Siria trassero con loro questa canna di color miele. Un cronista dell’epoca, Albert d’Aix che racconta come c’erano campi pieni di canne e che gl’indigeni le pestavano nei mortai, poi si lasciava indurire come neve o sale....

UN BEL GIRO A PIEDI, META I FOJAROI DI VAL SI SEREN

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Il Cason a Fojarol è opera d'arte esperienza di secoli, frutto della genialità contadina, perfettamente inserito nell'impianto urbanistico-sociale delle popolazioni dei paesi pedemontani, perfettamente funzionale alle esigenze lavorative, perfettamente integrato con l'ambiente naturale, realizzato esclusivamente con materiali reperiti in loco, edificato a mano da poche persone in poco tempo e senza alcuna tecnologia o macchinario. Gli ultimi esemplari, veri, si stanno dissolvendo e non lasceranno alcuna traccia nel terreno, nessun 'rifiuto', anche in questo valenza assoluta di 'ecologia' coerente fino alla fine. Sono opere che non possono sopravvivere senza l'uomo che le vive. E questo è soprattutto un abbandono sociale e culturale, un abbandono della nostra civiltà millenaria, senza la quale siamo per davvero senza radici e senza cultura. Che lezione, che batosta, per noi moderni che ci crediamo cultori e inventori di soluzioni 'bi...

FILASTROCCHE VENETE: NINA NANA, NINA O'

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Nina nana, nina ò Nina nana, nina ò 'sto bambino a chi lo do? Ghe 'o daremo a la Befana che se ' o tègna 'na setìmana, Ghe 'o dareèmo a l'Omo Nero che se ' o tegna un mese intéro, ghe ' o daremo a so papà quando casa el tornarà

IL "COMUNISMO" VERO, CHE MARX NON HA STUDIATO, ANCORA VIVO SULL'ALTIPIANO

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Di Roberto Stoppato Badoer Ancora oggi, sull'altipiano di Asiago, il 90 per cento del territorio è di proprietà collettiva, ossia dei discendenti degli antichi abitanti, e soggetto a regolamento degli usi civici. Gli aventi diritto agli usi civici sono iscritti a una apposita anagrafe che li raggruppa per nuclei familiari, ed il capofamiglia, o chi ne fa le veci, rappresenta di fronte ad un'Amministrazione Comunale, il diritto di uso civico di ogni singolo membro. Solamente il 10 per cento del territorio è di proprietà privata. Tutto il Territorio, un tempo della Reggenza, in seguito all'atto notarile di divisione del 28 dicembre 2015, è passato, proporzionalmente, in diretta proprietà dei singoli Comuni, mantenendo però gli stessi vincoli precedenti. Tutto l'antico territorio di proprietà collettiva rimane, ancor oggi, inalienabile, indivisibile e vincolato in perpetuo alla sua antica destinazione, ed appartiene alla collettività. Lo stato italiano ha riconos...

LO STEMMA DEI "SETTE COMUNI" DELL'ALTIPIANO DI ASIAGO, IL "COMUNISMO" NELLA PROPRIETA'

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Prima di dar parola all'amico storico Roberto Stoppato Badoer, volevo ribadire che anche anticamente, se non all'origine, i "Sette Comuni" come precisa lui, si chiamavano così. Era scritto sull'insegna: Dise saint Siben, Alte Komeun, pruderen Lieben (Questi sono i Sette, Antichi Comuni, Fratelli Cari). Solo all'inizio si parlò (all'epoca di Ezzelino) di Sette Terre Sorelle. Per Comune si intendeva la proprietà comune di boschi e pascoli. Scrive lo Stoppato Badoer:  Lo stemma dei Sette Comuni era ed è, di una simbologia assai chiara: sette teste in rappresentanza di Sette Comuni. Le tre più grandi che simboleggiano i Comuni più vasti e quindi più importanti, Asiago, Lusiana ed Enego; e quattro più piccole che identificano Foza, Gallio, Rotzo e Roana. Lo sfondo è azzurro e le due file di teste sono divise da una banda di color rosso; le tre facce principali sono barbute e bendate in fronte rispettivamente di oro, rosso e argento; le altre qua...

IL RATTO DELLE SPOSE, LA FESTA DELLE MARIE E LE NOZZE DEI PALEO VENETI

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Il 31 gennaio del 943 more veneto (col conteggio dell'anno dal primo marzo, da questo calendario antico era nato l'uso del battimarso )i Venetici (che si distinguono con questo appellativo dai Veneti di terraferma sotto il dominio dei Longobardi prima e dei Franchi poi) celebrano il loro rito di sposalizio collettivo. Questa usanza era antichissima, e ne parla uno storico di epoca romana, descrivendo la consuetudine dei veneti antichi di fare sponsali collettivi, dove le più belle e più desiderate concorrevano con i doni versati dagli aspiranti sposi, a formare la dote delle ragazze meno fortunate. Il tutto poi si concludeva con un matrimonio collettivo che diveniva Festa della comunità intera.  Quel giorno, comunque, ricorreva anche l'anniversario dell'arrivo delle spoglie di San Marco, e si celebravano matrimoni collettivi nella chiesa di San Pietro in Castello, alla presenza del Doge. C'è gran festa, dodici spose, sontuosamente vestite, portano dei cofa...

LA STONEHENGE VENETA

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A cavallo tra il XIX e XX secolo Achille Tellini studia un territorio archeologico nel padovano. Questo naturista e geologo e linguista friulano ha avuto il merito di salvaguardare le lingue minoritarie della sua Regione. Tra le sue attività ci fu anche l’archeologia: lavora negli scavi di Motte di Sotto vicino a San Martino di Lupari. Motte è il nome di un terrapieno quadrangolare che fa parte della zona archeologica: con una superficie di quasi 50.000 metri quadrati. Tellini pensa che faceva parte di un castrum romano, ma studi recenti dimostrano che l’origine di questo posto è molto più remota, infatti risale forse all’ Età del Bronzo . I manufatti di bronzo, di ceramica e pietra oggi si conservano nel Museo Civico di Cittadella e grazie a questi si è potuto ricostruire il modo di vita di questi antichi abitanti, anche se non si è potuto sapere per quale ragione vivessero lì. L’ipotesi più affascinante è quella che si pensa che questo posto serviv...

I VENICONES TRA INGHILTERRA E SCOZIA, EREDI DEI DEI VENETI DI BRETAGNA?

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Saggio di 240 pagine con 200 immagini a colori, 14 Euro.  Doni nell’acqua: spada “ad antenne” da Casier, IX-VIII sec. a.C. (Museo Civico di Treviso). La stessa ritualità compare nel ciclo artuiriano quando la Dama del Lago consegna ad Artù la spada che riemerge dall'acqua: la spada Excalibur. Piero Favero autore del Libro "L'alba dei Veneti"  scrive collegando il mito di re Artù alla presenza dei Venetones nell'Inghilterra pre romana.  Ho trovato questo interessante testo nel web: Quando Giulio Cesare conquistò la Gallia ha anche dovuto sottomettere le tribù marittime dei Veneti. I romani si vantavano di averli,uccisi o ridotti in schiavitù.Questo sembra essere un molto conveniente pezzo di propaganda self-serving, e io per primo non ci credo. Una tribù che si è specializzata in viaggi dell'oceano e nell'uso di imbarcazioni sarebbe difficile, se non impossibile, da imbottigliare. Un buon numero di loro sarebbe stato in grado di scivola...